Goletta, Gorgiera, Giornea, Guarnello, Guarnacca, Gabbana, Gabbanella, Giustacuore, Guardinfante, sembra di leggere una pagina del Vocabolario della lingua italiana alla voce G, ma è solo una parte dei nomi che corrispondono ai capi di abbigliamento in uso in tempi passati. Il vestiario era un elemento sociale molto importante, perché attraverso l'abito, i suoi accessori e i gioielli si poteva conoscere l'effettivo potere, il prestigio e la ricchezza di una singola persona o di una famiglia. Si arrivò addirittura ad emanare specifiche leggi, chiamate "suntuarie", per cercare di limitare l'eccessivo lusso nell'abbigliamento e nei corredi degli adulti e dei bambini.

E, a proposito di bambini…

Il primo anno di vita

Il primo anno di vita dei bambini era una vera e propria tortura: dalla testa ai piedi venivano tutti strettamente avvolti nelle fasce, perché in tal modo si cercava di tenere caldo il loro corpo e contemporaneamente prevenire o correggere le malformazioni scheletriche, tanto frequenti nei secoli passati. 
Poi via via che il bambino cresceva gli venivano sfasciate prima le braccia, poi il tronco ed infine le gambe. 
Ecco finalmente il momento della libertà!
Il bambino aveva più di un anno, cercava di stare in equilibrio e di muovere i primi passi. E allora,.. come si vestiva il pupo? Quale era l'abbigliamento più consono per un bambino così piccolo?

Da 1 a 5 anni di età

Da ora in poi fino quasi a 5 anni i bambini indossavano una veste lunga, cioè una tunica molto semplice, unisex, generalmente a tinta unita (nera, rossa, marrone), con spacchi laterali per facilitare il movimento delle gambe, spesso anche con tagli anteriori o posteriori per consentire la pulizia e l'igiene. 
Ma soprattutto senza alcuna distinzione tra maschi e femmine
Dalla semplice tunica medioevale disadorna quasi monastica, si passò ad un modello più ricercato, completamente abbottonato (si arrivò a contare fino a 45 bottoni) oppure chiuso da alamari di passamaneria pregiata. Tuttavia verso la fine del 1500 la moda introdusse una variante a tale vestiario: un completo del tutto uguale ai modelli delle donne adulte composto da gonna lunga, corpetto e grembiule bianco e ricamato, indistintamente per maschietti e femminucce, fino alla metà del 1700. 

Ma il vero emblema dell'abbigliamento infantile furono le dande, quelle strisce di tessuto che scendevano dalle spalle sulla schiena del bambino: sembra che servissero per insegnare ai bimbi a muovere i primi passi impedendo loro di cadere, ma furono utilizzate specialmente con uno scopo decorativo, dal momento che continuarono ad essere conservate negli abiti di bambini che di aiuto per camminare non ne avevano più certo bisogno. La consuetudine di vestire i bambini maschi e femmine con la vestina lunga o con la sottana liscia o a pieghe, senza alcuna distinzione di sesso, rimase inalterata fino ai primi del Novecento.

Da 5 anni di età in poi

Ad un certo punto il bambino, quando arrivava verso i 5 - 6 anni di età, abbandonava l'abito infantile per entrare nell'età adulta ed indossare vestiti adatti al suo nuovo stato all'interno della famiglia: questo tipo di abbigliamento si rifaceva pedissequamente alle fogge degli adulti, riproducendo in miniatura le mode, maschili e femminili, che mutavano nel corso dei secoli a seconda del cambiamento politico che si verificava e dei gusti e le abitudini della nazione che in quel momento dominava l'Europa.

In verità questo rito di passaggio, che dalla veste lunga portava all'abito "da grande", era più evidente e marcato per i maschi, che lasciavano la "sottana per indossare le braghe"; le femmine, invece, continuavano a vestirsi come le loro mamme (senza più grembiule e dande), ingabbiate in crinoline e guardinfante, strette in rigidi corsetti, irrigidite da lamine di metallo e stecche di balena, inamidate come le alte ed ingombranti gorgiere. Queste complicate forme di abbigliamento erano in stridente contrasto con la natura gioiosa che l'infanzia avrebbe dovuto incarnare. I bambini erano considerati dei piccoli adulti e come tali dovevano vestirsi e comportarsi.

