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L'obesità nel bambino

Si definisce obeso un bambino/a con un peso superiore al 20% del peso ideale per la sua altezza

a cura di: Dott. Ezio Sartori (pediatra)

Vorrei sapere come affrontare il problema dell’obesità in un bambino di poco più di otto anni. Le diete servono? E come devono essere? E si nasce potenzialmente obesi (perché magari lo sono uno o due genitori) o si diventa? E che cosa fare per prevenire lo stesso problema nell'altro mio bambino di cinque anni? Vi ringrazio se mi schiarirete le idee.

Gentile lettore/lettrice, la sua domanda è di grande attualità. L'obesità è un problema frequente in età pediatrica e lei ha individuato gli aspetti principali che devono essere presi in considerazione, cercherò di esaminarli uno alla volta. Che cos'è l'obesita? Si definisce obeso un bambino/a con un peso superiore al 20% del peso ideale per la sua altezza, oppure con un BMI (indice di massa corporea = peso in Kg diviso il valore dell'altezza in metri elevato al quadrato) superiore a quello previsto.

Esistono anche altre definizioni e misure. Queste misure possono essere utili al pediatra che in alcune situazioni ha la necessità di fare riferimento a dati precisi, in pratica però i genitori possono facilmente rendersi conto che il loro figlio ha un peso eccessivo e questa valutazione è sufficiente per decidere di affrontare il problema. Il primo passo deve essere una visita dal proprio pediatra di fiducia sia per la conferma dell'assenza di malattie come causa di obesità (evenienza molto rara), sia per concordare un programma di modificazione delle abitudini nutrizionali e comportamentali che necessita di consigli e di controlli periodici.

Si nasce potenzialmente obesi?

L'obesità è il risultato di fattori individuali (genetici, culturali e comportamentali) e ambientali (famiglia e società) che intervenendo in vario modo (diverso da individuo ad individuo) determinano l'effetto obesità. Quindi il bambino obeso non è tale solo per motivi ereditari, anche altri fattori ne sono in varia misura responsabili: vivere in una famiglia che abitualmente mangia più del necessario, svolgere poca attività fisica, privilegiare cibi ad alto contenuto di calorie, un ambiente che considera l'obesità una caratteristica positiva rappresentano degli esempi tipici. Concludendo avere dei genitori obesi può essere un fattore favorente, ma molti bambini obesi hanno dei genitori di peso normale.

Che fare?

Il primo passo è quello di riconoscere il problema iniziando ad osservare i comportamenti e le abitudini alimentari di tutta la famiglia: il bambino obeso non vive da solo ma risente di tutte le dinamiche familiari. Prima di rivolgersi al pediatra può essere utile prendere alcuni appunti. La compilazione di un diario alimentare, trascrizione dettagliata di tutto quello che il bambino mangia nel corso della giornata con l'indicazione almeno approssimativa delle quantità (non dimentichiamo i condimenti, le bevande, le gomme e le caramelle) può essere molto utile. L'osservazione dettagliata degli alimenti assunti nel corso di una settimana aiuterà il pediatra a calcolare gli eccessi, le preferenze alimentari (che possono essere rispettate), le abitudini non modificabili o la cui rinuncia comporta un sacrificio eccessivo, gli alimenti che sono carenti e che è necessario o opportuno aggiungere, gli alimenti non graditi. Il diario permette inoltre di individuare gli stimoli appetitogeni ossia le situazioni a rischio per l'assunzione di cibo non giustificata dalla fame (generalmente noia, golosità, disponibilità illimitata di merendine, gelati e altro, oppure visione prolungata della televisione in compagnia di vari tipi di spuntini e bevande ecc.) che possono essere evitati o modificati. In questa fase può essere utile osservare il tipo di attività motoria svolta dal bambino. Spesso un bambino obeso, anche se pratica regolarmente dello sport, in realtà trascorre il tempo rimanente in attività sedentarie. Prima della dieta cerchiamo di cambiare obiettivo: non chiediamo a nostro figlio di dimagrire ma educhiamolo ad assumere uno stile di vita sano che significa corretta alimentazione ed adeguata attività motoria. Questa diversa prospettiva ci permette anche una vera prevenzione.

Cosa mangiare?

In linea generale è importante ridurre la quantità di grassi alimentari, soprattutto di origine animali, assumere abitualmente e quotidianamente una quantità discreta di verdure cotte e/o crude (alcune sono ottime anche senza l'aggiunta di grassi), ricordare al ragazzo di mangiare la frutta, abituare i propri figli alla colazione prima di andare a scuola (serve ad interrompere il digiuno prolungato che è iniziato dalla sera precedente e ad arrivare all'ora del pranzo con meno appetito). Alcuni aspetti dello stile di vita sono altrettanto importanti: il momento del pasto dovrebbe essere una pausa per stare insieme e parlare (quando si assiste ad uno spettacolo televisivo non ci si accorge di quanto si mangia e di quello che si mangia), ogni boccone dovrebbe essere masticato a lungo (diventa più digeribile e comunque il ragazzo impara ad apprezzare i sapori e a non ingoiare grosse quantità di alimento quasi senza rendersene conto), le eventuali restrizioni alimentari devono essere discusse, concordate ed accettate.

L'esempio della famiglia è fondamentale: un bambino non imparerà mai a lavarsi i denti se non vede che i suoi genitori fanno altrettanto, nello stesso modo non ò pensabile che sia l'unica persona della famiglia a fare colazione la mattina quando tutti gli altri corrono al lavoro o ai loro impegni. Infine l'attività motoria: è importante che lo sport ed i giochi di movimento siano graditi al bambino e possano essere svolti regolarmente, però ricordiamoci anche di andare a piedi, di non prendere l'ascensore, di farsi aiutare nelle faccende domestiche e cerchiamo di evitare le attività sedentarie (ore di videogiochi e/o televisione), ovviamente anche per queste modificazioni del comportamento è fondamentale l'esempio dei genitori.

Finalmente parliamo di "diete", escludendo subito quelle che vede pubblicizzate sui vari giornali: possono anche essere equilibrate ed efficaci ma quasi sempre sono studiate per persone adulte. E’ importante invece che una dieta sia calcolata in base alle esigenze individuali, soprattutto nel caso dei bambini che sono in fase di crescita: è quindi indispensabile il consiglio del pediatra o del dietologo. Rispettare una dieta rappresenta un grosso sacrificio per cui è necessaria una seria motivazione e la decisione del bambino di affrontare dei sacrifici per diminuire di peso o per non aumentare (utilizzando quindi la prevista crescita in altezza); sarà il suo pediatra a consigliarle la strategia migliore e a valutare il periodo più adatto per iniziare una dieta. Un problema delle diete è la possibilità di un insuccesso: se un bambino non riesce a perdere il peso o ottiene un successo solo temporaneo proverà sfiducia in se stesso e nella possibilità di cambiare la sua condizione di obeso.

Nel periodo pre-adolescenziale o adolescenziale la dieta va seguita con attenzione perché vi è il pericolo degli eccessi (soprattutto nelle ragazze) con l'incapacità di accontentarsi del peso raggiunto; in questo periodo l'aiuto e la valutazione del pediatra sono fondamentali. Una dieta rappresenta comunque un episodio nella vita del bambino, utile per dimagrire, ma deve essere accompagnata da una strategia globale, come quella appena descritta, che permetta di consolidare nel tempo gli effetti del calo ponderale nella speranza di raggiungere lo scopo principale di questo difficile lavoro di educazione sanitaria: un adulto con uno stile di vita sano che abbia un buon rapporto con il cibo e che non sia obeso.

19/7/2000

23/2/2009

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