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Virus respiratorio sinciziale

Il "virus respiratorio sinciziale " (VRS) è la causa più importante di bronchiolite e di polmonite nei lattanti di età inferiore ad un anno.

a cura di: Dott. Saverio Mirabassi (pediatra)

Mio figlio di un anno è già al secondo ricovero in ospedale, nel giro di un mese, per forme flogistiche broncopolmonari accompagnate da febbre elevata (punte di 41°C). I pediatri dell'Ospedale hanno riscontrato positività alla ricerca del Virus Sinciziale Respiratorio. Vorrei avere notizie su questo virus, i suoi effetti anche sul lungo periodo, se esistono terapie specifiche oltre alla copertura antibiotica e se il bambino può ottenere una guarigione completa, sia clinica che eziologica.

Il "virus respiratorio sinciziale " (VRS) è la causa più importante di bronchiolite (infiammazione acuta delle più piccole diramazioni bronchiali) e di polmonite nei lattanti di età inferiore ad un anno. E' pure il più importante agente patogeno (in grado, cioè, di produrre malattia) respiratorio della prima infanzia. Ha la caratteristica di diffondersi in epidemie annuali - che di norma si verificano ogni inverno e si prolungano, persistendo nell'ambiente per 4-5 mesi - e di produrre elevate incidenze di infezione e malattia nel corso del primo mese di vita del bambino. Il picco epidemico è solitamente presente nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.

Esiste una certa protezione indotta dagli anticorpi passati per via placentare dalla madre al feto, in particolare se detti anticorpi sono presenti in alta concentrazione. Comunque questa protezione non è assoluta e la possibilità di ammalarsi dipende molto dall’opportunità che ha il piccolo bambino di essere esposto al contagio. E' provato che, nelle zone urbane, circa la metà dei lattanti recettivi è esposta al rischio di infezione primaria durante ogni epidemia, perciò l'infezione è quasi universale all’età del 2° anno di vita. Le reinfezioni si possono verificare, con una frequenza stimata del 10 - 20 % per ogni epidemia nell'infanzia; in situazioni di elevata promiscuità e di alto rischio di esposizione al virus (asili nido), la frequenza del contagio è più elevata, raggiungendo quasi il 100% nei bambini più piccoli e il 60 - 80 % in quelli più grandicelli. Calcoli effettuati in USA e in Inghilterra hanno potuto dare questi numeri: ci sono circa tre bambini ricoverati in Ospedale con bronchiolite o polmonite da VRS ogni 100 infezioni prodotte da questo virus.

Le reinfezioni di solito hanno luogo durante le riaccensioni epidemiche annuali e la gravità della malattia durante le reinfezioni è probabilmente determinata dall’età del bambino. Il periodo di incubazione è di circa quattro giorni e, in seguito, i bambini con una malattia delle basse vie respiratorie prodotta da questo virus lo diffondono nell'ambiente per circa 5 - 12 giorni: l'infezione viene propagata attraverso le goccioline di saliva emesse dal bambino infetto e malato che vengono "respirate" o portate a livello della congiuntiva dei bambini suscettibili di contrarre l'infezione. Il lattante che si ammala presenta secrezione nasale e infiammazione in gola, cui segue la tosse, accompagnata da febbricola: a volte il tutto si arresta qui. Se invece la situazione si aggrava e progredisce, appaiono sibili, la tosse si aggrava e compare difficoltà respiratoria, respiro affannoso (fino a 70 atti respiratori al minuto) con cianosi. La prognosi di questa malattia è più grave nei bambini molto piccoli, in quelli prematuri e in quelli che soffrivano in precedenza di malattie del sistema nervoso, dell'apparato cardiovascolare, polmonare o di malattie immunologiche.

La terapia delle forme non complicate è sintomatica, con uso di ossigeno per facilitare la respirazione. Gli antibiotici non sono di regola necessari, ma possono venire usati in particolari situazioni di gravità, quando minore è la reattività del bambino ammalato. L'unico farmaco di largo uso che ha dimostrato attività verso il VRS è la ribavirina in aerosol, da somministrarsi con tempi e modi specifici e solo in ambiente ospedaliero.

E' stato introdotto in Italia recentemente un particolare preparato chiamato Palivizumab, già in uso negli Stati Uniti, che dovrebbe migliorare la possibilità di cura di queste affezioni respiratorie, quando colpiscono i lattanti a rischio come i neonati di peso molto basso alla nascita oppure con fibrosi cistica o con gravi problemi polmonari.

4/5/2000

30/1/2014

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