Scrivo per sottoporre un problema che ho con mio figlio, un bambino di tre anni e mezzo. Frequenta la scuola materna ed è contento di andare a giocare con i suoi amici tutte le mattine. Ma da un po' di tempo a questa parte è molto "violento" con i suoi amici. Non è quasi mai lui ad iniziare per primo ma quando gli viene fatto un torto risponde sempre picchiando o morsicando il suo interlocutore. A scuola lo mettono in castigo (lo fanno star seduto per 5-10 minuti). Io, alla sera, quando lo vado a prendere lo sgrido e gli parlo spigando che non si deve far male agli altri bambini ho inoltre provato a portagli un regalino quando fa il bravo, ma nessuna strategia sembra aver successo. Alla televisioni non vede film o cartoni violenti. Sono un po' preoccupata per questa cosa e non vorrei sbagliare metodo per poi avere degli effetti contrari.

Aggressività? Gli impulsi aggressivi fanno parte della vita psichica di un soggetto e fino ad un certo limite sono da ritenersi non solo normali ma necessari. Essi subiscono una modulazione dagli stimoli che provengono dall'ambiente e che agiscono sulle strutture della personalità: relazioni interpersonali, educazione e principi morali.

Nel bambino di 3-4 anni le crisi di collera (episodi violenti) sono molto frequenti e sono manifestazioni dirette dell'aggressività: generalmente, in seguito a rifiuti o richieste, anche non esplicite, di modificare atteggiamenti e comportamenti, il bambino reagisce violentemente con urla, aggressioni fisiche, pianti intensi, segni vaso-motori e così via; poi si calma lentamente. I tentativi di tranquillizzarlo spesso non servono a nulla. Il castigo è assolutamente da bandire, perché sortisce l'effetto opposto ed è controproducente (parlare chiaramente con le maestre!).

La genesi dei disturbi del comportamento deve essere ricercata nel complesso sviluppo psicologico del bambino, ovvero nell'evoluzione della sua personalità attraverso il gioco, nelle difese che l'Io instaura, nei processi di identificazione e nella formazione dei principi morali. La strutturazione della personalità provoca, al di fuori di una vera e propria patologia, momenti di disagio che possono manifestarsi anche attraverso le crisi di collera-aggressività (oltre che altri disturbi quali le bugie, i movimenti ritmici ripetuti di parti del corpo, il furto, la masturbazione, l'ipercinesia o iperagitazione, fobie, disturbi del sonno, dell'alimentazione, del linguaggio, balbuzie ecc...).

Tra gli atteggiamenti ambientali limitanti il processo di sviluppo della personalità ricordiamo l'eccessiva ansia materna, gli scarsi contatti affettivi in qualità e quantità, l'eccesso di autorità con modalità di castigo (famiglia ed asilo), oppure al contrario la mancanza di regole, la nascita di un fratello, la frustrazione nella vita scolastica, piccoli difetti fisici. Elementi di giudizio importanti per stabilire la transitorietà del problema o la sua strutturazione in comportamenti anomali veri e propri sono l'osservazione del bambino in seno alla famiglia e con i coetanei a scuola e la ricchezza o frustrazione della sua vita immaginativa.

Da ciò si deduce che è importantissimo creare un clima di affetto, comprensione, amore in famiglia sia verso il bambino che tra i genitori stessi; evitare crisi, discussioni, liti in presenza del bambino; insegnargli la fiducia nel prossimo; durante le crisi, non sgridarlo, non gridare, mantenere un atteggiamento fermo di insegnamento preciso sul comportamento senza punire, meglio talvolta ignorare. Importante chiedere la collaborazione delle maestre d'asilo perché il comportamento educativo sia omogeneo a casa e a scuola.

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