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Varicella in gravidanza

La varicella in gravidanza può avere conseguenze diverse per il feto in base al periodo di gravidanza.

a cura di: Dott. Valdo Flori (pediatra)

Sono alla 27° settimana di gravidanza e non so con esattezza se ho contratto la varicella durante l'infanzia. Mio padre è stato a contatto con bambini infetti dal suddetto virus e pure lui non sa se l'ha avuta in infanzia. Che precauzioni devo prendere? Che percentuale di contagio per il feto ci sono? Dagli esami fatti settimane fa risulta l'immunità a questa malattia? Il citomegalovirus è risultato 'non immune': cosa c'entra, è un herpes anche questo?

La varicella, come tutte le malattie virali, per manifestarsi necessita di un periodo di incubazione (di 15-21 giorni). La trasmissione del virus normalmente avviene per contatto diretto con la persona infetta (il periodo di contagiosità va da 1-2 giorni prima della comparsa delle vescicole a 5 giorni dopo). La trasmissione indiretta (senza cioè il contatto diretto con il malato) può avvenire solo con oggetti contaminati di fresco dalle secrezioni delle vescicole o dalle mucose delle persone infette, in quanto il virus è molto labile all'ambiente.

Pertanto suo padre può contagiarla solamente se prende lui stesso la malattia. Non sapendo se suo padre è suscettibile a prendere la malattia l'unica cosa veramente sicura per non essere contagiati è di evitare il contatto diretto nel periodo che va tra i 10 e i 21 giorni dall'ultimo contatto con un bambino infetto.

Se la varicella si sviluppa durante la gravidanza, il virus passa facilmente anche al feto, tramite il sangue materno e attraverso il cordone ombelicale. Però, più che la possibilità di contagio per il feto (alta), è importante conoscere che le conseguenze sono molto diverse in base al periodo di gravidanza nel quale avviene il contagio.

Nei primi tre mesi, come anche con altre malattie infettive, si ha il più alto rischio di embriopatia (cioè di malattia dell’embrione); nel secondo trimestre la percentuale di rischio per il bambino decresce progressivamente con il passar del tempo; negli ultimi tre mesi la malattia non è pericolosa per il feto, che può sviluppare una banale varicella in utero, con la sola conseguenza di poter avere più facilmente un Herpes Zoster (fuoco di S. Antonio) nei primi anni di vita; negli ultimi 5 giorni di gravidanza e nei primi 2-3 giorni dopo il parto, la varicella della madre merita particolare attenzione, in quanto può essere causa di una forma grave e disseminata di malattia nel neonato.

In caso di esposizione nei periodi di "rischio" è indicata la somministrazione di Gammaglobuline specifiche contro il virus Varicella-Zoster (VZIG) sia alla madre (in caso di contagio nei primi 3 mesi e negli ultimi 20 giorni della gravidanza) che al neonato (in caso di varicella materna nei 5 giorni precedenti e nei 2 seguenti il parto. L’eventuale immunità alla varicella può essere accertata solamente con il dosaggio nel sangue degli anticorpi specifici per il virus Varicella-Zoster.

Riguardo al citomegalovirus, esso fa parte della famiglia dei virus erpetici, ma è un virus diverso e non ha un'immunità crociata con il virus Varicella-Zoster, pertanto non avere immunità contro il citomegalovirus, non vuol assolutamente dire di essere suscettibili anche alla varicella. È utile ricordare che il virus Varicella-Zoster è responsabile sia della varicella che dell’herpes Zoster (fuoco di S. Antonio).

Quando si incontra per la prima volta il virus VZ si prende la varicella con il suo tipico decorso: incubazione, malattia, guarigione. Dopo la malattia però Il virus VZ non viene completamente eliminato dall'organismo, ma rimane (senza dare alcun segno di sé) all'interno dei gangli nervosi (punti di incrocio e di partenza dei vari nervi).

Per fattori esterni (stress, malattie…) il virus si può improvvisamente riattivare e dare la tipica sintomatologia del "fuoco di Sant'Antonio": grappoli di vescicole (uguali a quelle della varicella) che si distribuiscono lungo il decorso dei vari nervi (Zoster oftalmico, toracico, lombare…), spesso accompagnate da dolore "urente" (bruciante). Ne consegue che se un bambino sta a contatto con il nonno affetto dal "Fuoco di Sant'Antonio" può prendersi la varicella, trattandosi dello stesso virus.

Non può essere vero il contrario: dalla varicella del nipotino, il nonno non può prendersi il "Fuoco di Sant'Antonio", in quanto questo si ha solo per l'attivazione di un virus già presente nell'organismo e non per contagio.

1/12/1997

30/3/2010

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