Saperne di più

per approfondire insieme

A cura di Dott. Leo Venturelli (Pediatra)

Normalmente sono caratterizzati da ripetute e rapide scosse muscolari, dette anche spasmi. In genere interessano i muscoli del viso o delle spalle: ammiccamenti con gli occhi, smorfie della faccia, corrugamento della fronte, scosse del capo, movimenti verso l'alto delle spalle. I tic sono più frequenti nei maschi (tre volte di più che nelle femmine); si presentano quasi sempre durante l'età della scuola, dai sei ai dieci anni. Circa il 20% dei ragazzi ha questo problema, che viene ad essere più evidente quando il bambino è preoccupato, teso o sotto stress.

In effetti i tic sono l'espressione esterna, involontaria, di una tensione emotiva. Di solito si verificano in soggetti normali, svegli, sensibili; sono più a rischio i bambini timidi e coscienziosi, anche se i tic possono presentarsi in bambini instabili e turbolenti. Sono accentuati spesso dalla invadente presenza di genitori eccessivamente pretenziosi, che, per esempio, si mettono a fare paragoni tra il bambino e i suoi fratelli, o sulle sue abilità. Se i genitori non danno peso al difetto, i tic tendono a sparire nel giro di due - tre mesi, massimo in un anno. Se si applicano strategie rilassanti sul bambino eccessivamente emotivo, spariscono ancor prima.

Senza alcun intervento i tic comunque vanno gradatamente e spontaneamente a risoluzione spontanea nei mesi successivi; solo il 3% dei bambini sviluppano tic persistenti e fastidiosi se non aiutati.

Come aiutare un bambino coi tic?

  • Cercate di far rilassare il bambino a livello generale
    I tic sono un barometro della tensione interna; assicuratevi che vostro figlio abbia del tempo libero, non sia soverchiato da più attività organizzate. Se è molto auto-critico, lodatelo per i suoi comportamenti e fate sì che riprenda fiducia in sé stesso.
  • Fate finta di niente davanti ai tic quando si verificano
    Quando un bambino presenta dei tic, non concentrate l'attenzione su di lui; se gli fate notare il suo difetto tutte le volte, reagirà con maggior tensione e ansia, piuttosto che con l'accettazione del suo comportamento, creando un circolo vizioso. Non lasciate che fratelli o altri lo prendano in giro: assicuratevi che tutti si comportino in questo modo.
  • Identificate e rimuovete i fattori determinanti tensione
    Provate a tenere, a sua insaputa, un diario dei tic, per segnarvi quali fatti sono avvenuti prima degli spasmi abituali; da qui dovreste essere in grado di risalire a quegli eventi che scatenano le crisi. Diminuite comunque la pressione psicologica esercitata in merito ai suoi risultati scolastici, alla pulizia della sua camera, alle performance sportive. Evitate medicine a base di efedrina, per esempio i decongestionanti nasali, che possono favorire la comparsa dei tic.
  • Non parlate dei tic, quando non si verificano
    Se il bambino ha dei periodi senza tic, non sollevate il problema. Solo se il discorso parte dal bambino che vi chiede informazioni in merito, siate disponibili a parlarne; spesso il bambino se ne vergogna. Rassicuratelo che tutto finirà presto e che riprenderà il controllo di questi spasmi involontari.
  • Evitate qualsiasi punizione per i tic
    Alcuni genitori credono che basti fare la voce grossa per spaventare il bambino e impedirgli di avere i tic: non c'è nulla di più falso. Del resto non servono nemmeno massaggi o esercizi di rilassamento ai muscoli facciali; né osservazioni allo specchio, perché darebbero comunque risalto al problema.

Consultate il vostro pediatra se:

  • i tic compromettono i rapporti coi coetanei a scuola o in gruppo;
  • si associano ad altri disturbi, come parole, versacci, imprecazioni;
  • si presentano insieme a tosse;
  • coinvolgono parti del corpo diverse dalla testa, spalle, faccia;
  • diventano frequenti, più di 10 al giorno;
  • durano a lungo, più di un anno;
  • ci sono dubbi o domande. 

Altro su: per approfondire insieme

Il miracolo delle emozioni dalla vita prenatale all'adolescenza
Il linguaggio delle emozioni è attivo da prima della nascita
Il desiderio di imparare si apprende in famiglia
Il desiderio di imparare si apprende in famiglia, dall'atteggiamento di ricerca, curiosità che dimostrano gli adulti.
Se i bambini vogliono pranzare con la TV accesa
Non è facile dialogare con i figli. Per favorire il dialogo con i bambini è consigliabile tenere spenta la TV quando si pranza.
Rispondere alle paure dei bambini
Per rispondere e tranquillizzare le paure dei bambini occorre dare risposte e spiegazioni adeguate quando le chiedono, senza rimandare.
Genitori e figli giocano
Il gioco tra genitori e figli permette di migliorare la relazione familiare.
Bambini con difficoltà cognitive
Bisogna essere sempre fiduciosi che i nostri figli possano migliorare le proprie capacità cognitive e dare di più di quello che crediamo.