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Usare il latte di soia in caso di allergia può dare problemi ai bambini?

E' vero che i bambini che assumono latte di soia possono avere problemi di allergia o intolleranza? Usare latte di soia aumenta i rischi all'introduzione di latticini? Cosa ne dice il Pediatra.

a cura di: Dott. Alfredo Boccaccino (allergologo)

Il latte di soia può dare problemi? In seguito ad una intolleranza al lattosio il pediatra ha introdotto nell'alimentazione di mio figlio il latte di soia col quale adesso non solo cresce bene, ma non ha più problemi di rigurgito frequente. Io non ho mai avuto problemi nell'accettare questo alimento alternativo, visto che il mio latte è terminato intorno al quinto mese, ma quello che si sente in giro ti fa un po’ pensare. E' vero che con questo latte in seguito è più probabile avere problemi di allergia? Il consumo di questo latte fa si che il bambino avrà più problemi nell'introduzione di latticini nella sua alimentazione? Datemi qualche delucidazione; di questo vi ringrazio così potrò controbattere seriamente le notizie che arrivano come voce di popolo.

Credo che la diagnosi per il suo bambino sia quella di allergia alle proteine del latte vaccino, poiché il latte di soia non è giustificato in un caso di intolleranza al lattosio.

L'intolleranza al lattosio è infatti caratterizzata da un deficit dell'enzima che consente la digestione del lattosio (zucchero presente nel latte). La presenza di un disaccaride, come il come il lattosio, integro e non digerito nell'intestino determina un richiamo osmotico di acqua ed un ambiente acido con alterazione della microflora intestinale. Conseguenza di tutto ciò sono diarrea, dolori addominali e vomito. Per evitare tali sintomi è sufficiente assumere un latte privo del solo lattosio.

Il latte di soia è un latte che ha la sua porzione proteica derivata dalla soia, un vegetale ricco in proteine. Tale sostituzione è utile nei casi di allergia al latte vaccino, poiché sono le proteine quelle che reagiscono in modo anomalo con il sistema immunitario. Tale reazione può essere di tipo immunoglobulinico - IgE (sintomi immediati e più gravi come anafilassi, orticaria, angioedema, gastroenterite eosinofila, ecc.), di tipo cellulare (linfociti T) con sintomi ritardati e ad evoluzione più lenta e subdola (colite, malassorbimento) oppure, più raramente, da immunocomplessi circolanti (artrite, dermatite erpetiforme). Esistono anche malattie nelle quali questi meccanismi sono contemporaneamente presenti, come la Dermatite Atopica. Tale anomala reazione determina una serie di infiammazioni in vari organi, con un' ovvia prevalenza a livello dell'apparato digerente e con vari disturbi che vanno da quelli classici, come vomito e diarrea, a quelli più subdoli come lo scarso incremento ponderale, il reflusso gastro-esofageo (causa di rigurgito) e, in alcuni casi, la stipsi ostinata.

Il latte di soia può dare allergia?

soiaLa possibilità (come lei teme) che il latte di soia possa, con il tempo, determinare una sensibilizzazione verso le proteine della soia stessa è reale, ma limitata. Solo una ridotta percentuale di bambini allergici al latte vaccino può presentare allergia anche alla soia. Bisogna tener presente che tutte le proteine introdotte con l'alimentazione possono dare allergia, anche quelle altamente idrolizzate derivate dal latte vaccino e che sono usate in alcuni latti consigliati al posto della soia. Un'altra considerazione da fare è quella che, se una proteina è poco usata nell'alimentazione corrente, è meno probabile che esistano condizioni favorenti l'allergizzazione nei suoi confronti. L'alternativa a questi due tipi di alimentazione (soia o latti idrolizzati) è la dieta di Rezza, una pappa preparata in casa a base di carne di agnello, crema di riso, sali minerali ed olio. La composizione di questa pappa è tale che, avendo una proporzione di nutrienti (proteine, carboidrati e lipidi) simile a quella del latte materno, è in grado di assicurare la crescita normale di un lattante.

Ritornando al caso del suo bambino, io credo che se lei ha notato un miglioramento della crescita ed una scomparsa del rigurgito, usando latte di soia, può tranquillamente continuare ad allattarlo con tale alimento. Naturalmente la comparsa di ulteriori sintomi relativi ad una probabile allergia alimentare dovranno far rivedere questa alimentazione. La avviso che le opinioni in merito a questo consiglio dietetico sono diverse a seconda dei punti di vista del medico che viene interpellato. E' comunque vero che esiste un protocollo internazionale che sconsiglia nel modo più assoluto l'uso del latte di soia nel caso sia diagnosticata un'allergia alle proteine del latte vaccino. Tale protocollo però non fa distinzione (e secondo me questo è invece un punto importante) tra allergia IgE mediata ed allergia cellulo-mediata. Altro fattore da prendere in considerazione, a mio parere, è quello che la soia ha una cross-reattività con le arachidi, facendo parte della stessa famiglia vegetale, le leguminose. Gli studi effettuati su popolazioni statunitensi, notoriamente altamente allergiche verso le arachidi, mostrano ovviamente un'alta percentuale di soggetti allergici alla soia. Tale percentuale è, nella popolazione Italiana, molto più ridotta essendo noi meno ipersensibili alle leguminose. Un bambino che ha un'allergia alle proteine del latte vaccino di tipo IgE, avrà una maggiore probabilità di sviluppare un'allergia ad altri alimenti o ad inalanti. In questi bambini, soprattutto se hanno sintomi gastrointestinali, sarà importante evitare l'uso della soia. Per diagnosticare se un bambino ha una sensibilità di tipo IgE si utilizzano i prick test cutanei e il dosaggio del livello ematico di IgE specifiche per le proteine del latte vaccino (RAST).

In merito alla possibilità che il suo bambino, per il fatto di alimentarsi con latte di soia, potrà avere una maggiore possibilità di futura allergia ai latticini, è un'osservazione assolutamente infondata. Anzi se è un bambino allergico al latte, sarà proprio l'osservare una dieta priva di proteine del latte vaccino, almeno fino ad un anno di età, il fattore che gli consentirà di superare tale problema. Si è visto infatti che le periodiche e frammentarie reintroduzioni di proteine del latte vaccino, in corso di dieta, non fanno altro che prolungare i tempi di guarigione, che di solito, soprattutto per chi non ha una sensibilità IgE, sono più brevi (6 mesi - un anno). [NdR: Una cosa però è in parte vera: il latte di soia, essendo privo di lattosio, non stimola la produzione di enzimi che servono per digerirlo, per cui il bambino sarà, per così dire, "poco allenato" al latte vaccino. In questo senso, la reintroduzione di latte e latticini andrà comunque fatta con gradualità].

8/12/2000

8/2/2015

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