Mia figlia di quattro anni non vuole giocare con i coetanei e i miei tentativi di farle trascorrere più tempo con loro, ludoteche, amichetti vari... si concludono sempre con un attaccamento morboso ad un adulto, spesso un altro genitore che si rende disponibile a giocare insieme. Questo succede da almeno un anno e anche l'inserimento scolastico non ha aiutato in quanto tende a giocare da sola. Preciso che la bimba è comunque a suo agio. Come posso fare?

Caro genitore, mi sembra di capire che la situazione da lei descritta sia ripetitiva e prolungata nel tempo e che siano stati fatti diversi tentativi per mettere sua figlia nelle condizioni di socializzare e giocare con altri bambini della sua età, mentre lei preferisce giocare con gli adulti o da sola.

All’età di tre/quattro anni, i bambini iniziano a cercare attivamente gli altri bambini per giocare insieme. Sebbene stiano ancora imparando a giocare in modo condiviso, rimangono a lungo nella stessa zona di gioco facendo talvolta attività condivise, talvolta attività parallele (che non richiedono una stretta interazione).

Giocare con i coetanei è un’attività molto utile allo sviluppo del bambino perché permette di confrontarsi con i pari, apprendere nel piccolo le regole sociali, imparare a rispettare i turni, gestire la propria rabbia e sperimentare la condivisione.

Tornando alla nostra domanda, possono essere diversi i motivi che portano un bambino a preferire e cercare la compagnia dell’adulto durante l’attività di gioco:

  • alcuni bambini, ad esempio, giocando con l’adulto si sentono più “sicuri” (perché magari a volte hanno un carattere molto timido);
  • altri hanno bisogno di tanta attenzione dal mondo adulto (capita ad esempio in periodi di cambiamento come l’arrivo di un fratellino, un trasferimento, un lutto…);
  • altri semplicemente si divertono di più con l’adulto, perché magari questo tende a seguire i desideri e le “regole di gioco” del bambino;
  • altri ancora cercano l’adulto perché temono il confronto con i coetanei: o perché faticano a capire come stiano giocando gli altri bimbi, o perché i ritmi di gioco degli altri bimbi sono troppo veloci/lenti rispetto ai propri, o perché a volte significa competere con gli altri bambini per decidere chi dirige il gioco e fa le regole.

Dunque non c’è un consiglio valido per tutti i casi, bisogna valutare quali siano i motivi che portano il proprio singolo bambino ad evitare il gioco con gli altri bambini.

Provare, come è stato fatto in questo caso, a creare momenti di gioco con altri bambini è un primo passo molto utile, anche perché permette al genitore di osservare quale possa essere la difficoltà del suo bambino (ad esempio in quale contesti sia più difficile interagire).

Il tentativo successivo potrebbe essere quello di “accompagnare” maggiormente il bambino al gioco con i coetanei nelle modalità che il genitore preferisce. Si può iniziare dall’invitare una volta a settimana un solo amichetto e fare in modo che non ci siano altri adulti disposti a giocare da soli con il bambino.

Si può giocare con i due bambini in modo da mediare eventuali conflitti e aiutare il bambino a rispondere adeguatamente alle richieste di interazione del compagno di gioco.

Si possono creare condizioni di gioco facilitanti proponendo alla coppia di bambini dei giochi da fare in due: ad esempio il telefono fatto da due bicchieri in plastica ed un filo, il memory,  il passarsi un palloncino, le bolle in due e tutto ciò che può venire dalla vostra e dalla loro fantasia…

Se il proprio figlio è restio a giocare con il compagno, si può dire: “Io gioco nella tua squadra, sono con te” in modo che si senta affiancato dall’adulto ma in relazione con l’altro bambino.

Dunque la soluzione non è uguale per tutti, bisogna armarsi di pazienza e cercare di capire la difficoltà del proprio bambino per poi ideare dei personali modi di accompagnarlo nella relazione con i pari, con l’obiettivo che egli acquisisca sempre maggiore desiderio di giocare con i suoi coetanei.

 

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