Purtroppo sono pochi i vestiti originali pervenuti integri fino ai nostri giorni, vuoi per la deteriorabilità dei tessuti, ma soprattutto per la consuetudine di utilizzare lo stesso tessuto per fare tanti altri abiti o accessori. Gli indumenti smessi erano anche venduti a straccivendoli o robivecchi che ne facevano mercato con i poveri. 
In effetti quando si tratta di storia dell'abbigliamento infantile si parla di infanzia privilegiata, di bambini di classi aristocratiche o alto borghesi perché gli altri ceti sociali si vestivano in modo molto essenziale con tuniche e calzabraghe, vestiti larghi e logori, legati in vita con una semplice corda, soprattutto con indumenti di foggia antiquata, passati di moda anche da vari decenni.

La svolta decisiva

… finché arrivò… il grande Jean Jacques Rousseau; egli aveva già smosso le acque scagliandosi contro l'uso delle fasce, ora se la prendeva con i vestiti infantili che non consentivano libertà di movimento: "Emile deve poter correre, vivere molto all'aperto, a testa scoperta, deve avere abiti sciolti che non costringano l'esile busto, che non comprimano i polmoni" (Emile, 1762).
Proprio all'opposto della consuetudine quotidiana delle famiglie europee. 
L'opinione del grande pedagogo settecentesco era condivisa da tempo da medici, igienisti, filosofi ed educatori che scrissero importanti trattati sull'educazione dei bambini, condannando l'uso della costrizione e della violenza nell'insegnamento e proponendo rispetto per il bambino e metodi d'apprendimento appropriati all'età. Grazie certamente a tutto ciò, anche nell'abbigliamento infantile, dalla seconda metà del Settecento e soprattutto in Inghilterra, avvenne una svolta che portò ad una maggiore libertà e informalità nel vestire; questo non voleva dire che improvvisamente si smise di abbigliare i bambini come dei piccoli adulti, ma si incominciò lentamente ad ammettere un nuovo modo di vestire i propri figli, pensando soprattutto alle loro diverse esigenze; e allora, dalla seconda metà dell'Ottocento, si eliminò dal guardaroba infantile, ad esempio, i cerchi delle sottogonne, si adottarono gonne corte, tessuti più leggeri e tinte pastello. Ormai si stava facendo strada la tendenza a realizzare capi di abbigliamento appositamente creati per l'infanzia, che venivano pubblicizzati in appositi spazi riservati sulle innovative riviste di moda femminile. Si insistette maggiormente su tre tipi di abiti, che continueranno per lungo tempo a condizionare i gusti di tutta l' Europa, diventando quasi il segno distintivo dell'infanzia

  • il vestito alla marinara: una blusa blu o bianca rimborsata in vita con grande collo di piquet bianco quadrato dietro ed ornato da ancore o da galloni militari; venne indossato da entrambi i sessi, con la variante femminile della gonna a pieghe. Comune a tutti era il cappello alla marinara, nella versione invernale come berretto di lana con pon pon, ed estiva in paglia a tese larghe con nastro intorno alla cupola decorato con motivi marinari. Era consigliato per bambini dai 5 agli 8 anni. Fu ispirato all'abbigliamento da crociera del piccolo Edoardo principe del Galles
  • il vestito da "piccolo lord" (pantaloni al ginocchio, lunga marsina, collare e polsini di pizzo detto anche "alla paggio", perché liberamente ispirato alla mode dei paggi della corte francese del secondo quarto del seicento), che si rifà all'abbigliamento del protagonista del classico della letteratura per ragazzi "Il piccolo lord Fountleroy" (1886) della scrittrice inglese Frances Hodgson Burnett.
  • il vestito alla Eton (calzoni lunghi e giacca corta alla vita con punta al centro dietro la schiena), costume regolamentare del collegio aristocratico inglese di Eton. 

 
Conclusioni

Il bambino di oggi si veste in ogni momento della giornata con un abbigliamento comodo e pratico: jeans, felpa e scarpe da ginnastica; l'abito elegante, invece, è riservato alle poche occasioni ufficiali che scandiscono la vita umana, come battesimi, comunioni e cresime, matrimoni o anniversari. Solo in queste situazioni sentiamo ancora qualche eco dell'abbigliamento dei tempi passati, tradizionali vestiti in velluto, colletti di pizzo alla paggio, oppure compassate giacche inglesi alla Eton. Quei principi di libertà e informalità, che faticarono enormemente a fare breccia nella vecchia mentalità delle precedenti generazioni, hanno conquistato il nostro tipo di vita, veloce e sportivo. Ma purtroppo anche la falsa semplicità dell'abbigliamento cosiddetto "casual" nasconde, spesso, una eccessiva ricerca della "griffe", rivelando una ostentazione non più di ricchezza e potere come era nei secoli passati, ma di una omologazione a dettami di pura esteriorità che la società propone e che sembrano dare una sicurezza che in realtà non c'è.