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Bambini o pacchi postali?

Che ne dite se provassimo a considerare i nostri figli un po’ meno pacchi postali con destinazione piscina, palestra o scuola di danza e cercassimo di guardarli un po' più negli occhi?

Ricordo che parecchi decenni fa, terminati i compiti di scuola, mia madre mi spediva ai giardini sotto casa (un bel parco verde con prati e giochi per le diverse età) e stavo ore ed ore con i miei amichetti (si parla di scuole elementari e medie) a giocare a calcio, a girare in bici, a scambiare le figurine e chiacchierare sulle panchine mangiando un gelato. Sicuramente questi passatempi non erano certo le attività sportive o culturali che oggi fanno i nostri figli, ma devo dire che mi sono sempre divertito in libertà e serenità in compagnia dei miei coetanei.
Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Gli spazi verdi, soprattutto nelle grandi città sono ridotti e se ci sono bisogna stare sempre molto attenti a chi li frequenta; la bicicletta è un hobby difficilmente praticabile nel traffico cittadino, e quindi solo riservato alle gite della domenica. Inoltre, la cultura del movimento, dell’attività ludico-sportiva, della musica e dell’arte, ha spinto sempre più le famiglie ad investire per i propri figli su corsi collettivi o individuali di sport ed attività varie, sia per fare “muovere” i bambini in modo intelligente, finalizzato e spesso competitivo, sia per tenerli socialmente impegnati.

Talvolta i nostri figli hanno due o tre tipi differenti di attività fisica o culturale e magari presso centri distanti fra loro e quasi sempre i genitori devono fungere da autisti impegnati nel traffico intenso della città e con il tempo contato, specie se i figli sono più di uno o se devono accompagnare altri bambini facendo a turno con gli altri genitori. Di certo questo è un destino comune a tutti i genitori e la società ci condiziona verso questi comportamenti, ma spesso mi chiedo e Vi chiedo se queste attività siano tutte utili e necessarie. Non sarebbe il caso di alleggerire un po’ il carico di lavoro (perché di lavoro si tratta) sia per i bambini che per i genitori? Non sarebbe il caso di limitare la pratica sportiva o culturale ad un solo campo di interesse per volta, lasciando ogni tanto che nostro figlio se ne stia qualche ora a casa, anche ad annoiarsi un po’, magari sviluppando qualche hobby un po’ meno “aerobico”, ma magari un po’ più spontaneo e creativo? Anche una passeggiata a piedi un po’ più lunga per arrivare a casa da scuola, con la mamma e magari una volta con il papà, potrebbe essere un ‘idea, o un film in compagnia di qualche amico, o una sosta in un parchetto per una merenda o in un oratorio per quattro calci al pallone non sarebbero un’alternativa accettabile alla fitta agenda sportivo-culturale settimanale?

So benissimo che queste proposte sono difficilmente realizzabili, di fronte ad un ingranaggio ormai inarrestabile, ed agli impegni di casa e lavoro di mamma e papà che non consentono pause, ma credo che anche solo qualche piccola modifica, un leggero colpo di freno potrebbe essere già un ottimo risultato non solo per i bambini, ma anche e soprattutto per i genitori. Non credo che i nostri figli ci accuserebbero di averli trascurati o di aver loro impedito di diventare novelli Kakà o futuri fenomeni dell’equitazione o del pianoforte, ed anzi potrebbero anche ringraziarci per aver fatto loro scoprire un gioco nuovo, un hobby abbandonato da anni o un nuovo amico. Ricordiamoci sempre che il bambino è un individuo che deve divertirsi per conoscere ed imparare e che il benessere psichico, al pari di quello fisico, è un elemento determinante, anche secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità per costruire un adulto sano ed equilibrato. Che ne dite se provassimo a considerare i nostri figli un po’ meno pacchi postali con destinazione piscina, palestra o scuola di danza e cercassimo di guardarli un po’ più negli occhi ed a parlare con loro per capire quali sono i loro veri desideri? giugno 2008 Vuoi dire la tua? SCRIVI A MAMMAePAPA.it I contributi più interessanti verranno pubblicati.

