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Minaccia d'aborto

Un numero elevato di donne nei primi tre mesi di gravidanza ha perdite genitali di sangue di varia entità. Non sempre le perdite genitali dei primi tre mesi preludono ad una minaccia di aborto.

a cura di: Dott.ssa Donatella Bresciani (ginecologa), Prof. Silvano Zaglio (specialista in ostetricia e ginecologia - andrologia)

Un numero elevato di donne sperimenta nei primi tre mesi di gravidanza perdite genitali di sangue di varia entità, talvolta associate a contrazioni uterine. Pur essendo campanelli d'allarme, non necessariamente preludono all'aborto spontaneo; per accertarsene il ginecologo prescrive un esame ecografico. La risposta che ne ricava rientra, essenzialmente, in questi quadri:

  • gravidanza in normale evoluzione: il riscontro di un embrione dotato di battito cardiaco esclude la presenza di un aborto spontaneo; la presenza di distacchi del corion (strato più esterno degli involucri fetali che darà origine in un'area alla futura placenta) dalle pareti dell'utero giustifica talvolta le perdite di sangue; non ha comunque significato prognostico negativo. L'ecografia eseguita dopo 2-4 settimane mostra in genere una placenta normalmente inserita.
  • gravidanza interrotta: la presenza di un embrione di dimensioni superiori alle 6 w privo di battito cardiaco è segno inequivocabile di aborto spontaneo, anche in assenza di sintomi materni. Si parla, in tal caso, di aborto interno. A volte la diagnosi si fonda sulla mancata visualizzazione di un embrione all'intemo della camera gestazionale (uovo cieco o gravidanza anembrionata); altre volte, dopo emorragie spesso abbondanti, l'ecografia mostra solo alcuni residui ovulari: si parla allora di aborto incompleto.

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