Il Pediatra risponde
i nostri medici specialisti dei bambini
A cura di Dott.ssa Teresa Santilli (Neonatologa)
Abbiamo appreso dai giornali di recente che i bambini nati prematuri hanno elevate probabilità di soffrire di seri disturbi cardiovascolari in età adulta: è vero? Esistono delle statistiche? Se si, quali sono le cause e le eventuali cure di prevenzione?
Da molti anni ormai si formulano ipotesi sulla correlazione esistente tra il basso peso alla nascita ed il rischio di ipertensione e/o malattie cardiovascolari nella vita da adulti. "L’ipotesi Barker" è stata denominata per l’appunto dal nome del ricercatore che nel 1988 la propose, ed è stata poi dibattuta in molte sedi, cosi come numerosi studi si sono occupati del problema, senza giungere, a tutt’oggi, a risultati univoci, tant’è che il dibattito continua ancora. Uno studio molto recente, condotto in Australia (luglio 1999), ha preso in esame ben 584 soggetti all’età di 8 anni e poi all’età di 20 anni; si è riscontrato che il basso peso alla nascita era associato ad una elevata pressione sanguigna all’età di 20 anni, mentre tale correlazione era meno evidente all’età di 8 anni, come se il fenomeno fosse amplificato con il passare del tempo. Una revisione della letteratura effettuata nel 1995 con particolare riferimento alla popolazione africana ha messo in evidenza anch’essa una stretta correlazione tra il peso alla nascita e la pressione sanguigna.
Alla stessa conclusione sono giunti gli autori di uno studio in Svezia che sottolineavano il maggior rischio di ipertensione nei soggetti con basso peso alla nascita ed in quelli piccoli per l’età gestazionale, rispetto a quelli con peso appropriato in relazione all’età gestazionale. Dunque, non la prematurità di per sé, ma il difetto di crescita intrauterina avrebbe un ruolo preminente nel determinismo del maggior rischio cardiovascolare. Di contro bisogna citare uno studio prospettico condotto negli USA di recente, in cui sono stati seguiti 137 soggetti dalla nascita fino all’età di 28 anni, effettuando ben nove rilevazioni pressorie durante questo lungo periodo: non sono state evidenziate correlazioni tra il peso alla nascita e la pressione sanguigna, mentre si è posta l’attenzione sul ruolo che l’accrescimento somatico post-natale avrebbe sui fattori di rischio cardiovascolari.
In conclusione si può dire che necessitano ancora molti studi per definire la questione e soprattutto per individuare, in caso di correlazione positiva tra basso peso ed ipertensione arteriosa, le cause di tale aumentato rischio (van der Graf aveva trovato un’associazione tra basso peso alla nascita ed elevata concentrazione di trigliceridi nel periodo successivo alla prima infanzia, senza peraltro poter affermare con certezza la sua correlazione con la pressione sanguigna). Allo stato attuale, in mancanza di dati statistici certi, si può solo suggerire di mettere in atto, per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e dell’ipertensione, quelle misure igienico-dietetiche che vengono prese in considerazione per tutta la popolazione infantile, esasperando l’attenzione nei riguardi dei bambini di basso peso alla nascita. Non dimentichiamo, a questo proposito, l’importanza dell’allattamento materno dalla nascita fino almeno al sesto mese di vita, nel prevenire o attenuare i fattori di rischio cardiovascolari nell’età adulta. Inoltre, un attento follow-up dei soggetti prematuri con basso peso alla nascita permette di individuare precocemente eventuali disturbi cardiovascolari e di mettere in atto tempestivamente misure dietetiche e/o farmacologiche adatte all’uopo.
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