Che cosa posso fare per i capezzoli rientrati? Tra alcune settimane partorirò il mio secondo figlio e mi si ripresenta il problema dell'allattamento. Infatti ho il problema del capezzolo rientrato e per il primo figlio ho dovuto abbandonare l'idea di allattarlo, perché, nonostante i molti tentativi, non sono riuscita a farlo attaccare al seno. Ora vi chiedo, si può fare qualcosa per far uscire il capezzolo e poter quindi allattare questo secondo figlio? Esistono mezzi artificiali che possono aiutare le mamme che hanno questo problema, oppure devo rinunciare già dall'inizio ad ogni tentativo?

Il capezzolo introflesso o rientrante può essere mono o bilaterale ed interessa il 7-9% di tutte le puerpere, interferendo notevolmente con la capacità di iniziare e di continuare nell’allattamento al seno. Il difetto anatomico consiste in una brevità dei dotti galattofori (quelli che trasportano il latte) e nella presenza di tessuto fibroso che tira all’interno il capezzolo, impedendone l’erezione. Per risolvere il problema dei capezzoli introflessi si utilizzano mezzi non invasivi come le coppette modellatrici del capezzolo, che aiutano la sua fuoriuscita, oppure gli esercizi di stiramento manuale, chiamati anche esercizi di Hoffman.

Consistono nell’afferrare il capezzolo tra il pollice e l’indice tirandolo in fuori fino a quando non si avverte dolore o nel porre i due pollici sui lati del capezzolo, esercitando una pressione su di esso tirandolo, nello stesso tempo, verso l’esterno. Questi esercizi vanno ripetuti almeno una ventina di volte al giorno. Esistono poi dei metodi per creare una pressione negativa al capezzolo in modo da stirare, senza comprometterli, i dotti galattofori, la muscolatura intrinseca del capezzolo e i tessuti circostanti.

Ad esempio è in vendita un dispositivo, ideato da un chirurgo plastico inglese, a forma di capezzolo trasparente, connesso ermeticamente ad un tubicino nel quale è inserita una valvola ed un attacco per siringa. Una volta posizionato sul capezzolo, l’aria si estrae con la siringa ed il capezzolo viene richiamato all’esterno dal vuoto creatosi. Il dispositivo può essere lasciato addosso per lungo tempo e può essere usato anche durante la gravidanza. Nell’eventualità che, nonostante i metodi sopra illustrati, non si riuscisse a risolvere il problema, l’unico altro suggerimento è quello si spremere il latte dal seno per somministrarlo direttamente al bambino.

Altro su: "Allattamento al seno: capezzolo introflesso"

Seno ingrossato nel neonato
È normale che il neonato abbia il seno ingrossato. Si tratta della crisi genitale, un fenomeno ormonale che passerà da solo.
Allattamento al seno: i consigli dell'ARP
Allattamento al seno: le schede della Associazione per la Ricerca in Pediatria. I consigli dei Pediatri.
Allattamento al seno: ragadi del capezzolo
Allattare al seno può essere doloroso: dipende da quanto profonde sono le ragadi del capezzolo.
Pubertà precoce
Si definisce classicamente pubertà precoce vera la comparsa dei primi segni di sviluppo puberali a un'età inferiore agli otto anni nella femmina.
Ingrossamento della ghiandola mammaria
L'ingrossamento della ghiandola mammaria può essere inquadrato nell'ambito del telarca precoce. Può essere presente fin dalla nascita.
Allattamento al seno: quali vantaggi?
L'allattamento al seno rappresenta in assoluto il miglior tipo di alimentazione per il bambino nei suoi primi mesi di vita.