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Saperne di più

approfondire insieme al Pediatra

Ci posso credere?

Il metodo della ricerca scientifica diventa una guida per interpretare i fatti di tutti i giorni. Immaginiamo una conversazione fra un medico intraprendente e il suo collega più prudente.

a cura di: Dott. Giuseppe Varrasi (pediatra)

Affrontiamo con voi il problema del metodo nella ricerca scientifica. La cosa può sembrare astrusa o eccessivamente tecnica, ma in sostanza si riduce ad una semplice domanda: "come faccio a sapere se un certo trattamento è efficace?" o, meglio, più genericamente: "come faccio a sapere se ciò che vedo è successo per caso o invece per effetto di determinate cause?". Messo in questi termini, il problema non è quindi esclusivo della medicina, ma riguarda la ricerca scientifica in generale. O addirittura la vita di tutti noi.

Due ricercatori meticolosi

Per saperne di più, senza annoiarci e senza correre il rischio di concetti e termini poco comprensibili, fingiamo di assistere ad una conversazione immaginaria fra un medico intraprendente e desideroso di rapidi passi avanti nella terapia (il Dott. Ulisse) ed un suo collega più prudente, attento soprattutto a non creare false illusioni (il Dott. Tommaso). Ascoltiamoli...

Ulisse: "Ecco, finalmente ho trovato la cura per il raffreddore. E' sufficiente bere questa miscela di frutta tropicale, con l'aggiunta di questo farmaco di mia invenzione, e la malattia guarisce presto. Parola mia, l'ho provato e funziona!".

Tommaso: "Si fa presto a dire che funziona. Se vuoi che io condivida il tuo entusiasmo, devi prima farmi capire alcune cose. Anzitutto, cosa intendi per raffreddore? Quello con starnuti e naso che cola o quello con febbre? E la tosse, c'era o no?".

Ulisse: "Uffa, un raffreddore è un raffreddore. Comunque, si trattava di un paziente con starnutì e occhi arrossati".

Tommaso: "Bene, adesso la DIAGNOSI è chiara. Se non ci mettiamo prima d'accordo su questo, come faccio io poi a fare la prova sui miei pazienti?".

Ulisse: "Ti servono ancora prove? Non ti fidi di me?".

Tommaso: "Che c'entra, non è una questione personale. Se una cura funziona, deve poter essere provata anche da altri. Ma andiamo avanti: dimmi qualcosa del PAZIENTE. Quanti anni aveva? Era maschio o femmina? Quanto pesava? Stava facendo altre cure? Non ti chiedo questo perché sono curioso, ma perchè evidentemente il risultato della cura può essere differente in pazienti diversi"

Ulisse: "Era un ragazzo di 13 anni, che pesava 50 kg e aveva preso solo un po' di Aspirina. E adesso, magari mi chiederai che stagione era...".

Tommaso: "Si, certamente! Se pensiamo che questo sia importante per i risultati, dobbiamo tenere conto anche della stagione, delle abitudini di vita, del livello socio-culturale della famiglia e di tutti quei FATTORI che possono favorire o ostacolare la cura.
Anzi, a proposito, per finire devi dirmi esattamente in cosa è consistita la CURA: che miscela hai usato, in che dosi, quante volte al giorno e per quanto tempo?".

Ulisse: "Già, così svelo i miei segreti e qualche furbastro se ne approfitta. Perché vuoi tutti questi dettagli?".

Tommaso: "Te l'ho detto: perché voglio fare anch'io la prova e vedere se funziona anche con me. Se vuoi che il confronto sia attendibile, dobbiamo STANDARDIZZARE il metodo. cioè descrivere esplicitamente quello che facciamo, su chi lo facciamo e in che condizioni lo facciamo. Altrimenti, parliamo di situazioni diverse e non paragonabili. E poi, la medicina moderna non progredisce con i segreti, ma con la condivisione.
Adesso vado in studio a fare anch'io una prova e la settimana prossima ti saprò dire".

[una settimana dopo ...]

