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A cura di Dott.ssa Donatella Bresciani (Ginecologa), Prof. Silvano Zaglio (Specialista in Ostetricia e Ginecologia - Andrologia)
Il cordone ombelicale, che permette lo scambio di sostanze nutritive e di ossigeno fra la madre e il feto durante la gravidanza, viene reciso e generalmente buttato dopo la nascita del bambino.
Il sangue in esso contenuto, denominato sangue placentare in quanto sangue del bambino che permane nella placenta al termine del parto, è ricco di cellule staminali del tutto simili a quelle contenute nel midollo, dalle quali hanno origine i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Queste cellule hanno un ruolo importante nella cura di alcune gravi malattie del sangue in particolare leucemie e linfomi.
Rispetto al midollo osseo, anch’esso impiegato per i pazienti affetti da leucemia e linfomi che necessitano di un trapianto, il sangue placentare presenta alcuni vantaggi: può essere raccolto e conservato presso adeguate strutture per più di dieci anni, essendo così immediatamente disponibile in caso di necessità; inoltre l’immaturità immunologica delle cellule in esso contenute riduce il rischio di una grave complicanza, la malattia del trapianto contro l’ospite, frequente dopo il trapianto di midollo osseo.
Subito dopo il parto, sia naturale che cesareo, quando il cordone è già stato reciso, il sangue cordonale viene prelevato con ago sterile e raccolto in una sacca per donazione. Questa procedura è innocua e indolore. La quantità di sangue raccolto, che varia da 50 a 150 ml, contiene cellule staminali sufficienti per un trapianto in bambini e individui fino a circa 50 kg di peso. La sacca sterile contenente il sangue cordonale deve giungere entro trenta ore dal parto alla banca del cordone ombelicale di riferimento, dove personale specializzato effettua le analisi necessarie e procede al congelamento a -190 °C in azoto liquido.
Il sangue del cordone ombelicale può essere usato per un trapianto solo se è privo di agenti infettivi. E’ necessario quindi effettuare alcuni controlli oltre che sullo stesso sangue anche sulla donna che partorisce. Si tratta solo di due prelievi di sangue: uno al momento del parto e uno sei mesi dopo.
La donna deve perciò dare il suo consenso alla donazione e la sua disponibilità a sottoporsi alle analisi di controllo. Deve inoltre acconsentire alla raccolta dei suoi dati sanitari volta a verificare che non sia portatrice di malattie genetiche o infettive trasmissibili.
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