Recoaro, nota stazione termale veneta si veste, dal 22 al 24 febbraio, dei colori e della storia della Chiamata di Marzo, una delle più antiche e caratteristiche manifestazioni folkloristiche locali. Molto sentita e festeggiata fino agli anni Venti, la Chiamata di Marzo lentamente aveva perso il suo charme finendo per essere dimenticata fino al 1979 quando il Comune e un comitato ad hoc ne promossero il rilancio con gruppi in costume e carri allegorici. Oggi siamo alla tredicesima edizione (la manifestazione è biennale) e in programma ci sono sfilate che coinvolgeranno un migliaio di persone vestite in abiti del passato impegnate a far rivivere le antiche usanze del paese.
La battitura del grano, per esempio, la tosatura delle pecore, o l'allegro ritrovarsi davanti a un bicchiere di vino sui tavoli di un'antica all'osteria. Quest'anno, oltre alle sfilate dei 50 e più carri e dei figuranti a piedi (domenica 24 febbraio), si potranno ammirare diverse postazioni fisse, tra le quali proprio l'osteria, che fanno rivivere il passato delle popolazioni cimbre (il termine deriva dai coloni bavaro-tirolesi che, tra il XII e XIII secolo, fondarono i vari centri della Conca di Smeraldo al cui centro sorge Recoaro). Le origini della festa sono remote: la ricorrenza cadeva nell'ultima domenica di febbraio ed era la manifestazione della gioia della gente di montagna per l'arrivo della primavera. Verso sera, dopo essersi radunati nelle contrade, pastori e contadini, con le rispettive famiglie scendevano in paese, agghindati a festa in modo buffo e strano, in un allegro e rumoroso corteo. Gli uomini vestivano vecchi abiti dai colori vivaci e cappelli con rami e stelle alpine, mentre le donne indossavano gli abiti migliori e si acconciavano i capelli con i primi fiori dell'anno. In mezzo al corteo sfilavano gli animali: somari anch'essi ricoperti di fiori, buoi, capre, conigli e galline, gli unici compagni dei pastori nelle lunghe giornate invernali. Tutti sfilavano con gli attrezzi di lavoro e per primi venivano i cacciatori con le armi con le quali, durante le danze, salutavano l'arrivo di marzo.
Corni, rècubele e snatare completavano il rumore, mentre i bambini agitavano campanelli (le ciochète) e le campane suonavano a festa. A gruppi si intonavano le cante e qualcuno si esibiva in giochi di abilità e acrobazia. Dopo il tramonto veniva acceso il falò sul quale bruciava una sagoma di paglia: era l'inverno che lasciava il posto alla primavera. Informazioni. Promorecoaro, tel. 0445.780.800; www.recoaroterme.com/spevent/chmarzo/index.html Comitato per la Chiamata di Marzo, via Roma, 10 - Recoaro Terme (Vi), tel. 0445.780.403; www.chiamatadimarzo.f2s.com. La bellezza paesaggistica di Recoaro Terme nasce dall'incontro degli opposti: il verticale delle delle Piccole Dolomiti e l'orizzontale degli altopiani della Lessinia, dei Sette Comuni, e della pianura. Di grande interesse è il patrimonio faunistico dell'area, habitat di specie come il rondone alpino, il falco, la poiana e l'aquila. In inverno, si scia a Recoaro Mille, collegata alla pianura da una cabinovia, e a Monte Falcone. Recoaro è soprattutto famosa per le sue terme, scoperte nel 1689 dal conte Lelio Piovene e sfruttate all'inizio nei lussuosi alberghi di Valdagno: l'acqua veniva portata a valle a dorso di mulo perché Recoaro non era collegata da una strada carrozzabile. Nel 1875, anche Recoaro divenne centro di richiamo turistico grazie alla costruzione dell'edificio delle Fonti, frequentato dai più bei nomi dell'aristocrazia dell'epoca e da personaggi illustri della cultura, della politica, dell'arte, tra i quali Giuseppe Verdi, Nietzsche, Radetzsky, Lamarmora. Nel 1919, le Fonti furono riammodernate e ampliate con nuovi edifici in un bellissimo stile liberty. Inoltre, le terme furono dotate di un'orchestra e i "concerti da ballo" del maestro Bottarelli divennero un'istituzione fissa. Le stagioni di apertura delle Fonti, dapprima limitate ai mesi estivi, si protrassero fino alla Festa dell'Uva che si celebrava in autunno. Per informazioni, Terme, via Roma, 25, tel. 0445.750.16.
Come andare.
Autostrada A/4 Milano-Venezia, uscita Montecchio e ss 246 per Recoaro Terme. In occasione della Chiamata di marzo saranno allestiti numerosi parcheggi nei comuni di Valdagno e Recoaro Terme e un bus-navetta seguirà la tratta Valdagno (stazione delle FTV) - Recoaro Terme effettuando varie fermate per raccogliere le persone lungo la strada.
Dove mangiare
Numerosi punti di ristoro saranno predisposti per le strade di Recoaro per la Chiamata di Marzo. Vi segnaliamo comunque anche l'Hostaria a le Bele, una vecchia stazione di posta sulle colline tra Recoaro e Valdagno. I piatti sono quelli della cucina vicentina, con salumi di produzione propria per antipasto, giosete, bigoi e malfatti per primo, carrè allo spiedo o polenta e formaggio per secondo. Tanti i dolic, tra cui la putana, tipico della zona. Prezzi: 23,25 €. Indirizzo: via Maso, 11, Valdagno, tel. 0445.970.270.
Dove dormire
Gli alberghi del consorzio Promorecoaro (tel. 0445.780.800) per la Chiamata di marzo propongono pacchetti speciali a 87,80 € per due pernottamenti in pensione completa in hotel a due stelle. Se preferite alloggiare nel verde, l'indirizzo è Il Castello, una tenuta secentesca a Barbarano Vicentino (tra Vicenza ed Este), trasformata da una quindicina di anni in agriturismo, con appartamenti e camere. Aperto tutto l'anno, non ha ristorante. Prezzi: 22/25 €, solo su prenotazione. Gli amici consigliano Sandra: "Passiamo sia le vacanze estive che quelle invernali a Recoaro.
E' un paese molto tranquillo, il paesaggio è bellissimo, sembra di essere in montagna anche se è solo a 500 metri sul mare. In centro c'è un parco ideale per bambini, con tanti giochi e un laghetto con i cigni. Il bellissimo parco delle terme permette delle riposanti passeggiate tra il verde. Recoaro può essere il punto di partenza per escursioni di vario livello nello scenario dei monti delle Piccole Dolomiti. La "Chiamata di marzo" mostra cose che ormai sono completamente perdute anche per noi adulti. Quindi soprattutto per i bambini è fonte di grande meraviglia e permette di riscoprire come vivevano i nostri antenati nelle valli di montagna".


