Tra 15 giorni dovrò tornare nell'ospedale dove e' stato sottoposta a trapianto cardiaco mia figlia Laura per la visita di controllo. Ormai sono più di 2 anni che non ci sono problemi di nessun tipo, primo fra tutti quello del rigetto, ma ogni volta che ci presentiamo al controllo mi scontro sempre piuttosto aspramente con la dottoressa dell'ambulatorio a proposito della necessità di fare l'Rx al torace. Ho chiesto ripetutamente di riservare questo esame nel caso gli altri abbiano dato risposte non chiare e sospette, perché ho qualche remora nel sottoporre una bambina di 4 anni ogni 3 mesi ad una radiografia. Purtroppo la dottoressa in questione non solo è molto rigida riguardo al protocollo da seguire, ma anche molto poco tollerante ad ogni richiesta di chiarimento sull'opportunità di ripetere sempre questo esame. Adesso, dopo l'ultima volta in cui lo scontro si è fatto esplicito e piuttosto acceso, vorrei andare a parlare col primario per sapere da lui le risposte ai dubbi che non ho ancora avuto il piacere di sentirmi chiariti. Vorrei sapere da voi se davvero una radiografia non fa più male di due ore di esposizione al sole (!!!) e quindi i miei timori sono del tutto infondati, oppure se è ragionevole la mia proposta. Vorrei chiedere se esiste un dato significativo di diagnosi di rigetto fatte a seguito di una radiografia quando tutti gli altri esami erano risultati negativi (ECG, Ecocardiogramma). Lo staff medico dell'ospedale ha tutta la mia incondizionata fiducia, è solo questa dottoressa che proprio non mi piace, né come atteggiamento, né per il suo trincerarsi dietro la sicurezza di un protocollo la cui puntigliosa applicazione la solleva da qualsiasi responsabilità. Ma qui si tratta di mia figlia, e a me del protocollo non importa proprio niente, e sono decisissima a chiarire la cosa, anche se mi dovrò per questo scontrare con lei in maniera definitiva. Aspetto un vostro consiglio più che altro su come mi posso comportare cercando di essere meno scorretta con tutti.

Il monitoraggio del rigetto dopo trapianto cardiaco viene fatto routinariamente nell'adulto con biopsia endomiocardica. Per la difficoltà tecnica ed il trauma psicologico nell'eseguire quest'esame in età pediatrica, il monitoraggio del rigetto in questa popolazione può essere eseguito per mezzo di indagini non invasive. Queste comprendono un esame clinico accurato, un elettrocardiogramma, una radiografia del torace ed un ecocardiografia. Il rigetto in età pediatrica è molto subdolo e spesso mascherato da altri segni clinici e/o strumentali. La negatività di tutti questi esami è importante per porre diagnosi di assenza di rigetto, in mancanza di un riscontro istologico. Una radiografia standard del torace non è certo una procedura indispensabile, ma è certamente un esame privo di rischio, non invasivo, che può dare delle importanti informazioni al medico esaminatore che deve prendere atto di tutti i parametri non invasivi considerati per escludere la diagnosi di rigetto cardiaco.

Le consiglierei di non allarmarsi per problemi inconsistenti e di non rompere i buoni rapporti che sicuramente sarà importante lei possa mantenere con lo staff medico a cui fa riferimento.

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