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Sindrome di Sandifer

La Sindrome di Sandifer è caratterizzata da occasionali oscillazioni del capo associate a brusche contrazioni laterali. Le terapie da seguire.

a cura di: Dott. Roberto Bussi (pediatra)

Cos'è la sindrome di Sandifer? Che sintomatologia presenta? Come può essere curata? C'è pericolo di recidive in futuro? Potrebbe esserne affetta mia nipote, che ha solo tre mesi. Pensavamo a delle crisi epilettiche, ma ci hanno detto che potrebbe trattarsi di questa patologia.

La Sindrome di Sandifer è caratterizzata da occasionali oscillazioni del capo associate a brusche contrazioni laterali e a deviazioni parossistiche del tronco, e da ruminazione ricorrente. La loro durata va da qualche secondo a qualche minuto. Fa parte di quei sintomi neuro comportamentali conseguenti a reflusso gastro-esofageo doloroso. All'inizio questo quadro può essere confuso con una epilessia, ma l'elettroencefalogramma e la relativa obiettività neurologica negativi escludono questa diagnosi. La diagnosi di reflusso si fa con una ecografia esofagea ed un monitoraggio del PH gastrico per 24 ore e, in casi selezionati con una gastroscopia. I sintomi migliorano con una terapia posturale, dietetica, farmacologia e, nei casi più gravi e resistenti, chirurgica.

La terapia posturale consiste nel porre il bambino in posizione prona (a pancia in giù) con il capo rialzato di circa 30° sul piano orizzontale. Tale provvedimento, assai dibattuto in relazione agli eventuali effetti negativi che può avere sulla SIDS (Sindrome da morte improvvisa del lattante), rimane tuttora consigliato, seppur spesso non del tutto accettato dal bambino. La terapia ispessente e dietetica consiste nell'incrementare la consistenza dei pasti con l'aggiunta di cereali al latte; inoltre, talvolta, può essere utile aumentare il numero dei pasti al giorno, riducendone la singola quantità. Nel bambino più grande è consigliata una dieta che mantenga il soggetto normopeso, evitando l'eccesso di grassi in genere ed in particolare evitando cioccolato, tè, caffè, bevande gassate e/o ghiacciate.

La terapia farmacologica si basa su farmaci favorenti lo svuotamento gastrico e/o ad azione antiacida che possono essere utilmente impiegati nella terapia del reflusso gastro-esofageo non complicato. Nel caso di una esofagite documentata mediante endoscopia è indicata anche la somministrazione di farmaci che agiscono bloccando o inibendo la secrezione acida da parte dello stomaco. La terapia chirurgica trova indicazione in assenza di risposta alla terapia medica od in situazioni particolari, quali gravi crisi di laringospasmo e/o di broncospasmo o di reflusso gastro-esofageo secondario a malattie neurologiche. Il reflusso gastro-esofageo, pur nella sua variabilità, è una evenienza molto comune e quasi fisiologica nel lattante fino a 6-8 mesi. Dopo questo periodo tende a migliorare e a scomparire. Quindi anche la sindrome di Sandifer, se supportata con la terapia suesposta, migliora nel tempo.

9/5/2003

3/8/2015

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