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A cura di Dott.ssa Loredana Piratoni (Psicologa)

Sono il padre di una bimba di tre anni, che talvolta lascia un po' sorpresi mia moglie ed io. Talvolta, in seguito a rimproveri un po' più forti del solito, nostra figlia comincia un pianto nervoso, inarrestabile, seguito da schiaffi che lei si infligge sulla testa e sulla faccia. Anche usando molta dolcezza non è facile riportarla alla calma: qualche consiglio?

In linea generale va detto che, quando i bambini fanno qualcosa di sbagliato, arrivano puntualmente i rimproveri: perché questi siano educativi, non devono annichilire e devono essere comprensibili. Frequentemente, il passo successivo è la punizione: quest'ultima agisce da rinforzo negativo rafforzando il divieto. Fin qui parliamo di una comunicazione semplice e lineare, che difficilmente non viene recepita: si aiuta il bambino a capire ciò che può o non può fare, e se fa qualcosa che non deve ha la punizione.

Una variante aberrante di questo schema è rappresentata dalla minaccia: aggiunta o sostituita alla punizione, serve solo a confondere e a creare inutili angosce. Ricordiamo che con un rimprovero bisogna far capire al bimbo che non deve ripetere ciò che ha fatto, e se la situazione e l'età lo consentono, spiegarne i motivi: lo scopo è che, con il tempo, il bambino interiorizzi il divieto e gli serva da orientamento.

In questa situazione, mi sono a lungo chiesta in cosa consistano i "rimproveri un po' più forti del solito", e sinceramente non li so immaginare: se da un lato il "pianto nervoso inarrestabile" mi fa pensare più ad un capriccio non esaudito, dall'altro gli "schiaffi che si autoinfligge" mi fanno pensare a una bimba che abbia interiorizzato solo la punizione, o che per lo meno abbia un grado di tolleranza alle frustrazioni molto basso.

Purtroppo non saprei dire quale sia il caso di questa bimba, e mi piacerebbe molto avere un esempio dettagliato dei rimproveri che scatenano queste crisi: fatemelo sapere, soprattutto se sono andata completamente fuori strada nell'inquadrare il caso.

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