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L'acqua in gravidanza

L'acqua in gravidanza viene trattenuta nei tessuti provocando spesso gonfiori e aumento di peso. E' importante comunque non diminuire mai la propria dose d'acqua giornaliera.

a cura di: Dott.ssa Donatella Bresciani (ginecologa), Prof. Silvano Zaglio (specialista in ostetricia e ginecologia - andrologia)

L’uomo come tutti gli esseri viventi è costituito prevalentemente da acqua. Essa rappresenta in media tra il 60% e il 70% del peso di una donna di circa 55 chili.

Il ciclo dell'acqua

Come in natura anche nel corpo umano l’acqua “scorre” in continuazione e non è mai la stessa: entra a far parte dell’organismo grazie alle bevande e agli alimenti e ne esce, dopo aver svolto una serie essenziale di funzioni, attraverso l’urina, le feci, la respirazione e il sudore.

L’acqua è utilizzata in tutte le funzioni vitali: serve per digerire, assorbire e trasportare le sostanze nutrienti, è indispensabile per la costruzione delle cellule, dei tessuti e degli organi; mantiene nel giusto equilibrio la temperatura del corpo e infine ci consente di respirare ma la maggior parte dell’acqua che consumiamo è destinata all’eliminazione delle scorie.

Il nostro corpo gestisce il bilancio delle entrate e delle uscite: poiché alcune uscite sono obbligatorie per sopravvivere, devono essere compensate da entrate conformi alle necessità. Questo meccanismo di regolazione agisce controllando le entrate e le uscite: attraverso la sensazione di sete ci segnala la necessità di aumentare l’apporto di liquidi e, mediante lo stimolo ad urinare, ci avvisa del bisogno di eliminare quelli in eccesso.

Ogni giorno una persona adulta “perde” circa tre litri d’acqua: mezzo litro viene utilizzato per la respirazione, un litro evapora attraverso la pelle, 200 ml vengono eliminati con le feci, il restante litro e mezzo è la quantità media di urina che i reni devono produrre per espellere le tossine e funzionare correttamente (il rene può anche produrre meno urina, ma non può scendere sotto i 300 ml al giorno senza che insorgano gravissimi danni).

Vi sono poi casi di “uscite eccezionali”: quando si suda molto, quando si fa sport o in caso di diarrea si possono perdere parecchi litri d’acqua in più. Nell’arco della giornata dobbiamo introdurre almeno tre litri d’acqua: circa la metà proviene dal cibo, l’altra metà deve essere introdotta con le bevande.

Questa quantità deve essere aumentata nei mesi caldi (anche chi suda poco dovrebbe bere almeno due litri di acqua al giorno). Il rifornimento dovrebbe essere suddiviso in 5-6 rate nel corso della giornata per aiutare la funzione dei reni. Naturalmente buona parte dell’acqua non viene bevuta visto che gli alimenti, anche i solidi, ne contengono una certa quantità: frutta e verdura ne contengono 80%, la carne 50%, gli spaghetti e il riso cotti 60%, il pane 30%, i formaggi dal 30 al 60%. Le bevande alcoliche aumentano anziché diminuire il fabbisogno di acqua.

Tutta l’acqua che eccede il fabbisogno dell’organismo viene eliminata dai reni. L’eccesso d’acqua non significa superlavoro, anzi, più ce n’è meno i reni fanno fatica e più l’urina risulta diluita. Questo è un bene perché il liquido, a contatto con la vescica e gli altri organi dell’apparato urinario, risulta meno tossico. Inoltre, dato il maggiore afflusso di urina, si è obbligati a svuotare la vescica più spesso impedendo lunghi ristagni.

La qualità dell’acqua

L’importanza dell’acqua nell’alimentazione umana rende particolarmente drammatico il problema della sua qualità. I pericoli più antichi sono quelli legati all’inquinamento microbiologico determinato essenzialmente dagli escrementi umani ed animali.

La contaminazione microbiologica colpisce, nei paesi sviluppati, più che l’acqua potabile, le acque di irrigazione e balneazione, derivando nella maggior parte dei casi dallo scarico delle fognature nei fiumi e nei mari. Facendo il bagno in tali acque si corre il rischio di epatiti, gastroenteriti, coliti infettive, salmonellosi, malattie della pelle e infezioni vaginali.

