ICP

l'informazione
dalla parte dei bambini

MAMMAePAPA' MAMMAePAPA' MammeBio Mammebio BABYCHEF Babychef BIMBINVIAGGIO Bimbinviaggio LIBRIandCO Libri&Co PEDIATRIA ON LINE Pediatria On Line
Loading
X

Avviso cookies

Questo sito web utilizza cookie tecnici al fine di rendere più efficace la navigazione. Alla pagina "Policy dei cookies" trovi l'informativa e le istruzioni per gestire le impostazioni del browser.
Proseguendo nella navigazione dichiari di accettare la nostra policy dei cookies.

Il Pediatra risponde

uno specialista a tua disposizione

Play Therapy

La Play Therapy è un'efficace forma di terapia per i bambini che si fonda sull'uso del gioco inteso come il mezzo espressione primaria attraverso cui il bambino esprime se stesso.

a cura di: Dott.ssa Francesca Casarella (psicologa), Dott.ssa Giuseppina Sforza (psicologa)

Era il 1912 quando un’allieva di Freud, Hermine von Hug-Helmut, scrisse il primo articolo nel quale il gioco era considerato per i bambini la migliore comunicazione tra conscio ed inconscio. Fu lei la prima persona ad utilizzarlo in ambito terapeutico evidenziando come i bambini trovassero sollievo e aiuto non tanto nell’intuizione e apprendimento cosciente quanto nel gioco.

Da allora il gioco è diventato un valido e, sempre più, diffuso strumento di analisi e intervento nella pratica clinica. La Play Therapy (PT) è oggi un’efficace forma di terapia per i bambini che si fonda sull’uso del gioco inteso come il mezzo espressione primaria attraverso cui il bambino esprime se stesso, mostra e gestisce le proprie difficoltà.

“La PT utilizza in maniera sistematica proprio questa naturale inclinazione a giocare come mezzo per creare un ambiente terapeutico emotivamente sicuro che incoraggia la comunicazione, la creazione di relazione, l’espressione, la risoluzione dei problemi del bambino” (Rise VanFleet).

Il gioco è, infatti, il linguaggio dei bambini, è il mezzo attraverso il quale essi costruiscono il significato del mondo, apprendono, esprimono il loro vissuto, aiuta a sviluppare abilità fisiche mentali emotive e sociali, è spontaneo e consente di creare un ambiente divertente.

Nella PT, dunque, il gioco è utilizzato come processo terapeutico, ovvero, non come semplice attività ludica (Play Around) o attività facilitante altri interventi (Play Work), ma come strumento per aiutare i clienti a limitare le proprie difficoltà psicosociali e ad ottenere uno sviluppo positivo ed ottimale.

Molti terapeuti utilizzano i giocattoli per stimolare i bambini a parlare di ciò che è per loro più difficile. La differenza tra questa modalità e la Play Therapy è che nellaPlay Therapy il gioco è la terapia.

Il ruolo del playtherapist è quello di guida nello sviluppo di abilità cognitive e sociali del bambino (ad esempio, autostima, autocontrollo, senso di sé, regolazione delle emozioni e gestione dello stress) e nella risoluzione di problemi, in sintonia con i bisogni e i sentimenti del bambino all’interno di una relazione sicura.

Ad esempio se un bambino ha difficoltà di parola, spesso ha difficoltà a dire come si sente e rappresenta i propri sentimenti in modo fisico manifestando agitazione, impulsività, comportamento aggressivo, ecc. L’obiettivo della PT non è bloccare la rabbia ma far si che il bambino la esprima in modo appropriato: “La rabbia usata come arma è distruttiva, la rabbia imbottigliata è autodistruttiva, ma la rabbia trasformata in gioco può diventare gioia”.

Diffusa soprattutto in nord America, nord Europa, Corea del Sud e Giappone, la PT si avvale di molteplici modelli tra cui: Play Therapy Centrata sul Bambino, Cognitivo-Comportamentale, Filial, Psicoanalitica, Adleriana ecc. Il setting utilizzato, a prescindere dall’utilizzo di un modello piuttosto che un altro, è una sala da giochi allestita con una molteplice varietà di giocattoli che stimolano l’immaginazione e favoriscono l’espressione delle emozioni del bambino.

