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A sei anni non vuole fare nessuno sport

L'attività motoria, soprattutto verso i sei anni, deve avere un carattere essenzialmente ludico. Come convincerlo a fare sport?

a cura di: Dott. Gaetano Iachelli (medico sportivo)

Mio figlio di sei anni non vuole fare sport. Ho provato ad iscriverlo in piscina, a judo e a calcio, ma tutte le volte manifesta una certa insofferenza verso l'inquadramento in una particolare disciplina. In sostanza, ai giardinetti non ha problemi a giocare e correre con i suoi amici ma, se inserito in un'attività sportiva, anche in compagnia di bambini che già conosce, diventa svogliato perché accetta malvolentieri la presenza di un istruttore e di determinate regole. Come devo comportarmi? Aspettare che maturi oppure insistere anche contro la sua volontà?

Gentile genitore, la ringrazio per la domanda in quanto mi consente di esprimere brevemente il mio parere ad un quesito molto frequente. L'età di suo figlio è di fondamentale importanza per un approccio coerente all'attività motoria. È proprio dai 5 - 6 anni di vita che la capacità di apprendimento (connessa funzionalmente allo sviluppo del sistema nervoso) deve cominciare, con gradualità, ad essere stimolata anche da un punto di vista motorio. Tuttavia il rapporto tra ritmi personali di maturazione e programmazione degli apprendimenti motori è una delle questioni più delicate nell'ambito dell'educazione motoria.

La necessità di definire degli obiettivi comuni in un gruppo di ragazzi omogenei per età e affrontare la disomogeneità nei tempi di apprendimento mette a dura prova le competenze e l'esperienza dell'istruttore. L'attività motoria, soprattutto nell'età di suo figlio, deve avere un carattere essenzialmente ludico (con graduale introduzione di regole rispetto alla reale valutazione evolutiva dei singoli componenti il gruppo), dosare attentamente l'esperienza "competitiva", privilegiare un contesto di accoglienza particolarmente adatto, "giocare" su una varietà di proposte che eludano la monotonia, prevedere frequenti gratificazioni, favorire le relazioni.

Da parte sua (oltre che dell'istruttore) vanno ben valutate e sostenute le scelte e le motivazione del ragazzo, evitando ogni tipo di imposizione (che avrà il duplice effetto negativo di non raggiungere gli obiettivi sperati - la costanza della pratica motoria - e di far sentire il bambino "incompreso"rispetto ai suoi bisogni). Rispettando questi presupposti l'esperienza motoria e sportiva diventa un valore educativo aggiunto e imprescindibile, una dimensione obbligatoria attraverso cui la nostra crescita e la formazione della nostra personalità deve fare le sue esperienze.

22/1/2003

20/5/2017

I commenti dei lettori

Anche mia figlio fino a 6 anni non aveva alcun interessa allo sport, inteso come tale con regole e disciplina. Faceva naturalmente tantissimo movimento in qualsiasi momento con bici, monopattimo ecc. Poi a 7 anni è cambiato completamente e l'ho iscritto ad atletica, ora accetta l'insegnante ed è fra quelli più portati allo sport e pronti anche fisicamente. L'insegnante pensava che avesse sempre fatto ginnastica.

Sono contenta perchè non ho forzato i tempi. ciao Rosalba

rosalba (LI) 04/11/2010

Mio figlio ha 5 anni. Ha iniziato in piscina da quando aveva 6 mesi ed essendo io istruttrice, l'ho coinvolto fino allo scorso anno quando per la prima volta ha dovuto frequentare senza la mamma in acqua. Da allora non ne vuole più sapere, ma non solo del nuoto, rifiuta qualsiasi tipo di attività sportiva giustificando il fatto che lui non vuole andrae con un altro maestro. NOn so quanto e se insistere anche perchè siamo una famiglia di ex atleti e quindi non riesco a capire veramente se è il caso di mettermi da parte ed aspettare o insistere per non farla divenatre una "vittoria" sua...Con noi fa tutto, nuota, scia, va in bicicletta monopattinoi gioca con i coetanei ecc...che fare?

Roberta (VI) 19/11/2010

Cari tutti io sono in una posizione probabilmente intermedia...proprio ieri ho avuto il ricevimento degli insegnanti di mio figlio che ha 6 anni e 5 mesi e frequenta la prima, la maestra di ginnastica mi ha molto spavenatata perchè mi ha riferito che mio figlio non riesce a palleggiare con le mani...e non riesce a comprenderne il movimento...premetto che a casa lo fa e magari spesso gli scappa la palla ma se riprova non ci sono problemi!! Gli manca sicuramente la volontà e la costanza ed essendo molto emotivo si chiude nell'errore e si blocca ...proiettandosi in un mondo suo probabilmente ...sentendo ma non ascoltando davvero ciò che gli viene detto...allora mi chiedo...ma il compito delle insegnanti non è proprio quello di stimolare e aiutare i bambini approcciandoli all'attività motoria con gradualità e passione facendolo sembrare un gioco alla portata di tutti? La maestra mi ha fatto chiaramente capire che mio figlio potrebbe avere dei problemi di ritardo..ma a scuola ha tutti nove nelle materie didattiche ..magari un pò calerà ma mi chiedo se questo sia il metodo giusto di paragone o un atto un pò terroristico...ognuno di noi ha un suo tempo per adattarsi ed imparare ..continuiamo a stereotipare ogni cosa ...pure i nostri figli? Ho una zia di 65 anni oramai che non ha mai imparato ad andare in bicicletta...non è ne autistica nè ha alcun tipo doi problema psicofisico..è stata dirigente amministrativo di una grande società ..quindi??? Sono molto delusa ..e non so davvero come comporatrmi e cosa pensare!! grazie Samantha

samantha (BO) 18/04/2013

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