Molto più gravi sono i rischi dovuti all’inquinamento di natura chimica delle acque di superficie e di falda che alimentano gli acquedotti. I sistemi di depurazione meccanica (filtrazione), di depurazione chimica (clorazione) e i controlli non sono sempre sufficienti a garantirci del tutto. Gli inquinanti chimici derivanti da produzioni agricole e industriali possono essere presenti nell’acqua che usiamo per bere, cucinare o lavarci.

Le acque minerali

Per evitare sostanze nocive, per bere,si può far ricorso alle acque minerali. L’acqua minerale va scelta soprattutto in base all’analisi del cosidetto “residuo secco o fisso“ che per legge è riportato sull’etichetta. A seconda della quantità del residuo le acque hanno nomi diversi:

  • poco mineralizzate: residuo inferiore a 50 mg di sali per litro, particolarmente adatte ai neonati
  • oligominerali: residuo tra 50 e 500 mg, aiutano i reni, sono adatte all’uso quotidiano
  • minerali: residuo tra 500 e 1500 mg, vanno alternate con le oligominerali
  • fortemente mineralizzate: residuo più di 1500 mg, vanno considerate dei veri e propri medicinali

I principali minerali presenti sono:

  • calcio: serve alla formazione delle ossa e dei denti; le acque che ne sono ricche sono particolarmente adatte ai bambini, alle gestanti, alle donne che allattano e a quelle in menopausa
  • magnesio: è necessario per il metabolismo e quindi l’efficienza cardiovascolare, la contrattilità della muscolatura liscia; le acque che ne sono ricche sono adatte a chi fa sport, a chi ha una digestione difficile o è soggetto a crampi ed insonnia
  • potassio: insieme al sodio, regola il bilancio idrico, aiuta l’organismo ad eliminare le scorie e mantiene stabile la pressione sanguigna; le acque che ne sono ricche sono utili a chi soffre di ritenzione di liquidi e a chi è affetto da malattie del metabolismo
  • sodio: è essenziale al normale sviluppo cellulare ma le acque che ne sono ricche sono sconsigliate a chi soffre di ipertensione
  • zolfo: aiuta le funzioni del fegato ed è leggermente lassativo; l’acqua che ne è ricca è utile nei casi di disfunzioni biliari o di stipsi
  • idrogeno carbonato (anidride carbonica naturalmente presente nell’acqua): è un efficace antibatterico e facilita l’eliminazione delle tossine dai muscoli; l’acqua che ne è ricca è utile per chi fa sport ma va evitata in caso di ulcera, gastrite o aerofagia, perché gonfia e irrita lo stomaco.

L’acqua gassata presenta una composizione chimica diversa da quella naturale, può aiutare la digestione e bloccare la moltiplicazione dei batteri. Vanno preferite le acque naturali, e tutte le bevande non gassate perché evitano fastidiosi gonfiori e irritazioni allo stomaco.

Vanno inoltre preferite le acque in bottiglia di vetro, perché quelle in plastica possono essere contaminate più facilmente tramite fessurazioni da batteri; inoltre la plastica può cedere minime quantità di sostanze chimiche non sempre innocue e che costituiscono un buon nutrimento per i batteri.

Se comunque si sceglie la bottiglia in plastica è necessario garantirsi che si tratti di polietilene, controllando la presenza del marchio PET. E’ importante controllare inoltre la data di scadenza e conservare le bottiglie evitando di esporle alla luce diretta e al calore.

L’acqua in gravidanza

In gravidanza è facile che l’equilibrio venga turbato: l’acqua viene trattenuta nei tessuti provocando gonfiori e aumento di peso. Possono essere disturbi lievi che si superano facilmente evitando, per esempio, di mangiare salato. In altri casi il problema può essere più serio e bisogna rivolgersi al medico.

E’ importante comunque non diminuire mai la propria dose d’acqua giornaliera né prendere di propria iniziativa integratori salini o diuretici.

24/11/2009

5/7/2017

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