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Piange all'asilo nido

Alla mattina il momento del distacco è sempre difficile, ed i pianti sono di routine.

a cura di: Dott.ssa Marisa Fragasso (psicologa)

Alessandro è un bimbo di 18 mesi, dal carattere vivace e solare. Da quando, da dieci mesi, ho dovuto riprendere il lavoro, frequenta l'asilo nido con significativi benefici dal punto di vista caratteriale (socializza molto facilmente, mette in comune volentieri i propri giochi, insomma, sa stare con gli altri!), ma, nonostante siano ormai diversi mesi che frequenta, alla mattina il momento del distacco è sempre difficile, ed i pianti sono di routine. Nonostante ciò, i nonni, che usualmente lo vanno a prendere al pomeriggio all'uscita dall'asilo, mi riferiscono che lo trovano sempre intento nei giochi, da solo o con altri bimbi, evidentemente sereno ed a suo agio. Resta comunque un dato di fatto che, per qualsiasi persona di famiglia (mamma, papà, nonni, cuginetti) ed in qualsiasi circostanza, accomiatarsi da Alessandro è sempre doloroso; spesso mi trovo a consolare pianti disperati perché il papà è uscito per recarsi al lavoro, oppure perché il nonno è tornato a casa. Può considerarsi questa appena descritta una situazione di relativa normalità oppure il comportamento di Alessandro manifesta un disagio legato alla paura dell'abbandono che va al di là del fisiologico? Inoltre ora mi si prospetta la possibilità di lavorare a tempo parziale per quattro ore giornaliere (anziché le attuali 8) il che comporterebbe, oltre a qualche inevitabile sacrificio di natura economica, anche la possibilità di trascorrere più tempo insieme ad Alessandro, magari facendogli frequentare l'asilo nido solo alla mattina. Ritenete che, nel quadro della situazione appena esposta, questo potrebbe giovare ad Alessandro (a me sicuramente!), oppure l'abbandono sarebbe sempre un abbandono, indipendentemente dal fatto che duri 3 ore o 7-8 ore? Rimango in attesa di una Vostra autorevole risposta, specificando che, nel caso non si fosse capito dal tono accorato della lettera, per me e per mio marito il benessere e la serenità di nostro figlio è la priorità N. 1 assoluta!

P.S.: forse, per esprimere una opinione, potrebbe essere utile un mio giudizio complessivo sulla qualità dei servizi offerti dall'asilo nido e sulla professionalità delle educatrici; bè, purtroppo devo ammettere che, nonostante la retta da struttura privata benché sia comunale, si tratta di poco più che un "parcheggio per bambini", dove le educatrici trattano i bimbi quasi con la stessa freddezza con cui tratto io i numeri dei conti da quadrare...

Alessandro reagisce come la maggior parte, se non la totalità dei bambini affidati ad un nido, la sua età così precoce inoltre favorisce in lui l'esacerbazione delle manifestazioni di angoscia da separazione. I legami d'attaccamento con le figure genitoriali, che si formano nelle primissime esperienze infantili, influenzano l'atteggiamento che l'adulto avrà poi in tutte le sue relazioni interpersonali, e, per questo, sono di primaria importanza. Il fatto che Alessandro continui a manifestare il dolore del distacco fa pensare che non abbia ancora la certezza che quello non si configuri come un "abbandono".

Sarebbe importante conoscere esattamente le reazioni di Alessandro al momento del ricongiungimento, infatti la mamma riporta che il bambino al momento dell'uscita dal nido viene ritrovato intento a giocare; quello che sarebbe importante sapere è se poi il ricongiungimento avviene con gioia, oppure Alessandro manifesta atteggiamenti di distacco o di aggressività, in quanto questi costituirebbero un segnale più complesso.

Cerco di spiegarmi meglio: il bambino ha bisogno di esplorare e quindi alcuni distacchi, oltreché a volte indispensabili, sono anche utili per la costruzione della sua autonomia, ma la sua esperienza di "allontanamento" dalle figure d'attaccamento (la mamma in genere) devono lasciare in lui la consapevolezza della certezza di ritrovare poi l'intera disponibilità ad accoglierlo. Se Alessandro fosse "respingente" o addirittura mostrasse segni di indifferenza al momento del ricongiungimento, significherebbe che in qualche modo, la sua esperienza lo ha portato a imparare "a fare a meno dell'adulto"!

Comunque vista la possibilità pratica, che in questo caso la mamma ha a disposizione, io suggerirei di tenere il bambino al nido per lassi di tempo molto brevi, fintantoché la sua angoscia di separazione non si riduca del tutto o perlomeno si attenui, e questo si otterrebbe attraverso un più graduale inserimento.

Alessandro ha bisogno della certezza che la mamma torni a riprenderlo, e questo sarebbe senz'altro facilitato da un numero di ore di frequenza al nido ridotte. Un altro suggerimento potrebbe essere quello di concordare con Alessandro un'attività da fare assieme alla mamma, al momento dell'uscita dal nido, in modo che il bambino possa immaginare il distacco come un momento transitorio, collegato quindi alla continuità del rapporto con la mamma.

Per concludere, credo che, se la mamma di Alessandro può tenere con sé il piccolo per più tempo, attraverso la richiesta del part-time: sarebbe di certo una possibilità molto utile per poter meglio modulare nel piccolo, il distacco e la sua conseguente angoscia. Le considerazioni poi fatte sulla qualità del servizio offerto dal nido non fanno che rendere più significative le indicazioni su date.

Una buona relazione tra madre e figlio, con conseguente attaccamento "sicuro", costituirà per Alessandro la base su cui costituire tutti i suoi futuri legami affettivi ed è per questo che credo che sia opportuno non trascurarne eventuali segnali di difficoltà.

In ogni caso questo problema una volta risolto nelle sue prime manifestazioni, tenderà a diminuire d'intensità e di importanza mano a mano che Alessandro crescerà, e quindi una rinuncia momentanea della mamma sarà un ottimo investimento per entrambi.

Di certo Alessandro è ancora in una fase dello sviluppo in cui è possibile correggere, ove ce ne fosse il bisogno, eventuali problemi fossero insorti, in quanto il suo schema di relazione mantiene ancora molti aspetti di flessibilità; dopo i 4/5 anni, il comportamento del bambino diventa molto meno influenzabile ed è per questo che le primissime esperienze diventano per lui una sorta di imprinting.

10/11/1999

22/6/2010

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