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Il Pediatra risponde

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A proposito di allergia

Come si diventa allergici? C'entra l'inquinamento? Come fare, se uno è predisposto, a ridurre il rischio di diventare allergico? I consigli dell'allergologo.

a cura di: Dott. Alfredo Boccaccino (allergologo)

Ho letto da qualche parte che tutti noi nasciamo potenzialmente allergici, ma che solo una parte lo diventa. Mi potreste dare maggiori delucidazioni sull'argomento? E come incide l'inquinamento crescente delle nostre città? E, infine, come fare, se uno è predisposto, a ridurre il rischio di diventare allergico?

Gli allergici hanno un sistema imunitario "diverso"

Recenti ricerche hanno messo in evidenza come il tipo di risposta immunitario dei soggetti allergici è caratterizzato dalla prevalenza dei linfociti di tipo TH2 su quelli di tipo TH1. Per spiegare tale affermazione occorre sapere che la risposta immunitaria si divide in due fasi: cellulare ed umorale. Quella umorale è caratterizzata da produzione di proteine solubili, tra cui spiccano le immunoglobuline (anticorpi). Negli allergici vi è una iperproduzione di Immunoglobuline di tipo E (IgE).

Queste sono responsabili dei sintomi patologici attraverso la capacità di indurre liberazione di numerosi mediatori chimici, tra cui l'istamina. Ma la produzione di immunoglobuline è, a sua volta, regolata dalle cellule del sistema immunitario (fase cellulare): i linfociti.

Mentre i linfociti di tipo B sono responsabili diretti della produzione di anticorpi, i linfociti di tipo T sono deputati al controllo di tale produzione. Ciò è necessario poiché sia una produzione in difetto che una in eccesso sono pericolose. A loro volta i linfociti T sono suddivisi in due popolazioni: suppressor (deprimono la risposta immunitaria) ed helper (stimolano la risposta immunitaria).

I linfociti T helper si dividono in linfociti TH1 e TH2. Il neonato ha una prevalente risposta linfocitaria agli stimoli antigenici di tipo TH2; tale risposta nel tempo diventa sempre di più di tipo TH1, a causa del continuo contatto con agenti infettivi (batteri) che consentono la maturazione del sistema immunitario.

Nei soggetti predisposti all'allergia tale maturazione non avviene, per cui la risposta linfocitaria rimane, anche con il crescere dell'età, di tipo TH2. I linfociti TH2 hanno il difetto di favorire la produzione di immunoglobuline di tipo E da parte dei linfociti B.

I fattori ambientali incidono sull'allergia

Quindi oltre all'evidenza che si nasce tutti predisposti all'allergia, ma che fattori ambientali (contatto con l'allergene, infezioni batteriche, inquinamento, fumo passivo, alimentazione ecc.) e costituzionali (eredità) determineranno il destino allergico del soggetto (persistenza di molti TH2), si è anche visto che già alla nascita possono essere presenti linfociti TH2 specifici per un determinato allergene (uova, latte, acari ecc.).

In effetti si sta sempre di più affermando l'idea che allergici si nasce: sarà il contatto con gli antigeni che potrà causare o meno lo sviluppo di una sintomatologia evidente. Probabilmente la madre trasmette al figlio la propria esperienza immunitaria, in modo che il bambino non sia completamente sprovvisto di difese.

Però se il profilo costituzionale del piccolo è tale da favorire l'allergia, questa esperienza immunitaria potrà essere controproducente. L’inquinamento è un fattore favorente. Quello esterno all'abitazione, tipo lo smog, e quello interno, come il fumo passivo, sono in grado di offendere l'epitelio della mucosa respiratoria, facilitando la penetrazione di allergeni.

La predisposizione all'allergia può essere definita meglio attraverso un'indagine familiare, estesa anche ai collaterali (zii, cugini, nonni ecc.). Di solito in una famiglia dove sono presenti molti soggetti allergici, vi è una maggiore probabilità che il bambino sia predisposto a sviluppare i sintomi dell'allergia.

Come prevenire lo sviluppo dell'allergia?

La prevenzione primaria si basa prevalentemente sulla modifica di abitudini familiari, come evitare di fumare, arieggiare bene gli ambienti domestici, evitare la presenza di cani e gatti in casa. Altra norma di profilassi importante è quella di ridurre la presenza di acari attraverso l'uso di specifici coprimaterassi e copricuscini, nonché di particolari norme di pulizia.

Poiché recentemente è stato messo in relazione l'aumento di allergie con una minore presenza, nei nostri bambini, di infezioni batteriche, sarebbe opportuno ridurre l'uso smodato di antibiotici anche per infezioni virali o batteriche di poco conto. Il sistema immunitario del bambino ha bisogno, per maturare, di fare esperienza: la sua esperienza sono le infezioni. Tra le infezioni solo quelle batteriche sono capaci di far aumentare i linfociti TH1.

Gli antibiotici evitano, purtroppo, tutto ciò, uccidendo anche batteri non pericolosi. Forse anche l'eccesso di igiene rientra in questo capitolo, per cui il vecchio detto delle nostre nonne, allorquando un bambino portava le mani sporche alla bocca, "lascialo fare che fa anticorpi" non era affatto sbagliato. Non solo fa anticorpi, ma previene anche le allergie.

29/2/2000

14/7/2014

I commenti dei lettori

Ma, quindi, se è vero il detto "lascialo fare che fa anticorpi", allora non vedo perchè evitare la presenza di cani o gatti in casa... Se vivono in casa saranno sicuramente puliti e se vaccinati certo non possono portare gravi malattie... 

Se non erro tempo fa è stato riportato uno studio secondo il quale i bambini che crescono a contatto con gli animali hanno più resistenza alle allergie...

FRANCESCA (MB) 24/11/2010

Nel caso in cui tutte le precauzioni siano attuate e nonostante ciò l'allergia si manifesti sistematicamente ogni primavera da marzo a maggio che fare?

Susanna (VR) 19/03/2012

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