Vorrei avere notizie sullo stafilococco. Come si contrae, dove vive, come si cura, che patologie può causare.

Lo stafilococco è un batterio che deve il proprio nome "Staphylococcus" al fatto che, generalmente, tende ad aggregarsi in ammassi disordinati che all'osservazione microscopica ricordano i grappoli d'uva. Non vi è un solo tipo di stafilococco; infatti, ne esistono diverse varietà: vi è per esempio lo Staphylococcus aureus che è considerato un patogeno di primaria importanza ed è la specie che si ritrova più frequentemente nei campioni clinici.

Vi è lo Staphylococcus epidermidis che rappresenta la specie del genere Staphylococcus predominante sulla cute umana. Vi è lo Staphylococcus auricolaris che è il più frequentemente localizzato nell'orecchio, lo Staphylococcus capitis proprio del cuoio capelluto e così via. Ne sono stati individuati, infatti, oltre 30 sierotipi.

Tutti gli stafilococchi possiedono diverse componenti cellulari e producono molte sostanze extracellulari (enzimi e tossine), cui è dovuta, in misura variabile, la loro patogenicità. Molti di questi componenti cellulari e sostanze extracellulari sono esclusivi dello Staphylococcus aureus che perciò è decisamente patogeno. Le altre specie vengono invece considerate patogene opportuniste: in altre parole possono dare malattie se si verificano particolari condizioni favorevoli.

Gli stafilococchi sono larghissimamente diffusi in natura: si ritrovano nella polvere dei pavimenti, sui muri e su una gran varietà di oggetti inanimati. Essi sono molto resistenti potendo sopravvivere a svariate condizioni ambientali avverse e sono relativamente resistenti al calore, all'essiccamento, ai disinfettanti. Varie specie di Stafilococco fanno parte della flora normale dell'uomo e degli animali: si ritrovano sulla cute e sulle mucose del tratto respiratorio superiore e del tratto intestinale.

Quindi, molti soggetti rappresentano portatori asintomatici che possono costituire fonti di infezione per sé e per gli altri. Per esempio, si sa che molti individui (dal 10% al 40%) sono portatori di Staphylococcus aureus, in relativamente larga quantità, nelle narici; tali soggetti, quindi, rappresentano un importante veicolo di diffusione, sebbene questa si verifichi soprattutto tramite le mani, in quanto i portatori nasali sono spesso anche portatori cutanei.

Come detto, la cute è frequentemente colonizzata da stafilococchi e proprio la cute, sia integra (attraverso i follicoli piliferi o i dotti sudoripari), sia interrotta da lesioni, rappresenta una frequente via d'ingresso degli stafilococchi. Tuttavia, lo sviluppo di patologia stafilococcica è correlato non solo alla virulenza dell'organismo ma anche alla resistenza dell'ospite (cioè dell'organismo umano), per cui è preliminarmente necessaria la colonizzazione del distretto interessato, che può essere favorita da svariate ragioni.

Infatti, tenuto conto che la cute intatta e le membrane mucose fungono da barriere contro l'invasione dello stafilococco, ben si capisce come i difetti nelle barriere mucocutanee provocati da traumi, interventi chirurgici, superfici estranee (suture, shunts, cateteri intravascolari) ed ustioni aumentano il rischio di infezione. Inoltre, infezioni da stafilococco molto gravi, prodotte da manovre strumentali (spesso cateterismo vascolare), possono verificarsi in pazienti immunocompromessi e/o ospedalizzati, così come frequenti sono le peritoniti in pazienti sottoposti a continua dialisi peritoneale.

La stessa proliferazione degli stafilococchi nel tratto gastrointestinale, poi, è controllata anche dalla crescita di altre specie batteriche; perciò, se tale bilancio viene sovvertito, come ad esempio durante un'antibioticoterapia, gli stafilococchi resistenti possono proliferare ed invadere la parete intestinale, sebbene l'elaborazione di enterotossine da parte degli stafilococchi nel tratto gastroenterico o l'ingestione di enterotossine preformate può dare patologia in assenza di invasione tissutale.

Alla luce di tali considerazioni, le affezioni che hanno come agenti eziologici gli stafilococchi sono, evidentemente, numerose:

  • affezioni cutanee e degli annessi cutanei;
  • tossinfezioni alimentari, dovute alla produzione di enterotossine;
  • setticemie, spesso associate con endocarditi, particolarmente in seguito ad interventi cardiochirurgici per il trapianto di valvole artificiali; le setticemie possono successivamente produrre localizzazioni metastatiche ascessuali;
  • infezioni respiratorie, che colpiscono le vie aeree a tutti i livelli;
  • infezioni del sistema nervoso centrale: meningiti ed ascessi cerebrali;
  • infezioni urinarie;
  • infezioni otoiatriche (N.d.R.: che interessano le orecchie);
  • infezioni dell'apparato scheletrico.

Infine, patologie piuttosto rare, ma quasi esclusive di alcuni ceppi di stafilococchi sono: la sindrome dello shock tossico (toxic shock sindrome toxin-1) e la sindrome della pelle ustionata (staphylococcal scalded skin syndrome).

Il problema della terapia delle infezioni stafilococciche è reso arduo dall'attuale prevalenza di ceppi a resistenza multipla e dal fatto che questi germi sviluppano rapidamente resistenze ai nuovi antibiotici. Ma, sebbene negli ultimi anni oltre l'80% degli stafilococchi si sono mostrati resistenti alla penicillina, e sebbene siano anche in aumento, specie in ambiente ospedaliero, i ceppi di stafilococchi resistenti a molti antibiotici usualmente efficaci per altri tipi di batteri, occorre precisare che esistono dei farmaci antibiotici verso cui gli stafilococchi sono praticamente sempre sensibili e le malattie da essi indotte, se prontamente individuate, sono in larghissima misura curabili.

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