Pensavo passasse con il tempo, e invece ancora oggi, a quattro anni e mezzo, mio figlio si esprime frequentemente con "voce di lagna", come la chiamiamo noi. Se ha sete, se ha fame, se vuole uscire, nel 90% dei casi mi chiama lagnandosi. Abbiamo tentato di far finta di non capire se si esprime con quel tono di voce, senza risultati. Se tutto ciò nasconde un disagio, come identificarlo?

Cara mamma, in analoghi casi che ho avuto modo di conoscere, non mi è mai sembrato che questi bimbi avessero particolari problemi: certamente sono inferiori a quelli degli adulti con cui interagiscono (i cui stati d'animo variano dall'irritazione all'esasperazione, per attestarsi sull'accettazione rassegnata) e, avendo questi comportamenti una sensibile dipendenza dall'ambiente in cui vengono agiti, valutiamo queste dinamiche, nella speranza di esserti un pochino utile.

Innanzi tutto, la "sindrome del bimbo querulo" l'ho riscontrata in soggetti quando interagiscono con adulti, soprattutto se a loro familiari: con tutti gli altri, compreso il gruppo dei pari, la tonalità della voce cambia e il nostro bimbo querulo torna ad essere un bimbo che relaziona secondo il proprio carattere, agendo la propria modalità di chiedere per risolvere un problema. Che però non è brillante: quando chiede non ottiene, nel gruppo è un gregario che nessuno ascolta e, spesso, richiede troppo la mediazione dell'adulto per raggiungere il suo obiettivo, per l'appunto con tono lamentoso e querulo, finché l'adulto, sfiancato da un assedio del genere, cede.

Questo tipo di problem solving è stretto parente del capriccio: non stiamo ancora in ambiti patologici, tutti i bambini di quest'età hanno comportamenti assolutamente "primitivi"; c'è chi chiede gridando, c'è il prepotente, c'è chi sgomita, c'è chi piange. Ma il "bimbo querulo" non fa nulla di tutto ciò: lui sembra avere un'innata tendenza alla strumentalizzazione, al gioco sporco, alla manipolazione, e la lagna è il sistema che ha trovato per non farsi dire di no, per indurre compassione nell'altro e quindi per ottenere. Ma se ottiene dall'adulto, non ottiene nulla dal coetaneo. A quattro anni le relazioni dei bambini sono incentrate su logiche di questo genere: "Io voglio una cosa, tu vuoi la stessa cosa: come risolviamo??". Per inciso, gli oggetti del contenzioso sono solo pretesti per instaurare delle relazioni, per iniziare un gioco sulla suddivisione dei ruoli: chi ha ragione, chi "comanda", chi è il più forte ecc. E quindi se ad un adulto la concessione costa poco, anzi è il modo sicuro per togliersi un tormentone di turno, ad un coetaneo costa stille di sangue.

Devo dirti, cara mamma, che se fossi al tuo posto "scaraventerei" questo bimbo in un gruppo di pari e mi girerei dall'altra parte, lasciandolo da solo a cavarsela, come meglio può, con gli altri. Facciamogli esplorare altre modalità comportamentali: dovrà imparare a patteggiare, a mediare, la logica dello scambio e del reciproco favore e, soprattutto, a risolvere e a far valere le sue ragioni in modo autonomo. Guarda con fiducia gli altri bambini: ti assicuro che sono psicoterapeuti doc!

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