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Mi pongo il problema di come sgridare ed eventualmente punire il mio bambino di 14 mesi quando compie degli atti che non dovrebbe compiere o, in quanto pericolosi per lui, o in quanto potrebbero danneggiare cose ed oggetti della casa. Io in primo luogo gli dico: NO!, usando un tono alterato, per fargli capire che sono arrabbiata e no lo approvo e contestualmente lo distolgo fisicamente da ciò che stava facendo, ma lui ogni volta torna a farlo di nuovo, e mi accorgo che lo fa per dispetto. Allora a quel punto lo prendo e lo metto in castigo nel suo lettino per circa 5 minuti, durante i quali lui naturalmente piange. Ovviamente dopo la punizione lui torna a fare lo stesso atto e non mi resta che distrarlo con qualche gioco per distoglierlo definitivamente. Quello però che mi preme è che lui capisca ciò che può fare e ciò che invece non può fare. E' troppo presto perché io pretenda questo? Come devo pormi nei suoi confronti quando mi disobbedisce per dispetto? Come devo trattarlo?

Un bambino di 14 mesi non va mai punito per le marachelle che combina, nemmeno fosse un piccolo Gianburrasca. A questa età il bambino non coglie la differenza tra bene e male, tantomeno tra giochi pericolosi e non; quindi conviene stare sempre con gli occhi aperti e non fidarsi mai a lasciarlo solo. Se poi ripete spesso delle azioni scorrette, probabilmente lo fa per attirare l'attenzione della mamma. Non serve punirlo in quanto, a questa età, non ne capisce il significato: la relazione causa-effetto ("se faccio così, allora succede che ...") è in fase di strutturazione, ma sicuramente l'interiorizzazione delle regole (il cosiddetto "super-io", cioè la coscienza dei doveri e dei limiti) è ancora ben lontana nel tempo. Il bambino ha bisogno di giocare con la mamma per scoprire il mondo che lo circonda: non dimentichiamo che, probabilmente, da poco ha imparato a camminare.

Non va parcheggiato da qualche parte, neanche nella più bella cameretta piena di balocchi, ma va aiutato a scoprire la realtà che lo circonda. Abitualmente dopo il 24°- 30° mese il bambino comincia a capire ciò che può o non può fare. Il processo dell'apprendimento e della conseguente educazione (i genitori sono responsabili della scelta) è un cammino lento, ma quotidiano. Mentre il bambino impara a vivere nel mondo, i genitori si esercitano nella pazienza, nella capacità di comprendere e nell'accettazione della diversità (con i figli, niente risulta mai essere come lo avevamo previsto). Davvero non sappiamo chi faccia più progressi!

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