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A cinque anni vogliono mettere a dieta la mia bambina.

Metterla già a dieta a cinque anni? È giusto portare una bambina di cinque anni dal dietologo? O potrebbe avere ripercussioni sul futuro e sul suo rapporto con il cibo?

a cura di: Dott. Ezio Sartori (pediatra)

È giusto portare una bambina di cinque anni dal dietologo? O potrebbe avere ripercussioni sul futuro e sul suo rapporto con il cibo? Mia figlia ha cinque anni e ama molto mangiare, a tavola soprattutto: il risultato è che pesa 25 kg. La pediatra mi dice che potrebbe avere problemi oltre che fisici (alle gambe per esempio) anche di socializzazione a scuola e di disagio (potrebbero chiamarla cicciona). Ho provato a limitare la sua dieta ma lei è una buona forchetta ed io non ci riesco. Un pediatra specializzato in dietologia che conosco mi ha suggerito di provare una dieta attraverso il gioco. La mia pediatra invece me lo sconsiglia perché dice che una dieta a cinque anni potrebbe portare a problemi di anoressia nel futuro. Che fare? Vorrei avere un consiglio.

Gentile signora, la sua domanda è molto interessante e riguarda un argomento di attualità. I pediatri devono confrontarsi ogni giorno con il problema dell'obesità dei propri assistiti. Non so se sua figlia è obesa (mancano altre informazioni importanti: altezza, distribuzione del grasso ed altri dati evidentemente presi in considerazione dalla sua pediatra), sicuramente è "cicciottella" se lei sente la necessità di approfondire l'argomento. La prescrizione di una dieta (indicazione di una lista di alimenti in quantità determinata, calcolata in modo da limitare le calorie assunte e diminuire quindi il peso corporeo) è spesso frustrante e scoraggiante e le ricadute, dopo un successo iniziale, sono frequenti. Lei conoscerà sicuramente delle amiche perennemente "a dieta" e mai soddisfatte né del loro peso corporeo né di quello che mangiano. Controllare scrupolosamente l'assunzione di alimenti di un bambino che è "una buona forchetta" costringe i genitori ad uno stress continuo, facilita i conflitti familiari e i comportamenti "disonesti".

Si corre il rischio di mettere nostro figlio nella condizione di imparare a dire delle bugie per nascondere l'assunzione di alimenti non consentiti dai genitori ma fortemente desiderati e, a volte, offerti generosamente da parenti e amici di famiglia È evidente che in alcune situazioni può essere necessario percorrere questa strada cercando la collaborazione del bambino anche attraverso strategie distrattive come il gioco. Aspetti però che sia la sua pediatra a darle questa indicazione. Quello che può fare da subito è insegnare a sua figlia uno stile di vita in grado di prevenire l'obesità o un suo peggioramento, ricordando che i bambini apprendono molto meglio dal nostro esempio che dalle nostre parole. Sarà lei a scegliere i consigli che più si adattano alla sua famiglia e al suo ambiente: verifichiamo il nostro peso e il nostro comportamento alimentare: se scopriamo di mangiare di più del necessario cerchiamo di essere i primi a ridurre la quantità di calorie ingerite.

Un bambino che vive in una famiglia dove si consuma troppo cibo non potrà mai ridurre il proprio apporto alimentare; controlliamo che la nostra alimentazione preveda l'assunzione di verdura (cotta e cruda) e di frutta, riduciamo la quantità di condimenti (soprattutto grassi) aggiunta agli alimenti; limitiamo la pronta disponibilità in casa di dolciumi, bevande e merendine. Il frigorifero e la dispensa non dovrebbero rappresentare una fonte di "tentazioni". Può essere utile tenere a portata di mano porzioni già pronte di alimenti vegetali a scarso contenuto di calorie (carote, pomodoro, finocchi) e di frutta; modifichiamo la nostra attività quotidiana: fare le scale a piedi, accompagnare i bambini a scuola a piedi, usare i mezzi pubblici, riservare l'uso della macchina solo per coprire grandi distanze rappresentano delle buone abitudini e l'esempio di uno stile di vita sano per i nostri figli; il tempo impiegato per attività sedentarie (televisione e videogiochi o computer) deve essere limitato e regolamentato. Vi è un rapporto diretto tra tempo trascorso di fronte al televisore ed incremento del peso corporeo; facilitare una qualsiasi attività sportiva gradita al bambino e idonea alla sua età può essere utile. Il bambino obeso accetterà con difficoltà uno sport competitivo (nel confronto con coetanei più leggeri difficilmente riuscirà a vincere), mentre apprezzerà una passeggiata in bicicletta, una corsa o il gioco del pallone con un genitore; camminare insieme ai propri figli permette di consumare calorie, di vedere insieme dei posti belli e di parlare, una buona abitudine che migliora lo stato di salute di tutta la famiglia.

3/10/2003

5/2/2015

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