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Il Pediatra risponde

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Gli vengono le vertigini

Il capogiro può essere difficile da descrivere per un bambino. Talvolta una sensazione di "testa vuota" può accompagnare riduzioni della glicemia.

a cura di: Dott. Italo Marinelli (pediatra)

Mio figlio di anni dodici ha, da ormai circa tre anni, crisi di vertigini (senso di sbandamento) ogni tre mesi, per tre o quattro giorni, che si manifestano in particolar modo la mattina. Abbiamo effettuato controlli ematici e dell'apparato uditivo con esito negativo. Soffre di leggero ipotiroidismo preclinico. Quale può essere la causa?

Il capogiro può essere difficile da descrivere per un bambino e, talvolta, una sensazione di "testa vuota" può accompagnare riduzioni della glicemia e dell'irrorazione o della ossigenazione cerebrale o, più frequentemente, sindromi influenzali o banali infezioni delle alte vie respiratorie. Per vertigine si intende la sensazione di rotazione o giramento nei confronti dell'ambiente circostante o dell'ambiente rispetto a sé stessi. 

Diverse condizioni morbose possono essere alla base delle vertigini. Tra le patologie dell'orecchio medio ed interno, ricordiamo l'otite media acuta e cronica, la labirintite (infiammazione dei canali semicircolari, i "sensori periferici dell'equilibrio"), il colesteatoma (N.d.R.: è un'infezione cronica dell'orecchio medio con secondaria distruzione ossea), i danni da tossici (salicilati come l'aspirina, e alcool) o farmaci (streptomicina, gentamicina). La sindrome di Meniere è causata da un aumento della pressione nell'orecchio interno e può essere associata a vertigine ricorrente. La vertigine, associata a gravi disturbi dell'equilibrio può essere dovuta a malattie del cervelletto, acute, quali la cerebellite post-infettiva (spesso dopo varicella) o evolutive, di natura infiammatoria (sclerosi multipla) o tumorale (astrocitoma, medulloblastoma). Altre forme neoplastiche quali il neurinoma del nervo acustico o glomi del tronco possono essere causa di vertigine.

La valutazione della vertigine può richiedere un approccio multi-specialistico, l'esecuzione di alcuni test funzionali (prove vestibolari, timpanometria) ed, in caso di coesistenza di sintomi neurologici importanti, di elettroencefalogramma e indagini neuroradiologiche (TAC, Risonanza Magnetica). 

Il fatto che da tre anni suo figlio soffra di vertigini senza che sia emersa altra patologia rilevante porta ad escludere le più importanti forme evolutive (neoplasie, patologie infiammatorie croniche). La ripetitività ciclica del fenomeno rende suggestiva l'ipotesi che si possa trattare di una vertigine parossistica benigna. Tale condizione rientra nell'ambito della cosiddetta sindrome periodica, che comprende una serie di malattie quali il vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, il torcicollo benigno dell'infanzia, i dolori di crescita, le quali hanno in comune la caratteristica di presentarsi in forma acuta (parossistica) con una certa periodicità e di regredire spontaneamente dopo alcuni giorni. Sono considerate precursori o equivalenti dell'emicrania. Una volta escluso che il problema di suo figlio sia dovuto ad una malattia organica sulla base della storia, dell'esame obiettivo e di eventuali esami, la vertigine parossistica benigna può essere trattata con farmaci anti-istaminici o anti-serotoninergici (analogamente a quanto si fa per la profilassi dell'emicrania) ma l'evoluzione sostanzialmente benigna permette anche di praticare un atteggiamento di attesa limitandosi a controlli clinici periodici.

15/3/2001

15/12/2016

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