Si può fare l'ecografia del cervello? E' vero che ai bambini piccoli si può farla attraverso la fontanella?

L'ecografia cerebrale per via transfontanellare è ormai una indagine abbastanza diffusa nei reparti di neonatologia. La non invasività dell'esame, l'assenza di documentati effetti collaterali biologici da ultrasuoni, la praticità di impiego offerta dagli ecografi portatili nelle unità di terapia intensiva e nei day-hospital deputati al controllo a distanza, hanno reso in questi anni sempre più ampio l'impiego dell'ecografia cerebrale, al punto che essa è diventata la metodica di imaging (in altre parole di diagnostica per immagini) cerebrale di prima istanza nello studio del danno cerebrale perinatale e dei suoi esiti.

Viene eseguita con apparecchi ecografici che usano come finestra acustica (vale a dire come porta di entrata del fascio di ultrasuoni) la fontanella anteriore, cioè quella membrana di forma romboidale che ricopre le ossa del cranio nelle zone dove non si sono ancora saldate e che si trova proprio sulla sommità della testa.

L'indicazione più frequente per questo esame è rappresentata dalla prematurità, che comporta un rischio di emorragia ventricolare abbastanza elevato nei nati di peso inferiore ai 1500 grammi. Sia l'emorragia che gli esiti (lacune atrofiche, dilatazione ventricolare) possono essere studiati con precisione con l'ecografia cerebrale. Un'altra indicazione è l'idrocefalo congenito: l'esame mette in evidenza la netta e simmetrica dilatazione dei ventricoli cerebrali.

L'ecografia cerebrale si è rivelata particolarmente utile ed affidabile nel follow-up delle lesioni riscontrate per controllarne l'evoluzione e per valutarne il significato in termini di predittività prognostica. Il controllo ecografico a distanza è tecnicamente possibile finché le dimensioni della fontanella anteriore lo consentono e può evidenziare gli aspetti evolutivi di lesioni neonatali quali, come richiesto nella domanda, la dilatazione ventricolare.

La segnalazione di una dilatazione ventricolare nei primi mesi di vita, in assenza di una sintomatologia neurologica (ipotonia, vomito, rifiuto ad alimentarsi, irritabilità, tensione della fontanella anteriore, crisi di apnea) non rappresenta però un valido motivo per formulare una cattiva prognosi neurologica. Tali dilatazioni possono regredire senza lasciare conseguenze, ma è necessaria una stretta sorveglianza da parte del pediatra, con misurazioni quindicinali della circonferenza cranica, ecografie cerebrali settimanali o quindicinali, sino alla stabilizzazione o alla regressione della dilatazione ventricolare.

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