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Enterocolite necrotizzante

L'enterocolite necrotizzante è la malattia più grave dell'apparato digerente e la più frequente nel neonato: colpisce almeno il 3% dei nati vivi e dall'1 al 5% dei ricoverati nelle terapie intensive.

a cura di: Dott.ssa Teresa Santilli (neonatologa)

Mio figlio, nato alla 26° settimana di gestazione, pesava alla nascita 860 grammi. Ha avuto dopo due giorni un pneumotorace (N.d.R.: presenza di aria nello spazio pleurico, accompagnata da collasso del polmone), causato dal respiratore e, dopo circa quindici giorni, ha necessitato l'inizio di una terapia con cortisone. Due giorni dopo, improvvisamente ha avuto un'enterocolite necrotizzante e a diciotto giorni di vita è deceduto. I medici dicono che non si conoscono bene le cause di questa malattia, ipotizzano possa aver influito l'alimentazione (è stato nutrito con latte artificiale tramite sondino) o il cortisone. Potreste dirmi qualcosa in più sull'enterocolite che ha colpito il mio bambino?

L'enterocolite necrotizzante (NEC) è la malattia più grave dell'apparato digerente e la più frequente nel neonato: colpisce infatti almeno il 3% dei nati vivi e dall'1 al 5% dei ricoverati nelle terapie intensive neonatali (fino addirittura al 12% dei neonati di peso inferiore ai 1500 g); vi è inoltre una significativa associazione dell'enterocolite necrotizzante con il distress respiratorio (condizione di insufficienza respiratoria neonatale) e con la sepsi, eventi molto comuni nei pretermine al di sotto dei 1500 g. L'eziopatogenesi (cioè l'insieme delle cause e dei meccanismi di insorgenza della malattia) non è ancora completamente chiarita, ma quasi certamente è multifattoriale con alla base l'azione lesiva di agenti di varia natura su un apparato gastroenterico ancora immaturo. Comunque in circa il 10% dei casi non si riesce ad individuare alcun fattore di rischio.

Possiamo identificare almeno tre tipi di meccanismi eziopatogenetici: fattori vascolari: da identificare con il danno ischemico fino alla necrosi della mucosa intestinale ogniqualvolta si verifichi una situazione di ipossia-ischemia (N.d.R.: ridotto afflusso di ossigeno e di sangue) con conseguente ridistribuzione del flusso ematico preferenzialmente nel distretto cerebrale e cardiaco, a danno degli altri distretti, quale il mesenterico. Recentemente è stato anche dimostrato come il cateterismo dell'arteria ombelicale possa favorire l'insorgenza dell'enterocolite necrotizzante attraverso la riduzione del flusso mesenterico; fattori infettivi: in corso di NEC sono isolati tutti i germi presenti comunemente nelle terapie intensive neonatali, molti dei quali però sono saprofiti intestinali. Comunque non è stato mai identificato nessun agente specifico, anche se probabilmente la caratteristica più importante dei germi in causa è costituita, oltre che dalla carica elevata e dalla virulenza, dalla capacità di produrre tossine.

La pneumatosi (N.d.R.: aumento della quantità di aria) intestinale, caratteristica dell'enterocolite necrotizzante e legata alla produzione batterica di idrogeno a livello della mucosa intestinale, starebbe a favore della eziologia infettiva; fattori alimentari: il loro ruolo è suggerito dall'osservazione che la quasi totalità dei neonati con NEC ha iniziato l'alimentazione enterale. Gli eventuali fattori di rischio potrebbero essere rappresentati dalle caratteristiche del latte (iperosmolarità, eccesso di glucidi e/o di protidi), dalle modalità dell'alimentazione (volumi e/o incrementi eccessivi), dal deficit di lattasi con conseguente malassorbimento, fermentazione del lattosio ad opera della flora intestinale, produzione di idrogeno e pneumatosi intestinale. Non si può nemmeno escludere, inoltre, un meccanismo di tipo allergico dato il frequente riscontro di infiltrati eosinofili a livello della mucosa enterica.

Nei neonati alimentati con latte di donna fresco, infine, si osserverebbe una minore incidenza dell'enterocolite necrotizzante per la presenza nel latte umano di numerosi fattori antinfettivi (immunoglobuline di tipo IgA secretorie, macrofagi, fattore bifido, polimorfonucleati, linfociti, lisozima, lattoferritina ecc). Si possono mettere in atto, nei soggetti a rischio, alcuni presidi profilattici, come l'uso di immunoglobuline (miscela di IgA e IgG), l'uso di antibiotici ad ampio spettro e, nei casi di focolai epidemici di NEC, l'uso di vancomicina (N.d.R.: un tipo di antibiotico), la pratica del minimal enteral feeding (N.d.R.: assunzione di piccole quantità di alimento attraverso un tubicino posizionato nello stomaco) con latte umano fresco, ma, soprattutto con incrementi giornalieri non superiori a 10-20 ml/kg, l'induzione della maturità intestinale con I"impiego, sia prenatale che postnatale, degli steroidi.