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A cura di Dott. Giuseppe Varrasi (Pediatra)

Mio figlio Andrea (di 21 mesi) si è preso la "sindrome di Kawasaki"; Andrea ha preso la sindrome in maniera abbastanza seria ed ha ora i due rami dell'arteria coronarica e la terza arteria cardiaca (non ricordo ora il nome) dilatate. Per il resto il bimbo dopo il decorso della forma virulenta sembra tornato come prima, gioca e corre normalmente. Premettendo che siamo ben seguiti dal pediatra di Andrea, che ci ha inviato presso un centro di cardiologia pediatrica, volevamo sapere qualcosa in più.

La malattia di Kawasaki è una vasculite, cioè una malattia dei vasi sanguigni, la cui causa è attualmente non nota. Colpisce soprattutto bambini al di sotto dei 4 anni (picco massimo nel 2° anno, come Andrea). Si chiama anche sindrome "muco-cutaneo-linfonodale", perchè si manifesta con sintomi acuti a carico delle mucose (congiuntivite, lesioni alla bocca), della cute (eruzione su tutto il corpo; gonfiore al dorso ed arrossamento al palmo delle mani e dei piedi) e dei linfonodi (ingrossamento delle ghiandole del collo e di altri distretti), accompagnati da febbre elevata e prolungata.

L'inizio della guarigione è spesso segnato da una desquamazione delle mani e dei piedi e da qualche dolore articolare. L'aspetto più pericoloso di questa malattia, però, è la sofferenza a carico del cuore (che avviene in forma grave nel 5-10% dei casi): se vengono colpite le coronarie (che sono le arterie che portano il sangue al cuore), il bambino corre il rischio di un infarto (perchè l'arteria si ostruisce e il sangue non arriva) o di un aneurisma (dilatazione dell'arteria, che può arrivare a rompersi).

E' quindi assolutamente necessario il controllo cardiologico da parte di un centro specializzato, che effettuerà gli accertamenti necessari e presumibilmente prescriverà una terapia con farmaci antiaggreganti (tipo l'Aspirina), per prevenire la formazione di trombi (coaguli) nelle arterie dilatate. Come prognosi, ovviamente generica, si può dire che in 2 casi su 3 le dilatazioni arteriose si risolvono entro due anni; negli altri casi, rimane qualche difetto (dilatazione o restringimento) che andrà tenuto sotto controllo.

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