Sono una mamma sola di due bimbe di 11 e 8 anni. Ricordo benissimo come siamo cresciuti noi e sinceramente lo considero una grande fortuna. Una grande fortuna considero anche il fatto di abitare in campagna tra le verdi colline del lago Maggiore e di avere una madre che mi da una mano con le bimbe. Io l'attività extra scolastica la considero come uno scarica nervi. Non obbligo le mie bimbe a fare di tutto un po', vedo che sono già stanche di loro per gli impegni scolastici ma ritengo giusto che almeno uno sport lo facciano. Poi il resto del tempo, lo passano il più possibile all'aria aperta. Però mi metto anche nei panni di qui genitori che lavorano tutto il giorno (perchè purtroppo lo richiede la vita del giorno d'oggi). Io credo che certe volte mettano a tacere la coscienza facendo fare ai figli di tutto e di più, dando di tutto e di più, solo perchè come genitori sono purtroppo molto assenti e cercano una via alternativa per fare felici i figli.. senza appunto capire che come dice lei a volte basta una passeggiata e un gelato mangiato insieme sulla via del ritorno a casa...

Laura: Sono d'accordo con il dott. Marinello. Devo dire però che spesso sono anche i bambini a volere un sacco di impegni. Il mio bambino per esempio di 4 anni e 1/2 tutte le sere prima di coricarsi mi chiede:"mamma cosa faremo domani?" E se rispondo, niente, stiamo a casa a giocare, mi risponde "ma io mi annoio!!!". Spesso se rimango a casa, mi segue dappertutto, non mi lascia fare niente, non gioca con i suoi giochi. Passa da una stanza all'altra annoiato, e alla fine mi chiede sempre se può guardare la TV (ben sapendo che al mattino non gliela lascio vedere mai). D'altro canto invece se sa che ha poco tempo per giocare perché per esempio deve andare all'asilo, allora sta impegnato con mille giochi e quando arriva l'ora di uscire non vuole perché dice che deve giocare!! E quando è a casa che può giocare... non gioca!! Difficile capire cosa frulla in testa ai bambini!

Roberta: Leggendo l'articolo di oggi ho riflettuto sulla mia situazione familiare e in parte mi ci sono ritrovata. Ho la fortuna di averle potute iscrivere entrambe, sebbene con un forte sacrificio economico poiché gli stipendi che entrano sono da operaio (non specializzato!) e impiegata, in una scuola privata a quattro passi (contati!) da casa nostra, dove c'è sia materna, che scuola primaria che secondaria. L'orario lavorativo, però, permette a noi genitori ben poche scelte: entrambi lavoriamo dalle 8.30 alle 17.30, non ci possiamo permettere il part-time pena la decadenza di delicati equilibri finanziari e i nonni o amici o qualunque altra figura che potrebbe accudire le bambine al termine della giornata scolastica non ci sono, se non in caso di emergenza vera. Per la piccola non ci sono ancora problemi, visto che la materna è aperta fino alle 17.30 e tollera 15-20 minuti oltre l'orario, ma per quanto riguarda la maggiore, la primaria termina alle 16. E fino alle 17.30 che fa questa cucciola? Ecco che la scuola, non proponendo un orario prolungato, supplisce con i corsi sportivi: devo ammettere completi, comodi perchè si svolgono all'interno della stessa struttura scolastica e tenuti da personale qualificato. Ed ecco che la mia bambina nel suo primo anno di scuola si è trovata ad affrontare ogni giorno, venerdì escluso, un corso: al lunedì danza classica (per sua scelta), al martedì e al giovedì bricolage (attività peraltro non stancante) e al mercoledì avviamento sportivo (che già frequentava dal secondo anno di materna, un'ora e mezza di vera fatica!). Ovviamente ho chiesto a me stessa, alla dirigenza scolastica, agli istruttori se la cucciola avrebbe retto di fronte a tanta attività fisica: io personalmente sentivo che il carico sarebbe stato troppo elevato ma tutti, per convincermi del contrario, mi ripetevano "ma son bambini, sono pieni di energia!". Va bene, fidiamoci degli "esperti", dopotutto non ho alcuna alternativa: dove sarebbe rimasta mia figlia per più di un'ora e mezza ogni giorno? Risultato finale di tutto ciò è che dopo Natale mia figlia ha avuto un vistoso calo ovunque: nel rendimento scolastico, nel rendimento sportivo, ovunque. Ha trascorso due mesi di stanchezza, si addormentava alle 19 sul divano in attesa della cena, i compiti erano diventati un incubo. Poi piano piano si è risollevata, ha ritrovato l'entusiasmo e ha terminato l'anno scolastico con serenità. Quest'anno sarà la fotocopia del precedente, con l'aggiunta del nuoto (mia figlia all'idea è semplicemente entusiasta!) per 6 mesi.