Tommaso: "Sai che la tua miscela ha funzionato! L'ho data anch'io ad un ragazzino di 13 anni, di 50 kg, ecc.ecc., ed è stato meglio nel giro di pochi giorni".

Ulisse: "Bene! Allora sarai convinto ...".

Tommaso: "Niente affatto! Chi mi dice che il paziente non sarebbe migliorato lo stesso? In fondo, il raffreddore con starnuti ed occhi rossi può anche guarire da solo. Chi mi dice che è stato merito della tua cura? Un solo caso non è sufficiente per dimostrarlo".

Ulisse: "Mi stai proponendo di provare la cura con diversi pazienti? Lo sto già facendo".

Tommaso: "Non esattamente. Ti sto proponendo di prendere un gruppo abbastanza numeroso di ragazzini di 13 anni, che pesino 50 kg, affetti da raffreddore (con starnuti ed occhi rossi!), ecc.ecc., e dividerlo un due gruppi. Uno lo trattiamo con la tua cura, l'altro no. E vediamo cosa succede".

Ulisse: "In fondo, mi sta bene. Facciamo così: i miei pazienti li trattiamo, i tuoi no, e poi ci incontriamo fra una settimana per vedere".

[una settimana dopo ...]

Tommaso: "Risultati scarsi. Solo 5 pazienti su 30 sono migliorati senza la cura".

Ulisse: "Invece, fra i miei, 23 su 30 sono guariti. Visto che funziona?"

Tommaso: "Scusa, ma non sono ancora convinto. Può darsi che i miei pazienti siano meno fortunati dei tuoi o, magari, che noi due abbiamo usato un metodo di valutazione differente o, non offenderti, che tu abbia, per così dire, aggiustato i dati per avvalorare la tua teoria".

Ulisse: "Mi offendo si, eccome! Un conto è dubitare di un farmaco e un conto è dubitare della mia persona. Anche se, devo riconoscerlo, non tutti i colleghi sono mossi dalla mia stessa passione verso la ricerca per il bene del malato. Qualcuno forse potrebbe farlo per carriera, per la gloria o per un redditizio brevetto.
Comunque, per dimostrarti la mia buona fede, ti propongo tre miglioramenti al nostro metodo.

  • Lasciamo che sia il caso a scegliere chi curare e chi no. Per ogni paziente, tiriamo a sorte: se esce pari lo trattiamo con il mio metodo, se esce dispari non lo trattiamo. Così tu non potrai dare la colpa alla sfortuna ed io smetterò di pensare che hai scelto per questo studio i pazienti meno promettenti.
  • Mettiamo nero su bianco cosa intendiamo per GUARIGIONE, MIGLIORAMENTO, NESSUN EFFETTO e PEGGIORAMENTO. Potremmo, per esempio, contare gli starnuti prima e dopo la cura.
  • Facciamo valutare i risultati da un terzo medico, all'oscuro di tutto. Non gli diciamo di chi sono i pazienti e come sono stati trattati: li contrassegniamo con un numero e lui dovrà dirci se il paziente n.37 è migliorato o no. Poi noi vedremo chi era il n.37 e faremo i nostri conti".

Tommaso: "Così mi piaci. Non starai diventando anche tu uno scettico? Io però ti batto. Mi rimane, infatti, ancora un dubbio. Non sarà che alcuni pazienti, sapendo di essere curati con un nuovo farmaco, si sentano subito meglio solo per un effetto psicologico? In fondo, sappiamo bene che 'cuor contento il ciel l'aiuta'. In altre parole, credo (e con me molti scienziati) che l'opinione personale del paziente sulla cura che sta facendo sia determinante: se ci crede, la cura funziona; se non ci crede, non funziona. Si chiama effetto PLACEBO ed è dimostrato che può falsare fino al 20% dei risultati.
Se proprio vuoi togliermi dalla testa anche questo dubbio, dobbiamo fare in modo che i pazienti non sappiano cosa stanno bevendo. Prepariamo due compresse con lo stesso sapore: in una mettiamo il farmaco (compressa A) e nell'altra no (compressa B). Noi annoteremo nei nostri appunti che il paziente n.37 ha preso la compressa A, e dopo vedremo".

