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Si mangia le unghie

L'onicofagia, cioè la tendenza a mangiarsi le unghie, è un comportamento molto frequente fra i bambini e anche fra gli adolescenti e non sempre indica la presenza di una condizione patologica.

a cura di: Dott.ssa Loredana Piratoni (psicologa)

Mio figlio, di quattro anni, da quando ha cominciato a frequentare la scuola materna ha preso a mordicchiarsi le unghie. In principio solo saltuariamente, adesso sembra diventata una cosa abituale. Comincio ad essere un po’ preoccupata: devo far finta di niente ed aspettare che quest'abitudine vada via come è venuta, oppure potete consigliarmi dei rimedi, o spiegarmi cosa può averla provocata in modo da modificare comportamenti o situazioni? Noi genitori non abbiamo questo brutto vizio, se può essere utile saperlo! Vi ringrazio fin d'ora e spero che possiate darci una mano.

L'onicofagia, cioè la tendenza a rosicchiarsi le unghie, è un comportamento molto frequente fra i bambini e anche fra gli adolescenti e non sempre indica la presenza di una condizione patologica. Effettivamente il sintomo non è gran cosa, e il danno che arreca spesso è soltanto estetico: la conformazione delle unghie viene alterata in maniera più o meno permanente (e ben lo sanno i colleghi che si occupano di selezione del personale che danno sempre uno sguardo alle mani dei candidati!), e per cercare di scoraggiare questa abitudine si può provare a spennellare le unghie con prodotti dal sapore sgradevole. Fin qui l'aspetto pratico, quello psicologico è, come sempre, più complesso.

Effettivamente la natura "ansiosa" di questo disturbo è evidente: possiamo immaginare che questo bimbo, per imbarazzo, per ansia, per stress, abbia cominciato a mordersi le unghie e abbia trovato soddisfacimento in quest'attività, che successivamente ripropone indipendentemente dalle circostanze che l'hanno scatenata. Il problema di questo meccanismo, lontano precursore delle psicosomatosi, è proprio questo: l'ansia, reazione normalissima in molte situazioni, viene trasferita e incanalata su un organo, e quindi allontanata dalla mente. Il soggetto non ne è più consapevole, appare un vero vuoto cognitivo sul motivo scatenante- ripeto di ansia, di stress, ecc.- e questo certamente nuoce alla crescita dell'individuo, che deve sempre cercare di conoscere anche i propri limiti e le proprie debolezze, affrontarle o accettarle.

Che fare quindi con questo bimbo? Innanzi tutto consiglierei la mamma di inibire il comportamento del figlio: bastano semplici frasi ("non farlo", "ti fai male"): il bambino deve rendersi conto di fare qualcosa che non deve. Sul piano psicologico, bloccando la via della "somatizzazione", il vissuto disturbante ritorna nella sfera cosciente, dove può essere gestito e trattato.

Un ultimo consiglio alla mamma: non sempre è salutare "modificare comportamenti e situazioni". Questo vostro figlio dovrà abituarsi a gestire frustrazioni, dovrà imparare a fronteggiarle e a difendersi, fanno parte della sua vita e gli sono necessarie.