Roberta: Per rispondere al quesito della rubrica: no, i figli non sono pacchi postali, ma una famiglia nella mia situazione che alternative ha? Mia figlia conosce perfettamente la situazione e l'ha accettata, so che preferirebbe non frequentare l'avviamento sportivo, per esempio, e so perfettamente che il suo pomeriggio preferito è quello trascorso all'oratorio con la sua amichetta del cuore. D'altronde noi genitori non abbiamo aspettative su di lei, non sta frequentando danza classica perchè io ho mancato il bersaglio quando è stato il mio turno, lo sta facendo perchè a lei piace sinceramente e lo farà fino a che ne avrà voglia... se dovesse stancarsi della danza... beh... troveremo un altro corso! E poi nel frattempo crescerà, maturerà e diventerà responsabile... almeno me lo auguro!

Moira: Anche la mia infanzia è stata scandita dagli stessi appuntamenti descritti nell'articolo: abito in periferia e i miei pomeriggi trascorrevano all'insegna dei giochi nei vari cortili e nei campi vicino a casa: i miei genitori non "intervenivano" nel mio tempo libero: i pomeriggi erano scanditi da giochi come nascondino, uno due tre stella, strega comanda colori. E' vero anche che i tempi sono cambianti e pur stando nello stesso quartiere neanche io posso mandare la mia bambina di 7 anni a giocare senza la mia "supervisione". Ho scelto comunque una giusta via di mezzo e mia figlia dopo la scuola (non fa tempo pieno) gioca nel nostro giardino o in quello delle compagne di scuola un po' a turno. Certo per noi genitori sarebbe più comodo poter "scaricare" il figlio in palestra o in ludoteca ma preferiamo impegnare i pomeriggi in questo modo. In bici poi possiamo andare tutti i pomeriggi basta "sacrificare" la palestra della mamma o del papà. Si è vero i tempi sono cambiati ma tante attività forzate dei nostri bambini sono spesso il frutto delle nostre paure e del nostro egoismo:paura che non "socializzino" abbastanza o che non si "divertano"(anche se i parametri di soddisfazione del bambino sono diversi dai nostri), egoismo perché per non negarci il ns. tempo libero sacrifichiamo il loro. P.S. sono una mamma del '66 e non del paleolitico!!!!

Antonella: Sono assolutamente d'accordo con questo punto di vista. Più che stimolare (anzi iperstimolare) i bimbi credo che oggi manchi una stimolazione ai genitori di tipo socio empatico. Troppo presi dalle nostre attività e dalla smodata voglia di creare degli eccellenti ci si sta scordando il ruolo fondamentale di guida e di ascolto che si ricopre dal momento che si dà alla luce un figlio. Questi bambini a sei anni sanno nuotare, danzare, pattinare... ma non hanno dei genitori che abbiano un'ora di tempo per giocare con loro o ascoltare il gioco che hanno fatto con l'amico. Claudia E’ la triste realtà di oggi…. Troppe cose da fare, il nervosismo che aumenta…. I litigi con i figli aumentano! Da quando ci si alza al mattina a quando si va a letto è un continuo correre…. Si inculca ai bambini la fretta…. “Dai muoviti che facciamo tardi” Anche a me succede… E divento sempre più triste quando mi fermo a pensare a che razza di vita sia…. E questo succede sempre più spesso…

Sonia: Tutto vero, ma nell'articolo non proponete una soluzione costruttiva per i nostri figli. Lasciarli dove? All'oratorio? ma se quasi non esistono, ai giardini?? magari facendo un abbonamento con la digos per una sorveglianza sicura, davanti alla tv?? a vedere chi si urla dietro e litiga... La conclusione è che questa società è strutturata per il consumismo, per far spendere soldi a tutti, dimenticandosi dei bambini, dei veri valori della vita. Le famiglie sono impressionate dalle notizie dei TG versione novella 2000, quindi non si fidano più di nulla e vivono nel terrore. Occorre rifondare quello che noi avevamo, soprattutto la fiducia in noi e nel prossimo. I bambini sono il nostro futuro, dipende tutto da loro ma noi siamo responsabili della strada che percorrono.

