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Il chirurgo che ha operato mia figlia ad una valvola al cuore sostiene che sia guarita

Dopo una valvuloplastica è opportuno uno stretto controllo chirurgico per valutare l'evoluzione della stenosi residua.

a cura di: Prof. Giovanni Stellin (cardiochirurgo)

Mia figlia è stata sottoposta, con successo, ad una valvuloplastica (N.d.R.: intervento chirurgico per la riparazione di una valvola del cuore) a causa di una stenosi valvolare polmonare. Alla nascita il gradiente era di 25/30 mmHg, la procedura è stata effettuata con gradiente 50 e, al termine della procedura, il gradiente medio è di circa 30. Alla mia domanda: "quando ci vediamo per un controllo?", il cardiologo mi ha risposto che non ce ne sarà più bisogno. Io, comunque, tra qualche mese glielo farò fare. Ora vi chiedo: da dove viene questa certezza matematica che la valvola non si restringerà più? Navigando in Internet ho letto che la statistica parla di riuscita definitiva al 90%. Potreste dirmi qualcosa di più in merito?

La dilatazione con palloncino della valvola polmonare è oggi un trattamento routinario che risolve il problema, in molti casi. La valvola polmonare tuttavia può essere stenotica non solo per fusione dei lembi, ma anche per la ipoplasia (N.d.R.: insufficiente sviluppo) dell'anello valvolare. In questo caso, la dilatazione con palloncino non risolve completamente il problema ma ritarda solo l'intervento chirurgico. È ovvio che, in tutti i casi, è quanto mai opportuno uno stretto controllo chirurgico per valutare l'evoluzione della stenosi residua (come nel caso in oggetto) che spesso, col tempo, può esacerbarsi tanto da richiedere un ulteriore intervento

25/11/2003

11/5/2017

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