Gravidanza
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Pericolo toxoplasmosi in gravidanza
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A cura di Dott. Guido Vertua, Pediatra
Pubblicato il · aggiornato il
Avrei una questione da porvi sulla Toxoplasmosi. Ho già letto le altre risposte, ma nessuna risponde al mio dubbio: fino a quando è dannosa? Ho sentito pareri contrastanti; c’è chi dice che è pericolosa nei primi tre mesi di gravidanza, chi fino al parto, e chi fino allo svezzamento. Chi ha ragione? E quali problemi comporta la malattia in queste varie fasi?
Durante la gravidanza la frequenza media di trasmissione del Toxoplasma Gondii (l’agente patogeno della toxoplasmosi) al feto è di circa il 15% nel primo trimestre, del 30% nel secondo e del 60% nel terzo fino ad arrivare ad oltre il 90% in prossimità del parto. In altre parole quanto più è avanzata la gravidanza, tanto più facile è la trasmissione della malattia al feto; ma quanto è più precoce il passaggio del parassita attraverso la placenta, tanto più severo è il quadro clinico.
Quando il contagio si verifica nel primo trimestre di gestazione, esso può infatti determinare l’aborto, la morte in epoca neonatale o provocare gravi manifestazioni alla nascita come lesioni neurologiche (anomalie del cranio, convulsioni, calcificazioni intracraniche), lesioni oculari (infiammazione della retina e di altre strutture dell’occhio, strabismo, cataratta, atrofia del nervo ottico ecc.), ingrossamento del fegato e della milza, anemia, ittero, polmonite, febbre, manifestazioni cutanee, diminuzione del numero delle piastrine.
Se invece l’infezione fetale si verifica nei periodi successivi della gravidanza, al momento della nascita il neonato presenta, nella maggior parte dei casi, una forma modesta o sub-clinica. In questi ultimi bambini tuttavia le conseguenze dell’infezione possono rendersi evidenti dopo diversi anni dalla nascita e si manifestano con ritardo mentale, difficoltà di apprendimento, disturbi visivi o cecità.
La toxoplasmosi acquisita dopo la nascita è invece, nella maggior parte dei casi, asintomatica. Quando compaiono sintomi, essi sono aspecifici e comprendono malessere generale, febbre, dolori muscolari, dolore alla deglutizione, manifestazioni cutanee, ingrossamento del fegato e della milza e, soprattutto, ingrossamento dei linfonodi, in particolare quelli cervicali. In questi casi il decorso clinico è comunque quasi sempre benigno e la malattia guarisce in genere spontaneamente.
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