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A cura di Dott.ssa Tiziana Candusso (Pediatra)

Marta 12 anni: stiramento del plesso brachiale destro. Aspettare una diagnosi (tre mesi) quali rischi comporta? Il tardare nell'intervenire sul successivo lento ma costante peggioramento dello stato di mobilità del braccio che diviene "sempre più pesante", nella peggiore delle ipotesi, può essere pregiudicante per una riabilitazione definitiva?

Il plesso brachiale è un raggruppamento di nervi, formato dai rami anteriori del 5°-6°-7°-8° nervo cervicale e del 1° toracico, che contengono fibre sensitive e fibre motorie e nel loro decorso sono accompagnati dall'arteria succlavia e dalla vena basilica. Come posizione, il plesso brachiale corrisponde dapprima alla base del collo, più precisamente alla regione sovraclavicolare; poi, passando dietro la clavicola, arriva nel cavo dell'ascella; innerva i muscoli della spalla, del torace, del braccio, dell'avambraccio e della mano.

Il trauma del plesso brachiale è conseguente a trauma muscolo-scheletrico. Ricordiamo che i traumi muscolo-scheletrici rappresentano il 10-15% di tutti i traumi dell'infanzia: nei lattanti sono dovuti a lesioni da parto, nei bambini più piccoli a cadute, nella seconda infanzia e adolescenza sono dovuti a traumi sportivi ed a incidenti automobilistici. I traumi delle radici superiori (cosiddetti "tipo Erb-Duchenne") sono i più comuni: la spalla è abbassata, il braccio penzola flaccido e ruotato all'interno, il polso è pronato (girato all'interno), i riflessi tendinei profondi dell'arto interessato sono per lo più assenti, ma normalmente non è presente un deficit sensitivo. Il braccio deve essere immobilizzato in abduzione e rotazione esterna; giornalmente deve essere effettuata una mobilizzazione passiva fisioterapica con una serie completa di movimenti.

I traumi delle radici inferiori (cosiddetti "tipo Klumpke-Dejerine") mostrano un maggiore interessamento sensitivo e vasomotorio con ipomobilità o paralisi dei muscoli flessori ed estensori dell'avambraccio e dei muscoli intrinseci della mano, i riflessi tendinei profondi sono conservati, il riflesso di prensione è debole, sono presenti anche edema e cianosi con alterata vascolarizzazione (marmorizzazione) dell'avambraccio e della mano, sono presenti deficit sensitivi (caldo-freddo). Il trattamento prevede l'ingessatura dell'avambraccio e del polso in posizione neutra con esercizi di mobilizzazione passiva. Nei bambini più grandi normalmente le lesioni sono miste: superiore ed inferiore.

Un diretto intervento chirurgico non è indicato in prima battuta; i trattamenti consigliabili sono le procedure ortopediche per fissare le articolazioni in posizioni favorevoli e la fisioterapia per la riabilitazione dell'unità neuro-motoria oltre che per il miglioramento della circolazione sanguigna. La valutazione di un trauma muscolo-scheletrico parte ovviamente da un attento esame obiettivo con valutazione di una eventuale compromissione neurologica e vascolare. Lo studio radiologico ed ecografico aiutano nella diagnosi per evidenziare eventuali fratture o versamenti edematosi ed emorragici rispettivamente. La risonanza magnetica nucleare si sta rivelando sempre più utile grazie alla migliore risoluzione di contrasto per i tessuti molli, nella valutazione dei traumi fibro-cartilaginei, nell'individuare le fratture non visibili radiologicamente e nei traumi dei legamenti.

Gli interventi terapeutici, ovviamente, dovrebbero essere tempestivi per ripristinare l'unità neuro-muscolo-tendinea al fine di evitare lesioni nervose e vascolari. Importante la fisioterapia. La maggior parte dei casi guarisce entro 3-6 mesi ma la prognosi a distanza dipende dalla gravità della lesione nervosa.

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