Ulisse: "Bene. Allora facciamo così e, come al solito, ci vediamo le settimana prossima".

Il metodo scientificamente corretto

La storia finisce qui e non sapremo mai se veramente il Dott. Ulisse ha trovato la cura per il raffreddore. Quello che però adesso sappiamo è che SENZA UN METODO CORRETTO NON POSSIAMO CREDERE A NESSUN RISULTATO: né sì, né no, solo OPINIONI senza fondamento SCIENTIFICO. In altre parole, se una cura non è stata sperimentata secondo il metodo sopra descritto, NON POSSIAMO DIRNE NULLA, né a favore né contro.

Quali sono i punti fermi del metodo corretto? In termini tecnici si dice che deve essere uno STUDIO CONTROLLATO E RANDOMIZZATO IN DOPPIO CIECO e deve avere SIGNIFICATIVITA' STATISTICA.

  • STUDIO: l'esperienza deve essere riproducibile da altri. Ciò serve per evitare il rischio di errori o falsi, in buona o cattiva fede.
  • CONTROLLATO: diagnosi, dati dei pazienti, criteri clinici e interpretazione dei risultati sono scritti nero su bianco prima dello studio. Ciò serve per evitare il rischio di effettuare confronti su patologie diverse, pazienti con caratteristiche non sovrapponibili o, in genere, lavorare in situazioni sperimentali confuse.
  • RANDOMIZZATO: l'assegnazione di un paziente all'uno o all'altro trattamento avviene a sorte. Ciò serve per evitare che, anche inconsapevolmente, lo sperimentatore "scelga" i pazienti e quindi influenzi l'esito dello studio.
  • DOPPIO CIECO: il paziente (primo "cieco") non deve sapere se sta prendendo il farmaco o il placebo, anche se, ovviamente, deve sapere perfettamente che sta partecipando ad uno studio e deve dare il suo consenso; chi valuta i risultati (secondo "cieco") non deve sapere se quel paziente è stato trattato con farmaco o con placebo.
    Ciò serve per evitare che l'opinione personale del paziente o dello sperimentatore possano influenzare l'esito dello studio.
  • SIGNIFICATIVITA' STATISTICA: occorre considerare un numero sufficiente di casi, in rapporto alla frequenza della malattia e alle probabilità di guarigione spontanea.

Ciò serve per evitare di generalizzare un risultato che invece è scaturito da troppo poche osservazioni.
Se lo studio viene eseguito in questo modo, POTETE CREDERE ai risultati. Cioè, potete sapere con certezza se la guarigione è dovuta al trattamento e non al caso o ad altri fattori.

E a me cosa importa?

Rimane da rispondere ad un'ultima domanda: "e a me cosa importa? io non devo fare lo sperimentatore". Bene, sapere queste cose vi serve tutti i giorni:

  • quando leggete sulla stampa (anche quella apparentemente più qualificata) di nuove cure o farmaci che risolvono un problema, utilizzate quanto abbiamo detto sopra per porvi dei legittimi dubbi;
  • quando un amico vi propone un ottimo rimedio per l'influenza, perché "lui lo ha provato e funziona", sapete che dovete rispondergli: "è da vedere se è stato il tuo rimedio o altro";
  • quando vi dicono "basta con i soliti farmaci che fanno male! provi con questa tisana alle erbe, che è naturale e funziona", sappiate che i farmaci hanno dovuto passare situazioni sperimentali come quella descritta sopra, mentre l'efficacia delle tisane e affini non è stata provata da nessuno (in termini seri, intendiamo);
  • quando vi vantano le meraviglie di uno shampoo antiforfora o di una crema antirughe, sappiate che dietro non ci sono i controlli che invece giustamente devono esserci per i farmaci;
  • quando vi sembra che la "medicina ufficiale" opponga ingiuste resistenze alle geniali scoperte di un brillante medico solo per interessi corporativi, rifletteteci sopra: la legittima diffidenza che la scienza ha verso le "scoperte fatte in cantina" dovete averla anche voi

1/1/1997

1/8/2013

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