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Affermazione e sviluppo del sè

Lo sviluppo e l'affermazione del Sé sono processi del tutto naturali: il bambino scopre elementi fondamentali diversi per ogni età. Il consiglio della psicologa.

a cura di: Dott.ssa Margherita Fassari (psicologa)

Sono la mamma di due bimbi di quattro ed un anno e sarei interessata a conoscere le dinamiche e le fasi che seguono nell'affermazione del Sé, fase che sta passando ora il mio primogenito. Cosa significa questo momento per il bambino? Come possiamo aiutarli noi genitori a superare quest'ostacolo?

Innanzi tutto, mi preme iniziare precisando che lo sviluppo e l'affermazione del Sé sono processi del tutto naturali e non sono, quindi, identificabili come un ostacolo in quanto tali. Per dirla con le parole di Daniel Stern "…esiste una sequenza evolutiva per cui il bambino individua o scopre elementi salienti diversi per ogni diversa età".

Ed è stato proprio Stern ad individuare e caratterizzare, anche con grande particolarità di descrizioni di comportamenti, le fasi di sviluppo del Sé.

Durante i primi due mesi di vita il bambino è attivamente impegnato nella costruzione di un Sé emergente. In questi primi mesi l'organizzazione del Sé avviene attraverso la regolazione e la stabilizzazione dei cicli sonno-veglia, giorno-notte e fame-sazietà, e la relazione con la mamma ha soprattutto una funzione di regolazione fisiologica. Il Sé è definito emergente in quanto inizia una sua lenta ma progressiva distinzione dall'amalgama di sensazioni e azioni percepite, agite e subite.

L'apice della fase emergente si ha verso le otto settimane, momento in cui il bambino inizia a sviluppare un contatto oculare, inizia il sorriso non più come riflesso ma come risposta sociale e infine inizia l'emissione di suoni gutturali. Dall'inizio del terzo mese circa, i bambini mostrano una trasformazione notevole: si impegnano sempre più nell'azione su oggetti e nell'interazione sociale e iniziano così a formarsi un nucleo distinto dal mondo esterno e dagli altri.

È questa la fase dello sviluppo del Sé nucleare che implica la capacità di percepirsi come agente (ossia come causa di azioni), come un'unità fisica distinta con dei confini ben precisi, come un'unità capace di sentire (stati intimi) e come un'unità provvista di una durata e di una continuità nel tempo. In questa fase il bambino passa da uno stato in cui si pone di fronte all'altro come esterno, a uno stato in cui inizia ad interagire con l'altro e a percepirlo anche come un regolatore non più soltanto dei suoi stati fisiologici, ma soprattutto dei suoi stati emotivi e psichici (l'adulto che risponde al pianto, che risponde al sorriso, ecc.).

Tra il settimo e il nono mese di vita inizia lo sviluppo di un Sé soggettivo, quando il bambino si rende conto di avere una mente, scopre che anche gli altri ce l'hanno e scopre che i contenuti di queste due menti si possono condividere: "…menti separate possono avere un'interfaccia comune" (Bretherton e Bates). Questa scoperta, che dà il via allo sviluppo di una teoria della mente, è alla base di tutti i nostri processi empatici (capacità di mettersi nei panni di un altro), dei processi di inferenza sociale (credo che pensi…., credo che al posto suo…, ecc.) e della capacità di leggere le intenzioni e le emozioni degli altri anche se noi non stiamo vivendo le loro stesse situazioni.

Dall'intimità fisica con le figure primarie si passa all'intimità psichica: lo sguardo dei genitori viene cercato come riferimento sociale ossia come bussola per capire quali esperienze sono sicure e quali no. Tutto ciò è possibile attraverso la sintonizzazione degli affetti. Questa è un'esperienza intersoggettiva molto forte in cui il bambino trasmette il suo contenuto psichico al genitore attraverso sguardi, vocalizzi, segni di indicazione e in cui il genitore risponde al comportamento del bambino non imitandolo ma sintonizzandosi sul suo stato d'animo a sua volta con sguardi, vocalizzi e gesti. Questo lungo processo continua in tutto il primo anno di vita del bambino e, parallelamente, aumenta progressivamente anche la complessità dei contenuti mentali condivisi.

L'ultima tappa consiste nello sviluppo del Sé verbale. Con la comparsa del linguaggio il senso del Sé cambia perché il bambino acquisisce una nuova conoscenza del mondo (quella attraverso le parole) e un nuovo mezzo per comunicare e per condividere, ossia un nuovo modo di "essere con". Insieme al linguaggio nascono anche il gioco simbolico e l'imitazione differita nel tempo.

Tutte queste fasi di sviluppo non devono essere percepite come isolate e definite come durata. Bisogna pensare che insorgano in un determinato periodo e che si sovrappongano l'una con l'altra finché il processo di sviluppo non è terminato.  Questo vale soprattutto per la fase del Sé nucleare: un senso di sé integrato e organizzato attraverso tutti gli ambiti dell'esperienza (azione, percezione fisica, sentimenti, interazione, continuità temporale) può variare e si deve comunque riorganizzare ed evolvere in funzione delle nuove esperienze che il bambino fa, che potrebbero anche avere una natura disorganizzante. In tutto questo il ruolo regolatore del genitore è fondamentale, anche nelle evoluzioni successive, perché aiuta il bambino ad organizzare le esperienze ed i comportamenti e ad integrarli nel suo Sé.

7/5/2004

10/11/2015

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