Dopo i lunghi e freddi mesi invernali per tutte le mamme ed i rispettivi bambini vige una sola regola: finalmente è possibile tornare a giocare e correre al parco o a fare delle belle passeggiate in giro per la città! Finiscono gli interminabili pomeriggi chiusi in salotto per colpa del freddo o della pioggia: si risveglia la natura, le giornate si fanno lunghissime e la voglia di uscire irrefrenabile. 

Ma la primavera ha anche il rovescio della medaglia: non soltanto gli adulti, ma anche i più piccoli patiscono le conseguenze del passaggio dai gelidi mesi invernali ai più tiepidi mesi primaverili. 
 
La sindrome primaverile
La "sindrome della primavera" detta anche "letargia primaverile" è un malessere, che può durare anche parecchie settimane, conseguente alle frequenti e brusche variazioni della temperatura tipiche della stagione, al passaggio dall’ora legale all’ora solare (le lancette dell’orologio vengono portate avanti facendoci perdere un’ora di sonno) e alle variazioni dei ritmi biologici (sonno/veglia) per il diverso numero di ore di luce naturale.
 
I sintomi del cambio di stagione
Ecco allora che molti adulti, ma anche bambini, appaiono fiacchi, svogliati, molli, senza la voglia di fare nulla.
Per ridurre astenia e spossatezza, non bisogna trascurare il sonno: i bambini devono dormire almeno 8-9 ore al giorno e riposare bene. 
I segnali di affaticamento in età pediatrica possono essere, a volte, difficili da comprendere: il bambino affaticato si sente stanco già al mattino, fa fatica ad alzarsi dal letto, appare più apatico, a scuola ha difficoltà a concentrarsi ma poi, quando è ora di dormire, non riesce ad addormentarsi. 
Può lamentare anche piccoli disagi, come mal di pancia o mal di testa. L'umore diventa capriccioso e lunatico con nervosismo e, nei più piccoli, possono verificarsi scoppi di pianto improvvisi.
 
Le conseguenze della pollinazione
La cosiddetta mezza stagione si accompagna al periodo dell’impollinazione, con l’aumento nell’aria della concentrazione di minuscoli granellini rilasciati da diverse piante che fioriscono in primavera: le graminacee, la betulla, il cipresso, l’ambrosia e molti altri ancora. E allora ecco che molti bambini iniziano ad accusare congestione nasale (naso chiuso), rinorrea (naso che cola), prurito nasale, starnuti a raffica, lacrimazione con prurito agli occhi e arrossamento delle congiuntive e, nelle forme più gravi, tosse secca e stizzosa fino ad arrivare a veri e propri accessi asmatici.
 
I malanni della primavera
Le conseguenze dei repentini cambi di temperatura dal freddo al caldo e viceversa, caratteristici di questa stagione, possono causare nei bambini infiammazioni della gola e, in generale, delle vie respiratorie che si evidenziano con faringiti, tosse, laringiti, cali di voce, qualche volta febbre.
La migliore prevenzione è vestire i bambini “a cipolla” (canottiera, maglietta a maniche corte, felpa di cotone, giubbottino leggero) in modo da alleggerire il bambino a mano a mano che il sole diventa più caldo nel proseguo della giornata.
In ogni caso va evitata l’esposizione alle correnti d’aria, quando il bimbo è sudato, agli sbalzi termici, all’inquinamento atmosferico.
 
I rimedi per ridurre la sintomatologia
Per proteggere le vie respiratorie dall’attacco degli irritanti e degli agenti patogeni occorre trattare il mal di gola e la tosse, ad esso spesso associato, con abbondante idratazione, con latte e miele e con prodotti a base di ingredienti naturali, che siano in grado di formare un film protettivo sulla mucosa respiratoria. 
 
 
Esistono in commercio sciroppi a base di estratti naturali e glicerolo ricchi in mucillagini, in grado di proteggere la mucosa della faringe dagli agenti irritanti, in modo da assicurare un’azione emolliente e lenitiva, molto utile per dare sollievo dai sintomi dell’irritazione e in caso di gola infiammata. L’utilizzo di questi rimedi spesso consente di evitare il ricorso ad analgesici e antinfiammatori.
 
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