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Vuole socializzare con i bambini più grandi, ma quasi sempre la allontanano

Ogni essere umano tende al soddisfacimento dei propri bisogni e non c'è motivo alcuno per pensare che la tua bambina, di cui sospetto una vivida intelligenza, non sia in grado di fare altrettanto.

a cura di: Dott.ssa Loredana Piratoni (psicologa)

Vi scrivo per avere un consiglio circa il comportamento della mia bambina di due anni e otto mesi, che ha la forte tendenza a voler socializzare con gli altri bambini, soprattutto più grandi, quando andiamo al parco. Questo é positivo, ma spesso la reazione degli altri bambini è quella di allontanarla, snobbarla, offenderla e pure alzare le mani. Devo dire che mia figlia non demorde, nel senso che li segue, si ostina a volere giocare con loro: più viene allontanata e più si intestardisce a voler partecipare. Io credo che sia il comportamento di mia figlia che quello degli altri bambini sia normale (a parte i pugni). Quello di cui non sono sicura é il mio comportamento. Ho tentato di parlare con gli altri bambini perché la facciano giocare con loro, ma il risultato é che magari la accettano sì, ma malvolentieri. Ho tentato anche di convincerla ad allontanarsi senza riuscirci e allora l'ho portata via con il risultato di farla piangere. In ogni caso non mi sembrano buoni insegnamenti né l'insistenza, né la rinuncia. Potete consigliarmi quale comportamento é più opportuno adottare? Trova anche bambini con cui giocare, ma sono coetanei oppure più piccoli e questo non sempre la soddisfa e tende a sua volta ad avere un comportamento antipatico.

Cara mamma, per prima cosa mi congratulo con la tua bimba risoluta e tenace: e, non per piaggeria, mi congratulo anche con te, per aver già compreso che, nella tormentosa situazione che hai rappresentato, il problema è, comprensibilmente, il tuo comportamento. Ripeto e sottolineo comprensibilmente, perché tue saranno anche penose emozioni come vergogna e umiliazione: tua figlia è ancora troppo piccola per avvertirle e conseguentemente non può modulare un atteggiamento differente da quello che ha.

Confesso che comprendo perfettamente la tua posizione di madre, che vede la propria figlia maltrattata e picchiata da bambini più grandi e, al tuo posto, anche io farei fatica per non precipitarmi allarmata da questa bimba a salvarla dai predatori: ma il punto è, e te ne sei accorta anche tu, che questa bimba non considera affatto predatori gli altri bambini, e quindi non si considera in pericolo e non ha paura.

E, probabilmente, a ragione: i bambini spesso sono aggressivi, ma soprattutto a quell'età, i linciaggi veri e propri sono rari; e il gesto aggressivo è spesso solo un modo per richiamare un membro all'ordine, per mettere un punto fermo, per far rispettare una gerarchia o delle regole. Non c'è un reale intento doloso, e tua figlia lo sa. È ovvio che a te spetta sempre l'ingrato compito di sorveglianza: sono pur sempre bambini e tecnicamente incapaci di valutare un pericolo connesso ad un loro comportamento: ma oltre questo, cara mamma, io non farei niente altro.

Tua figlia si becca un pugno? Aspetta di vedere la sua reazione prima di intervenire!!! E se resta lì, a massaggiarsi il bernoccolo, riflettendo pensosamente su cosa ha detto di sbagliato, non c'è motivo nemmeno di distoglierla dai suoi ragionamenti. E se viene piangendo sconsolata da te, ti prego ingoia frasi tipo "te l'avevo detto!!!"

Armati di santa pazienza, sgombra la tua mente da qualsiasi idea preconcetta, asciugale le lacrime, mettitela in braccio ed inizia ad esplorare con lei la realtà di questo gruppo di bambini che, non dispiacerti se te lo dico, è altrettanto oscura anche a te. Chiedile cosa sia successo, cosa ha fatto e cosa ha detto, ma soltanto se sei in grado di reggere la potenza d'urto delle sue risposte.

Non dare per scontato che tua figlia sia l'elemento debole del gruppo: conosco bimbi dalle fattezze angelicate che sono in grado di far uscire dalla loro tenera boccuccia paroline dalla violenza e dal potere offensivo impensabili. E non è detto che le parole facciano meno male dei pugni. Rasserenati, cara mamma, pensando che ogni essere umano tende al soddisfacimento dei propri bisogni e non c'è motivo alcuno per pensare che la tua piccola, di cui sospetto una vivida intelligenza, non sia in grado di fare altrettanto.

Inoltre non ha alcun bisogno della tua mediazione per entrare in un gruppo: lasciala provare da sola, lasciala capire come deve fare, dalle il tempo di comprendere cosa sbaglia e di apportare i giusti correttivi prima di trascinarla via. Che è, comunque, la cosa più sbagliata che tu possa fare.

21/5/2004

30/11/2016

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