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Vuole stare sempre con un adulto

A quattro anni non vuole mai stare da solo ma sempre con un adulto. L'adulto è la sua fonte di sicurezza che gli dà benessere e lo contiene emotivamente. I consigli per fargli superare questa fase.

a cura di: Dott.ssa Barbara Camilli (psicologa)

Perchè mio figlio di quattro anni vuole sempre la presenza di un adulto? Mio figlio non vuole mai restare solo neanche con altri bimbi anche se più grandi; lamenta anche il fatto che la maestra a volte esce dalla classe per parlare con altre colleghe.

Per il bambino la figura dell'adulto rappresenta la fonte che soddisfa non soltanto i bisogni di base che riguardano il suo corpo (essere nutrito, lavato....), va ben oltre. È colui che infonde e ingenera uno stato di benessere per quanto riguarda il bisogno di essere rassicurato, il bisogno di ricevere amore, di rendere variegata e ricca la relazione, facendolo sentire importante.

Bisogno di sicurezza, di varietà, di importanza e di amore sono quattro bisogni fondamentali che consentono al piccolo un armonioso sviluppo. Tra l'altro il bambino una volta divenuto adulto andrà sempre alla ricerca di soddisfare questi bisogni per stare bene.

Entrando nella scuola materna, il bambino vive e sperimenta l'esistenza di nuove figure di riferimento diverse dai genitori e dalle figure educative che lo hanno affiancato sino ad allora (nonni, fratelli, zie, babysitter).

Questa nuova esperienza di relazione e di confronto lo obbliga, suo malgrado, a modificare le conoscenze acquisite mediante nuovi processi cognitivi, in particolare la generalizzazione: ecco che le conoscenze, apprese sino a quel momento relative ad un'esperienza specifica, sono messe a confronto con l'esperienza che stà vivendo per poi essere classificate nella stessa categoria.

Tenendo condo delle fasi di sviluppo del pensiero cognitivo e dell'importanza data alle relazioni sociali fuori del nucleo familiare, a questa età i bambini non hanno particolari relazioni sociali.

Per loro il mondo e loro stessi sono un'unica cosa. I bambini non traggono particolare beneficio dalla relazione con i coetanei e questo perché il periodo sino i 3-3 ½ anni è denominato di "egocentrismo".

In questo periodo la forma di ragionamento è legata al suo punto di vista. In questa fase non distingue i suoi giochi da quelli degli altri, tutto è "mio", tutto è "io" tutto è "no". E' questa una fase importantissima nella quale meglio non intervenire in modo maldestro.

Per quanto riguarda la relazione con gli altri può esserci solo nel momento in cui il bambino può percepire altri IO. A seconda che un bambino abbia più o meno incamerato un vissuto di sicurezza (vedi i quattro bisogni fondamentali di prima) questa fase può perdurare fino i 4-4 ½ .

Ecco che, difficilmente gradirà rimanere da solo. L'adulto è la sua fonte di sicurezza che gli dà benessere e lo contiene emotivamente. La sua assenza crea uno stato di disagio che ingenera fastidio. Insofferenza! In questa situazione il piccolo va rassicurato, con gli sguardi, con le parole d'affetto e di incoraggiamento volte in positivo.

Fondamentale è la fiducia nelle parole del genitore in ciò che dice. L'adulto che fa sentire il piccolo certo dell'amore del genitore e del fatto che anche da solo riuscirà a gestire le sue cose incoraggia enormemente il piccolo.

Parole rassicuranti, sguardi di sostegno e incoraggiamento, tono deciso e amorevole: questi ingredienti relazionali fanno si che il piccolo si senta spronato, esortato e sostenuto nel suo giusto processo di crescita e di emancipazione dall'adulto.

26/9/2011

30/3/2016

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