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Conoscere e definire un programma scolastico per un bambino autistico

Spesso gli educatori sentono di non avere sufficiente competenza nel portare avanti un programma scolastico per un bambino autistico. Come gestire questa situazione.

a cura di: Dott.ssa Lisa Costagliola (psicologa della redazione di www.bambiniincorso.it)

Non parla, difficilmente guarda negli occhi e se lo fa ha uno sguardo strano... non si riesce a capire cosa voglia dire. Si concentra nelle sue attività, quelle che sceglie lui, che a volte ci appaiono strambe.

Sentiamo una specie di timore nell’intervenire nel suo gioco... potrebbe scacciarci con un gesto, senza nemmeno sollevare lo sguardo, potrebbe semplicemente alzarsi e andar via, potrebbe urlare o innervosirsi a tal punto da rendere più difficile ogni successivo contatto. È un bimbo con Autismo...

Nell’essere educatori ed insegnanti sentiamo che molte delle strategie che abbiamo accumulato negli anni, che ci fanno sentire tranquilli di saper insegnare, non funzionano con lui. E’ imprevedibile, un giorno è disponibile, accetta le nostre proposte, il giorno dopo ci lancia per aria le cose, tra l’altro facendoci sentire a disagio rispetto alle altre insegnanti ed ai genitori.

Eppure è dolcissimo, e quando riusciamo a fare qualcosa con lui, a conquistarci un sorriso, l’emozione ci cattura. E allora cominciamo a pensare come poter fare di meglio, come potergli insegnare di più, come poter giocare di più e meglio, come insegnargli a giocare con gli amichetti...

Le cose che ci dicono gli operatori della riabilitazione non ci convincono del tutto... che bisogna insegnargli a fare una cosa per volta e poi dargli un premio... tutti questi premi assomigliano ad un addestramento... ed il nostro compito non è addestrare ma insegnare, trasmettere competenze e motivazione, preparare i bambini alla vita...

Qualche volta si arrabbia, qualche volta basta poco, allora si che vorremmo sapere cosa fare, come fare con quei comportamenti aggressivi, esplosivi, che sembrano impermeabili ai rimproveri ed allo sguardo perplesso dei compagni.

Molto spesso la conoscenza di un bambino con Autismo è un’esperienza emotivamente forte, attivata sia dall’umana attitudine nel proteggere i più piccoli ed indifesi sia dalla ricerca di relazione, che poiché resa più difficile dalla patologia diventa più urgente.

Tale attivazione emotiva può mutare nel tempo ed essere logorata dalle difficoltà che permangono ed emergono. Uno dei fattori protettivi maggiori della relazione tra l’adulto che si prende cura ed  il bambino è proprio l’approfondimento della conoscenza del bambino reale, con i suoi gusti, le sue attitudini e le sue abilità ed il partire da questa conoscenza per porsi obiettivi altrettanto realistici nella sua educazione.

A scuola molto spesso le insegnanti si affidano alla Diagnosi del bambino per avere indicazioni sulla programmazione... altrettanto spesso sentono di non avere sufficiente competenza nel portare avanti un programma didattico adeguato. Di fatto la Diagnosi descrive il tipo di patologia ma non dice nulla sui gusti, attitudini ed abilità.

Anche gli operatori della riabilitazione possono suggerire un programma d’intervento e questo in genere è maggiormente d’aiuto, poiché gli operatori conoscono il bambino e lavorano con lui. In alternativa gli insegnanti stessi possono imparare come condurre un’analisi delle abilità attraverso test strutturati, pensati per le caratteristiche comportamentali dei bambini con Autismo.

Un esempio di questo tipo di test, tra l’altro pensato proprio per gli insegnati è il PEP3, Profilo Educativo Terza Edizione, tradotto in italiano e distribuito in Italia dalla casa editrice Vannini. Il test si compone di una serie di prove dalla sensibilità ai suoni al gioco simbolico, dalle capacità d’imitazione alla capacità di contare, leggere, rispondere a domande su di sé.

È adatto a bambini dai 3 agli 8 anni e restituisce un profilo di abilità acquisite ed emergenti  suddivise nelle principali aree di sviluppo: motricità, cognizione preverbale e verbale, imitazione visuomotoria, linguaggio, reciprocità emotiva e sociale.
Questo tipo di profilo di abilità è alla base di una programmazione psicoeducativa, ovvero alla base dell’individuazione di obiettivi realistici ed utili.

Pensiamo che l’analisi diretta delle abilità da parte degli insegnanti possa accompagnarli nella conoscenza globale del bambino e aiutarli a prender parte in modo più attivo alla definizione del “programma scolastico” congiuntamente agli operatori della riabilitazione ed ai genitori.

Per approfondimenti

Corso sul Pep3
Formazione all’Intervento Psicoeducativo per l’Autismo
Cosa si pensa sia l’Autismo
I Disturbi Generalizzati dello Sviluppo e dello Spettro Autistico

30/9/2011

12/4/2016

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