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Ipertensione arteriosa nel bambino

L'ipertensione arteriosa, pur essendo riscontrata più comunemente negli adulti, può verificarsi anche nei bambini e negli adolescenti. La pressione alta può essere un problema?

a cura di: Dott. Sergio Manieri (pediatria)

La scorsa settimana mia nipote di quattro anni ha accusato un fortissimo mal di testa accompagnato da febbre leggera (37.5) e leggero vomito. Visto il perdurare dello stato ed insistendo il forte dolore anche dopo somministrazione di paracetamolo, è stata portata in Pronto Soccorso. Qui le è stato riscontrato un po' di acetone e una leggera disidratazione dovuti presumibilmente al vomito. Oltre a questo la pressione però risultava alta (a rischio di ictus a detta della Pediatra che l'ha visitata) e da tenere sotto controllo con misurazioni successive. Si può riscontrare ipertensione in bambini di questa età, che cosa può provocare e quali sono eventualmente gli accertamenti e i rimedi?

L'ipertensione arteriosa, pur essendo riscontrata più comunemente negli adulti, può verificarsi anche nei bambini e negli adolescenti. La pressione arteriosa fisiologica aumenta gradualmente con l'età ed è correlata al peso ed all'altezza, dall'infanzia alla adolescenza. Perciò esistono dei valori di riferimento (chiamati percentili), che variano in relazione all'età pediatrica considerata, per interpretare correttamente i valori ottenuti durante la misurazione della pressione arteriosa. Nel caso in oggetto, trattandosi di una bimba di quattro anni, il valore medio di pressione arteriosa (corrispondente cioè al 50° percentile), dovrebbe attestarsi attorno a 90/55 mmHg. Se, invece, la pressione arteriosa supera il 95° percentile per l'età (in questo caso 110/75 mmHg), la si considera anormale e necessita di ulteriori valutazioni. Infatti, prima che un bambino sia diagnosticato come iperteso, è necessario ottenere diverse registrazioni della pressione arteriosa perché molti pazienti di tutte le età mostrano una certa ansietà durante le prime misurazioni della pressione.

Se la pressione arteriosa è solo leggermente elevata alla prima visita, le successive determinazioni, in due o tre occasioni nelle settimane successive, possono mostrare che l'innalzamento era correlato all'apprensione. Se, invece, la pressione continua a crescere per diverse settimane o mesi di osservazione, è opportuno effettuare altre indagini diagnostiche. L'ipertensione arteriosa si definisce primaria o essenziale quando non è associata ad alcuna malattia nota di base, sebbene siano conosciuti diversi fattori quali l'ereditarietà, l'assunzione eccessiva di sali, lo stress e l'obesità che possono giocare un ruolo importante nella sua insorgenza. Si parla, invece, di ipertensione secondaria quando la causa è riconducibile ad una malattia associata: le più frequenti eziologie sono di origine renale, nefrovascolare e cardiovascolare. Tuttavia anche malattie endocrine ne possono essere responsabili così come talune malattie sistemiche o l'assunzione di alcuni farmaci. L'ipertensione secondaria è più comune nei neonati e nei bambini, mentre l'ipertensione essenziale si manifesta con frequenza crescente nella tarda infanzia e nell'adolescenza.

Per quanto riguarda la sintomatologia, occorre sottolineare che i bambini con ipertensione arteriosa, come gli adulti, possono essere privi di sintomi escludendo, ovviamente, quelli dovuti alla patologia di base nei casi di ipertensione secondaria. Tuttavia, se l'aumento pressorio è importante si possono manifestare mal di testa, vertigini, disturbi visivi e convulsioni. L'encefalopatia ipertensiva, condizione minacciosa per la vita ed espressione di livelli pressori molto elevati, è suggerita dalla presenza di vomito, temperatura elevata, atassia (N.d.R.: disturbo della coordinazione motoria con incapacità a controllare adeguatamente la misura e la precisione dei movimenti volontari), stupore (N.d.R.: stato di perdita di sensibilità e di coscienza in cui vi è obnubilamento dello stato di coscienza e diminuita reattività) e convulsioni. In merito agli accertamenti, occorre innanzi tutto premettere che, in via preventiva, per facilitare il precoce rilievo di ipertensione la misurazione della pressione del sangue dovrebbe far parte del controllo medico periodico dei bambini così come dovrebbe essere effettuata un'accurata indagine sulla storia familiare di ipertensione.

Nel caso, poi, di ipertensione confermata esiste la possibilità di intraprendere tutta una serie di accertamenti in grado di individuare e distinguere la forma essenziale di ipertensione, che in età pediatrica è caratterizzata da valori pressori non eccessivamente elevati (che si attestano cioè attorno al 95°-97° percentile per l'età), rispetto alle forme secondarie che invece nel bambino sono causa di ipertensioni gravi (con valori pressori superiori di 10 mmHg e più rispetto a quello corrispondente al 97° percentile per l'età) e che, in genere, presentano sintomi di accompagnamento riferibili alla patologia d'organo responsabile dell'ipertensione stessa. In conclusione, per ciò che concerne il trattamento, nei casi di ipertensione immediatamente minacciosa il rimedio è elettivamente farmacologico utilizzando farmaci molto efficaci in situazione di urgenza. Anche le ipertensioni croniche vengono ben controllate dalla terapia farmacologica in associazione, nei casi di ipertensione secondaria, alla cura della patologia sottostante. Invece, nel caso di ipertensione essenziale sono oltremodo importanti alcune regole di condotta di vita quali la riduzione del peso corporeo, se supera quello ideale del 20% o più, la riduzione dell'assunzione di sale, la partecipazione ad un programma di sport attivo che enfatizzi gli esercizi dinamici piuttosto che quelli statici. Infine, i bambini con ipertensione essenziale sintomatica, possono ricavare benefici da un approccio congiunto nutrizionale e farmaco-terapeutico.

23/3/2001

21/10/2014

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