Mara: Ho deciso di riservare la seconda parte della giornata alla mia piccola e a me. Con calma, rispettando sempre i suoi ritmi, decidiamo di stare in casa a giocare, a leggere le fiabe o a disegnare. Oppure usciamo per andare a trovare i cuginetti o a giocare ai giardinetti insieme agli altri bimbi; qualche volta andiamo a vedere la partita di calcio del cugino più grande o le prove di danza della figlia della mia amica. Potrebbe sembrare un'agenda fitta di impegni, ma non è così: non sono "scadenze imposte", ma scelte divertenti che possiamo fare, se ne abbiamo voglia. Spesso passeggiamo senza una meta, solo per il gusto di camminare ed osservare. Certo Elisa è ancora piccola, ma farò di tutto perchè le attività della sua giornata non diventino mai una maratona ed una imposizione, anche quando sarà più grande e andrà a scuola. Farò in modo che possa anche "annoiarsi" perchè è proprio in quei momenti di "vuoto" che si impara a pensare, ad ascoltare se stessi e gli altri, ed a sentire più intensamente tutta la vita che ci sta attorno.

Daniela: Ho appena letto l’articolo del Dott. Marinello e mi sento confortata. Proprio perché quello a cui esorta il Dottore lo faccio tutti i giorni con fatica e gioia e molte volte i genitori mi trattano come un marziano. E’ vero, l’ingranaggi della quotidianità sono complessi e non è facile vivere a ritmi più fluidi, mentre gli altri genitori ti guardano e magari ti dicono “Beata te che non lavori!”. Ma io ho scelto di mettere in primo piano mio figlio: non è che non mi avrebbero fatto comodo i soldi dell’entrata del mio lavoro ma ho scelto. La vita è fatta di scelte; magari la mia mi ha insegnato a rivedere certi acquisti, a dare priorità e a non ritenere così indispensabile dare il cellulare al bambino mentre trovo più divertente e ludico mettermi a fare una torta per fare colazione invece di acquistare merendine preconfezionate, fare la schiacciata invece di comprarla, cucire e ricamare per “riciclare” qualcosa del vestiario che consumisticamente certe volte buttiamo ma è ancora utilizzabile… non mi sento ne povera casalinga disperata, perché primariamente il mio rapporto con mio figlio e mio marito ne ha immensamente giovato, anche la casa ne ha giovato e ho capito di aver fatto la scelta giusta perché incredibilmente, riusciamo a fare gite che altre famiglie non fanno… perché non sempre avere due stipendi equivale a avere più soldi in quanto avendo qualcuno in casa che amministra in modo oculato si possono risparmiare dei bei soldini! Insomma oltre il fattore economico stiamo imparando/insegnando da e a nostro figlio un modo di vivere meno sprecone più ecocompatibile e veramente viviamo il nostro rapporto insieme a 360 gradi… parlando, colorando e a volte annoiandoci insieme, giocando in giardino, aiutandomi a piantare le piante e i fiori…. Tutte piccole grandi avventure e anche la piscina ha un altro sapore così… Abitando in una città di Provincia (Vicenza) sto notando però un ritorno di una cosa che ai tempi delle medie ed elementari facevo anch'io: il ricreatorio. Vedo la più grande delle mie figlie (l'altra va all'asilo) entusiasta di questa esperienza, dedicata ad attività che credevo ormai scomparse nei ricordi della mia infanzia. Addirittura la settimana prossima andrà in campeggio con i ragazzi del ricreatorio e so già per certo che per lei sarà un'esperienza indimenticabile.

Giovanni: Il tema lanciato ripropone la difficile gestione degli impegni dei genitori rispetto alla educazione e sviluppo psico-motorio dei bambini. Rimango perplesso nel dovere definire e programmare al dettaglio tutte le attività dei miei figli. E’ bello permettere ai bambini di ritagliarsi uno spazio di tempo per socializzare liberamente, favorendo la creatività e lo sviluppo dei rapporti con i coetanei. Penso che i bambini abbiano bisogno del loro spazio, e che anche il rapporto figlio/genitore debba svilupparsi su basi di un libero confronto, anche tirando due calci ad un pallone. In questa ottica, anche noi genitori potremmo accorgersi dell’importanza di trascorrere del tempo con i nostri figli, senza dovere adempiere strettamente a degli impegni.

