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Il Pediatra risponde

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Daltonismo

Il termine daltonismo prende origine da John Dalton che nel 1798 descrisse un'anomalia congenita della visione dei colori. Esistono molteplici difetti della visione dei colori.

a cura di: Dott. Guido Vertua (pediatra)

1° domanda: vorrei sapere, per cortesia, a che età i bambini cominciano a capire il concetto di colore e a distinguerli. Mia figlia ha 22 mesi ed è già capace di dire alcuni nomi di colori (rosso, giallo, blu, verde, marron) però sembra che non riesca ad associare ad un oggetto di colore rosso il suo colore vero, sembra infatti che risponda a caso con il primo colore che le passa per la mente. Il mio dubbio è che sia daltonica, può essere così?

2° domanda: mia figlia, di 30 mesi, sembra non riconoscere il colore rosso. Ogni qualvolta le si chieda, mostrandole un oggetto rosso, che colore sia, lei risponde "blu". Fa’ difficoltà a riconoscere anche il verde. Se le viene spiegato che quella data cosa è rossa lei dice di no che è blu. Vorrei sapere se è troppo piccola per scoprire se è daltonica o se è meglio parlarne con la pediatra?

3° domanda: penso che mia figlia di tre anni abbia difficoltà nel riconoscere i colori. Come é possibile verificare una eventuale patologia?

Il termine daltonismo prende origine da John Dalton, un fisico e chimico inglese che nel 1798 descrisse un'anomalia congenita della visione dei colori di cui era affetto lui stesso. In realtà esistono molteplici difetti della visione dei colori, interpretabili con il fatto che l'occhio vede i colori scomponendoli in alcuni "canali" proprio come succede nei televisori, nelle pellicole fotografiche, nelle stampanti a colori o nelle telecamere. Possiamo quindi avere uno "squilibrio" tra i diversi canali che fa si che alcuni colori vengano scambiati con altri.

Questi difetti della visione possono essere acquisiti, in seguito all’assunzione di alcuni farmaci o sostanze, oppure osservarsi in talune affezioni del nervo ottico o della retina (tuttavia in questi casi si accompagnano ad altri e più gravi difetti visivi); più frequentemente sono congeniti e colpiscono quasi sempre solo il sesso maschile mentre le femmine sono in genere portatrici sane.

La cecità per i colori può essere completa od incompleta e può interessare solo il colore verde (si distingue una deuteranopia, cioè una mancata percezione del verde e una deuteranomalia, cioè una difettosa percezione del verde) oppure solo il colore rosso (si parla di protanopia o mancata percezione del rosso, e di protanomalia o difettosa percezione del rosso) oppure può riguardare tutti i colori: la cecità totale dei colori è però rara e si accompagna ad altri gravi deficit della visione. Il daltonismo è abbastanza frequente e si stima interessi l’8-10% della popolazione maschile e circa lo 0.5% di quella femminile.

La diagnosi di un’anomalia nella visione dei colori viene in genere eseguita sfruttando le tavole "pseudocromatiche" (vedi figure) che si basano sull'impiego di colori che possono essere confusi tra loro in condizioni patologiche. Il test consiste nel far vedere al bambino delle tavole formate da tanti disegni geometrici che delimitano figure oppure numeri, uno per ciascuna tavola, di colore diverso dallo sfondo; il soggetto capace di discernere i colori è in grado di individuare le figure del pesce, del treno, della farfalla, della barca a vela oppure il numero mentre il soggetto con daltonismo totale, o per il verde o per il rosso, non riesce a distinguere i disegni dal fondo.

Un altro test è quello dei "fili colorati": al bambino vengono dati numerosi fili di lana colorati che deve raggruppare secondo i diversi colori (tutti i rossi da una parte, tutti i verdi dall’altra). Successivamente, deve indicare il colore di ogni gruppo.

Esiste poi un altro test che consiste nel dare in mano al piccolo una serie di pasticche di vari colori, che il bambino deve riordinare sia per tinta che per sfumatura (da quelle più tenui alle più intense). Venendo ai quesiti posti, occorre ricordare che, se da una parte già all’anno di vita l’occhio distingue tutte le tinte poiché i fotorecettori posti nella retina sono già attivi, dall’altro lato solo dai tre anni in poi i bambini distinguono e sanno riconoscere con sicurezza, grazie all’esperienza e agli stimoli visivi ricevuti, i colori e fino ad allora è più che normale che abbiano difficoltà o facciano un po’ di confusione (qualche volta anche per gioco) nel percepire alcune colorazioni.

Inoltre la possibilità che una femmina sia daltonica è, come abbiamo detto in precedenza, assai remota: occorre infatti che il padre sia daltonico e la madre portatrice sana. Una visita oculistica contribuirà comunque ad eliminare tutti i dubbi.

31/1/2000

23/11/2013

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