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A cura di Dott.ssa Donatella Bresciani (Ginecologa), Prof. Silvano Zaglio (Specialista in Ostetricia e Ginecologia - Andrologia)
La rosolia è una malattia contagiosa di origine virale. E' molto diffusa e piccoli focolai di infezione, che interessano qualche regione o città, sono sempre presenti; ogni 2 – 4 anni ci sono poi epidemie che colpiscono la maggioranza della popolazione non ancora immune. Una volta avuta, l’immunità è permanente.
Quando la rosolia colpisce una donna ai primi mesi di gravidanza, il virus in circolazione nel suo sangue può attraversare la barriera della placenta e danneggiare l’embrione, provocando malformazioni molto gravi. Se ciò accade nel primo trimestre di gravidanza, è abbastanza frequente l’aborto spontaneo.
Se la gestazione invece giunge al termine, le probabilità che il piccolo nasca malformato dipendono dal momento in cui è avvenuto il contagio: poco più del 60% se è successo al primo mese, tra il 40 e il 50% al secondo, il 10-20% al terzo, meno del 10% al quarto.
I sintomi
I più tipici sono macchie di color rosa delicato che compaiono prima sul viso e poi su tronco e arti, una febbre leggera, un ingrossamento delle ghiandole del collo e, a volte, un raffreddore. Si manifesta dopo 2 -3 settimane dal contagio e si conclude nell’arco di 2- 5 giorni. Tutti questi sintomi possono però essere poco evidenti o mancare del tutto, tanto che spesso la rosolia passa del tutto inavvertita.
La prevenzione prima di una gravidanza
La gravidanza dovrebbe essere affrontata in condizioni di immunità, cioè quando l’organismo ha già fabbricato le proprie armi di difesa contro il virus. Si diventa immuni solo dopo aver avuto la malattia o dopo essere state vaccinate. E’ inutile frugare nella memoria per ricordarsi se si è fatta la rosolia o no: spesso può passare inavvertita.
Inoltre le malattie virali che danno sintomi simili sono molte e non è rara una diagnosi scorretta: il rischio è quello di ritenersi immuni mentre non lo si è affatto. Il metodo più sicuro per valutare il proprio grado di immunità è il Rubeo test. Il risultato del test è espresso con un numero che indica il tasso di anticorpi antirosolia.
Se il tasso di immunità è insufficiente non si è immuni ed è consigliabile la vaccinazione antirosolia,oppure se il test denuncia una rosolia in atto, bisogna evitare la gravidanza per almeno tre mesi: va quindi usato un contraccettivo sicuro.
La prevenzione dopo essere rimaste incinte
Se si risulta non immuni, non è più possibile fare la vaccinazione perché anche il virus attenuatato presente nel vaccino può danneggiare l’embrione.
Rimane possibile un altro tipo di protezione preventiva, nel caso si avesse a che fare con un malato di rosolia: l’immunizzazione passiva mediante gammaglobuline umane, che non è una vaccinazione e non può essere considerata sicura. Chi lavora a contatto con i bambini, che sono la maggior fonte di contagio, può chiedere il precongedo di maternita’.
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