Gli interventi possono avere carattere direttivo o non direttivo. Nel primo caso playtherapist pianifica in base alla situazione e ai risultati prefissati, attività basate sul gioco che consentano al cliente di raggiungere i propri obiettivi. Il playtherapist, in accordo al suo piano di intervento, propone per tanto in ogni sessione diverse attività di gioco.

Negli interventi non direttivi, il terapeuta segue invece l'iniziativa del bambino che entro specifici limiti, è libero di praticare l'attività che preferisce. Scopo principale del playtherapist è creare un ambiente accettante e sicuro che aiuti il bambino ad innescare un processo naturale di guarigione e sviluppo.

Un’altra forma particolarmente efficace di PT è la Filial Therapy, nella quale il playtherapist fornisce ai genitori le informazioni e le abilità di natura psicologica per condurre delle sessioni di gioco non direttivo con i propri figli, diventando cosi essi stessi i primi agenti di cambiamento per i propri figli.

L’efficacia degli interventi di PT sono supportati da numerose ricerche empiriche (con bambini, adolescenti e adulti) tra le quali tra le quali possiamo ricordare i lavori di L. Reddy, T. Hall, C. Schaefer, A. Drewes.

Bibliografia essenziale:

C.Mochi. La Play Therapy: il gioco come comunicazione.
C.E. Schaefer. Foundations of Play Therapy.  Wiley & Sons, Hoboken New Jersey.
C. E. Schaefer. The therapeutic power of play. Northwale, N.J.: Jason Aronson
R. VanFleet, A.  E. Sywulak, C. Caparosa Sniscak. Child-centered play therapy. Guilford press.

12/5/2011

17/5/2011

Tutti gli ultimi commenti

Ti interessano i commenti dei lettori ad altri articoli? Trovi i più recenti alla pagina BLOG

Scrivi anche tu un commento a questa pagina:

Questo è il tuo spazio: SCRIVI QUI il tuo commento, regalaci la tua esperienza, arricchisci la pagina con la tua storia. Attenzione: NON usare questo box per fare DOMANDE agli esperti!

Altro su: "Play Therapy"

Progetto "MiVoglioBene": gioco e movimento
Proponi al tuo bambini il movimento preferibilmente sotto forma di gioco e, se possibile, all'aria aperta.
Genitori e figli giocano
Il gioco tra genitori e figli permette di migliorare la relazione familiare.
Non vuole che gli si tocchino i suoi giochi
Quando mio figlio è in compagnia di altri bambini, non vuole che gli tocchino i suoi giochi. E' una situazione ricorrente nei bambini.
Entra in crisi se le si toccano i giocattoli
A questa età è normale che se le toccano un giocattolo vada in crisi. I consigli della psicologa.
Filial Therapy
Secondo il modello terapeutico della Filial Therapy, il gioco è inteso come strumento di terapia, che permette di migliorare il rapporto genitori-figli.
Vuole i giochi del fratello più piccolo
Se non ottiene i giochi del fratello piange ed urla. Comprare doppi giochi non risolve il problema.
logo Quandonasce

Calcola la data prevista del parto

Inserisci la data dell'ultima mestruazione e clicca su "calcola"

Ultimi articoli in pubblicazione

Frattura del femore
Mio figlio di 4 anni si è fratturato il femore destro. Ora purtroppo deve portare un rialzo.
Gli esami da eseguire in gravidanza
Per monitorare l'andamento della gravidanza sarà necessario fare alcuni esami, alcuni dei quali a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
L'igiene del neonato
L'igiene del neonato comincia subito dopo la nascita in sala parto, con sola acqua e senza detergenti. I consigli per l'igiene a casa.
Allattamento al seno e risvegli notturni: vuole ancora il latte della mamma di notte
A otto mesi si sveglia e prende ancora il latte dalla mamma. Come comportarsi per risolvere il problema.
Anemia
Le cause possono essere congenite, trasmesse cioè con meccanismo ereditario, o acquisite durante il corso della vita.

Quiz della settimana

Quando si è punti da una zecca, quale dei seguenti comportamenti occorre seguire?
Rimuovere la zecca con alcool o acetone
Lasciare la zecca in sede per alcune ore facendola intontire con ammoniaca
Rimuovere la zecca prontamente con una pinzetta
Schiacciare subito la zecca nella sede della morsicatura