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A cura di Dott.ssa Teresa Santilli (Neonatologa)

Mio figlio è nato alla 25° settimana di gestazione con un peso di 775 grammi; attualmente si trova in un reparto di terapia intensiva, dove è curato con estrema professionalità. I pediatri che lo hanno in cura non si sbilanciano eccessivamente sulle sue condizioni anche se il peso è in continuo aumento (ad oggi, dopo 50 giorni, è di 1040 grammi). Dopo la nascita, per aiutarlo nella respirazione è stato intubato e, dopo un mese, è passato ad utilizzare l'infant-flow. Ora mi dicono che, nonostante i vari tentativi fatti di eliminare il respiratore, il bambino non riesce a respirare autonomamente e che probabilmente per molto tempo dovrà essere aiutato con l'ossigeno. Quindi mi chiedo quali sono le difficoltà di carattere respiratorio che normalmente si hanno nei casi relativi a bambini nati così prematuri, e come evolvono anche nell'ottica del futuro accrescimento del piccolo.

I prematuri, soprattutto se di età gestazionale inferiore a 27 settimane e di peso inferiore a 1000 g, sono soggetti ad una malattia respiratoria legata ad immaturità biochimica del polmone, cioè ad una minor produzione di surfattante, che è la sostanza che impedisce il collabimento alveolare alla fine dell’espirazione. Tale malattia prende il nome di "malattia delle membrane ialine polmonari". Essa ha la massima incidenza (85%) proprio nella categoria di neonati prematuri di peso molto basso (500-750 grammi).

Gli alveoli polmonari colpiti da tale patologia, privi quindi di surfattante e pieni di liquido derivante dai capillari perialveolari (liquido che non è stato riassorbito al momento della nascita e che continua ad aumentare per l’aumentata permeabilità alveolo-capillare), per potersi espandere necessitano spesso di ventilazione meccanica ed ossigenoterapia ad alte concentrazioni, a volte.

Questi due presidi terapeutici, che presentano come effetti collaterali negativi il danno ossidativo (dovuto all’ossigeno) ed il barotrauma (vale a dire il trauma dovuto al picco di pressione inspiratoria utilizzato per la ventilazione meccanica) possono essere essi stessi causa, insieme ad altri fattori, della mancata guarigione della malattia e della sua transizione nella displasia broncopolmonare.

Tale patologia è per definizione una ossigeno-dipendenza per 28 giorni o più in un neonato di peso molto basso sottoposto a ventilazione meccanica. In questi ultimi anni è diventata sempre più rara, almeno nella sua forma più grave (incidenza compresa tra il 4,2 ed il 40%) per l’impiego del surfattante suppletivo e per il miglioramento delle tecniche di ventilazione meccanica (impiego di trigger flusso-sincronizzato).

L’evoluzione di questa patologia respiratoria nella maggior parte dei casi è favorevole: i neonati colpiti presentano un lento miglioramento della funzione polmonare e del quadro radiografico e, dopo un periodo di tempo variabile, possono essere divezzati dal respiratore e dall’ossigeno.

La prognosi varia a seconda della gravità: nei primi due anni di vita è frequente, oltre allo scarso accrescimento staturo-ponderale, una ri-ospedalizzazione per infezioni da virus respiratorio sinciziale e/o broncospasmo. Nel corso degli ultimi anni, soprattutto in seguito alla messa a punto di misure profilattiche (somministrazione di steroidi alla madre, uso di surfattante suppletivo, somministrazione di steroidi al neonato con modalità pulsata) la mortalità nel primo mese di vita si è ridotta al 30-40%.

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