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Dolori addominali ricorrenti

Soffre di dolori addominali ricorrenti. Non ha niente di fisico, ma si tratta di un problema emotivo. I consigli dell'esperto per risolvere questa situazione.

a cura di: Dott. Renato Sambugaro (allergologo pediatra)

Mio figlio di sei anni, in alcuni momenti della giornata, lamenta il mal di pancia. Accertato che non ha nulla di fisico, ho posto l'attenzione sui momenti che lo lamenta: la mattina prima di andare a scuola e fino a quando non entra in classe, molto spesso piange, prima di un'occasione importante o se viene sgridato. Ho capito allora che è un problema emotivo, essendo anche un bambino estremamente sensibile; come mi devo comportare? Io non vorrei che da grande lui fosse come me eccessivamente emotiva e debole di carattere. Come devo comportarmi per renderlo più forte, cambierà? E poi smetterà di piangere per ogni cosa? Non voglio che a scuola lo prendano in giro.

I sintomi che lei descrive sono chiaramente di origine emotiva ed ansiosa; mi permetto di definirli tali poiché il mal di pancia sembra manifestarsi soprattutto in situazioni cariche emotivamente. Ho notato due elementi positivi nel suo racconto: prima di tutto l'aiuto (spesso indiretto) che la Scuola ci fornisce nell'evidenziare piccole difficoltà di carattere sociale (ansie, paure, disagio nella relazione con gli altri); l'altro elemento positivo è la fiducia e l'apertura che il vostro bambino dimostra verso di voi (genitori).

Vengo a spiegarmi. E' spesso possibile notare nei bambini un salto evolutivo dal punto di vista caratteriale dal momento in cui iniziano a frequentare la scuola elementare. La maturità sociale che raggiungono tra i cinque ed i sette anni permette loro di analizzare, interpretare, valutare le relazioni con gli altri caricandole di significati affettivi: in questa età i bambini e le bambine iniziano a riconoscere, grazie al confronto con i coetanei, i propri limiti e le proprie competenze.

Per quanto riguarda il secondo punto, mi riferisco alla chiarezza del modo con cui suo figlio sta comunicando un suo disagio. Mi viene da pensare che il bambino avrebbe potuto aspettare qualche grossa crisi evolutiva, come l'adolescenza, per far esplodere la sua ansia; invece ha scelto di lanciare adesso un ponte verso i suoi genitori dimostrando fiducia in loro e scegliendo di farlo in un modo trasparente e assai diffuso, il mal di pancia. Ora vediamo cosa fare. A questo punto va prima di tutto sottolineata l'importanza del fatto che avete colto il messaggio comunicativo invece che restarvi indifferenti; ciò costituisce un primo significativo passo per dare fiducia e sicurezza ad un bambino che sta crescendo.

Il vostro bambino sta iniziando a differenziare le sue esperienze di vita e, come avviene normalmente a quella età, molte di queste gli sembreranno troppo più grandi lui; ciò che è troppo grande crea ansia perché il bambino, non sentendosi all'altezza della situazione, non sa cosa potrebbe capitargli. È qui che entrano in gioco i genitori rassicurando il bambino, aiutandolo a valutare le sue diverse esperienze di vita e analizzando con lui ciò che lo spaventa e ciò che lui considera positivo; in questo modo lo si aiuta a riconoscere le risorse di cui dispone e che può utilizzare nella sua crescita. Così la sua "sensibilità" diventerà nel tempo un suo punto di forza, sarà naturale per lui "entrare dentro" i vissuti emotivi e non restare superficiale "a braccetto" con le sue paure.

Un dettaglio pratico. Il sostegno emotivo al vostro bambino può essere messo in atto in modi diversi ma ugualmente efficaci: si può affrontare il discorso con lui in maniera diretta parlando sia delle ansie che del mal di pancia evidenziandone il collegamento e nello stesso tempo si possono affrontare le sue ansie in modo indiretto con giochi o con favole e racconti in cui l'eroe affronta e supera delle prove.

23/12/1999

7/12/2015

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