Romano: Abbiamo tre figli di 8, 6 e 4 anni ed aspettiamo il quarto per Natale. Per ora l'unica attività extra scuola la fa la figlia grande, il tennis, una volta alla settimana. Con tre, quasi quattro figli, tanto di più non ha senso fare e poi non posso neanche impazzire, visto anche che lavoro. Abbiamo la fortuna di avere un giardino e quindi quando si torna da scuola e dall'asilo il resto pomeriggio è dedicato al gioco libero, con amici a volte ma più spesso tra loro ad inventare storie e divertirsi con le foglie, terra e bacche. Sono una convinta assertrice del poco è meglio ma anche io a settembre quando inizia la corsa alla definizione delle attività patisco la "pressione" delle altre mamma dai figli super performanti. Mi sento la mamma egoista che non pensa a stimolare a sufficienza i propri figli. Poi però tengo duro sulle mie convinzioni e cerco di non farmi influenzare. E gli stimoli cerchiamo di darglieli noi coinvolgendoli nei nostri interessi. Sarà giusto? mah, tutto è discutibile ma conosco i miei figli e credo di fare il loro bene.

Alessandra: Anche per me i pomeriggi nei prati a cogliere margherite o a giocare con le amiche mentre i genitori erano liberi di fare senza quel controllo assiduo che oggi dobbiamo mantenere, sono ricordi indimenticabili. Credo che è la collettività che spinge a fare - fare - senza il sapore di apprezzare quello che stai facendo. Con mia figlia di otto anni faccio fatica a farla ragionare sull'individualità dell'essere persona diversa dalle altre.

Sabrina: Oggi noi genitori tendiamo a trasmettere ai figli i nostri ritmi forsennati: perché? Per dare ai bambini l’opportunità di scoprire i propri talenti o per tenerli occupati e sentirci buoni genitori comunque mentre noi siamo impegnati altrove? Per dare loro stimoli positivi o perché diventino quello che noi non siamo riusciti a diventare? Mi sembra che sia tutto troppo veloce, intenso, stressante, a cominciare dalla scuola: il tempo pieno è una specie di lavoro in fabbrica: si entra alle 8.30 e si esce alle 16.30. Anche chi va a scuola solo la mattina, come mia figlia, torna con un carico di compiti che io non ricordo di avere avuto, che richiedono operazioni complesse e che spesso sono difficili anche nelle istruzioni. Io ho la fortuna di poterla seguire, ma mi chiedo come facciano quei genitori che per orari di lavoro, per motivi culturali o personali non possono farlo. Da piccoli, dopo la scuola e i compiti, si ha il diritto di giocare e magari di annoiarsi. Ho sentito dire di recente a una mamma: “Ho mandato mia figlia a imparare a suonare il violino: ho pensato che tanto avrei dovuto pagare una babysitter… tanto vale pagare le lezioni di musica!” Stiamo trasmettendo ai bambini il nostro efficientismo, forse per giustificare il fatto che viviamo per il lavoro. Spesso non rispondiamo a un bisogno di sport o di cultura, lo creiamo. In più, molti spingono i propri figli ad essere sempre e comunque i migliori, in qualunque campo. Penso che sia opportuna una riflessione da parte di noi genitori: un figlio vincente non è necessariamente quello più bravo: è vincente un figlio sereno, felice, pieno entusiasmo e di gioia di vivere. Quella che noi abbiamo perduto?

Simonetta: Insegno da 18 anni pianoforte e canto a bambini dai 5 anni in su e condivido completamente l’opinione del dott. Marinello. Lo scopo del mio metodo è divertire il bambino dandogli comunque delle buoni basi, ma nonostante l’entusiasmo ho trovato nei bambini una grandissima difficoltà di concentrazione e poca continuità nello studio proprio perché sono sballottati da un corso all’altro e impegnati tutti i giorni della settimana per ore dopo la scuola.

Emy: Che bella sensazione ho provato leggendo il suo punto di vista: "Bambini o pacchi postali ?" Il maledetto ingranaggio sociale di cui lei parla comporta un altro perverso meccanismo: il senso di colpa. Io e la mia compagna talvolta ci chiediamo se sia corretto che la nostra Alice di 5 anni non frequenti danza, pallavolo o bridge,mentre le sue amichette sono spesso scarrozzate a destra e a manca per non perdere un minuto di tempo utile... ma utile a chi? Alice è come eravamo noi 30/40 anni fa: ginocchia sbucciate, faccia paonazza e capelli spettinati dopo un'ora di parchetto o dopo una bella corsa in bici. Mia figlia per fortuna è felice,è sana e non è stressata ; quando la guardo col fiatone ed i jeans sporchi di erba mi fa tenerezza e non vorrei cambiare nulla della sua vita. Speriamo che tra qualche anno non ci accusi di non averle fatto frequentare il corso di pattinaggio acrobatico acquatico. Le racconteremo che fu colpa del dottor Marinello che ci consigliò di non trattare i figli come pacchi postali... Anna e Mauro

22/9/2009

1/1/2000

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