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E' irrequieta e non si concentra

L'irrequietezza motoria e la mancanza di concentrazione sono in certi limiti fisiologiche a 18 mesi: il movimento rappresenta per il bambino l'azione del corpo, della comunicazione e delle conoscenze.

a cura di: Dott.ssa Maria Rita Esposito (psicopedagogista)

Come posso capire se l'irrequietezza di mia figlia di 18 mesi dipende da fattori esterni o è un problema comportamentale. È una bambina vivace, molto indipendente, socievole, parla facendosi capire perfettamente. Ma ho notato che non c'è una cosa che catturi la sua attenzione per più di tre minuti. Questo problema mi è stato segnalato anche dall'insegnate del nido (non ha avuto alcun problema di inserimento) che non riesce a catturare la sua attenzione.

Mamma, la rassicuro sul fatto che molti bambini, nell'età che succede la deambulazione normale, diventano "irrequieti": in loro si esprimono le prime ed importanti forme di curiosità e di scoperta, che sono supportate dal fatto che possono muoversi liberamente nello spazio. È in questo modo, infatti, che cominciano a conoscere le cose, l'ordine, la misura. Ed è molto facile che, se lo spazio è caratterizzato da una molteplicità di stimoli, i piccoli abbiano bisogno di un po' più di tempo, di tempo psicologico intendo, per scegliere la cosa che più li interessa.

I tempi di attenzione a 18 mesi sono variabili in relazione all'attività: tre minuti sono più che sufficienti per favorire nella piccola un apprendimento. Il tempo, per l'adulto apparentemente breve a questa età, è invece quello adeguato per quel bambino, per il suo ritmo, specie se si svolge col piccolo un'attività che richiede una stasi motoria. In questo caso, può essere importante per l'adulto di riferimento (la mamma e il papà a casa, l'insegnante e l'educatrice all'asilo) osservare semplicemente la bambina, senza cercare in ogni modo di portare la sua attenzione su qualcosa o qualcuno.

La sensibilità dei bambini è tale che spesso, in alcuni di loro, si manifesta un comportamento decisamente e consapevolmente oppositorio di fronte ai tentativi e alle richieste dell'altro, per cui più si tende ad "acciuffarli" più loro eludono dal contesto. I bambini amano scegliere senza forzature, piuttosto chiedono, con una comunicazione più spesso non verbale, di essere guidati, e crescendo di essere complici nell'attività ludica con l'altro da sé.

L'irrequietezza di un bambino può, inoltre, avere diversi fattori alla sua origine: uno per primo è rappresentato da un ritmo dormiveglia inadeguato. Un bambino che si addormenta con difficoltà, che si addormenta molto tardi la sera, che non è abituato al suo riposino pomeridiano, tende durante il giorno a manifestare la propria stanchezza in forma di disagio, come l'irrequietezza motoria, il pianto, l'inappetenza.

Un ritmo regolare del sonno, caratterizzato da un risveglio mattutino sereno, dalla presenza di una pennichella nel primo pomeriggio e da una preparazione al sonno serale attraverso la predisposizione di un ambiente sereno e "caldo" coadiuvano una serenità interiore che permette al bambino di esprimersi in modo vivace e irrequieto nei limiti del suo essere bambino.

Un altro significativo fattore che va sottolineato nelle situazioni di irrequietezza infantile è senza dubbio quello che si identifica con il clima familiare: è possibile che la vita frenetica che caratterizza gli adulti (il lavoro, la gestione della casa, altro) di riferimento del bambino incida come modello imitativo nella crescita o nella fase di sviluppo che sta attraversando. Per fare un esempio, se mamma fa in fretta le cose in casa, passando da un'attività all'altra senza calma comportamentale, il piccolo la imita nel gioco passando pertanto da un gioco all'altro senza "godersi" l'esperienza.

L'irrequietezza motoria è in certi limiti fisiologica: il movimento rappresenta per il bambino l'azione del corpo, della comunicazione e delle conoscenze, esso per molto tempo (e preferisco non indicare fasce di età nel rispetto dei ritmi individuali di ognuno) è alla base dello sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale.

Attraverso il corpo che si muove nello spazio e nel tempo i piccoli sono alla continua ricerca di effetti e di attese delle proprie azioni: interiorizzano le distanza fisiche e affettive, conoscono le cose guardandolo da molti punti di vista, completano le esperienze con il tatto, la vista, l'udito, il gusto e l'odorato.

E, trattandosi dei bambini molto piccoli di persone in cui molte competenze sono ancora in fase di sviluppo essi continuano a provare nuove attività, anche quelle che sono ben oltre le loro abilità. E facendo così che imparano, giocando, a conoscere limiti e possibilità e, gradualmente, a manifestare i loro interessi e a spingere le loro attenzioni e le loro azioni verso l'ambiente circostante.

29/9/2003

1/3/2015

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