Da quello che mi sembra di avere capito, l'intolleranza al lattosio e l'allergia al latte sono due cose diverse: mio figlio, due anni e mezzo, mangia senza problemi il parmigiano, mentre manifesta problemi intestinali ed eruzioni cutanee se mangia alimenti contenenti latte (per esempio biscotti). Devo quindi escludere che si tratti di allergia alle proteine del latte? Quali sono i prodotti del latte vaccino che non contengono lattosio: yogurt, formaggi stagionati? E il "latticello" che si trova in qualche condimento vegetale (margarina)? Anche il latte di capra contiene lattosio?

Il lattosio è un carboidrato contenuto nel latte ed è costituito da due zuccheri, il glucosio e il galattosio. Perché il lattosio venga assorbito dall'intestino, occorre che sia scisso nelle sue due componenti da un enzima, chiamato lattasi, presente sul bordo delle cellule intestinali. Solo in rarissimi casi la lattasi intestinale è congenitamente scarsa, non permettendo la digestione del lattosio.

Più frequentemente, nel corso dei primi anni di vita, un deficit si verifica invece come conseguenza di una qualche causa patogena che interessi l'intestino come, ad esempio, una infezione batterica o virale, una allergia alimentare, una infestazioni di tipo parassitario, una grave malnutrizione proteico-calorica. In questi casi il lattosio ingerito non riesce ad essere digerito dalle cellule intestinali danneggiate e rimane nel lume del tenue e del colon, dove esercita un'azione osmotica che, provocando un richiamo di liquidi, perpetua la diarrea.

La normale capacità digestiva lattasica si ricostituisce abbastanza rapidamente a causa della rapidità del ricambio delle cellule intestinali per cui un breve periodo di sospensione nella introduzione di lattosio con la dieta permette la scomparsa dei sintomi. Se nei primi anni di vita l'intolleranza al lattosio è quasi sempre secondaria a patologie intestinali, negli anni successivi l’attività dell'enzima lattasi diminuisce rapidamente, secondo uno schema geneticamente predefinito.

Solo poche popolazioni al mondo hanno la capacità di mantenere una valida attività lattasica ed una conseguente capacità di digerire il lattosio anche nel corso della vita adulta. In Italia ad esempio numerosi studi hanno riportato una prevalenza del deficit di lattasi variabile tra il 15-20% ed il 50% della popolazione generale.

E' interessante sapere che in tutto il mondo la maggior frequenza del deficit di lattasi “tipo adulto” coincide con le aree a minor consumo di latte e, al contrario, le zone ove il deficit è raro coincidono con le aree in cui è maggiore il consumo di latte. Il deficit di lattasi si manifesta con sintomi che comprendono, oltre alla diarrea, i dolori addominali diffusi, di tipo crampiforme, la tensione e distensione dell'addome, il meteorismo.

Tutte queste manifestazioni sono dovute sia all’azione osmotica esercitata dal lattosio, sia all’attività dei batteri del colon, che fermentano il lattosio non digerito provocando la produzione di gas (idrogeno, metano, ecc.) e di altre sostanze.

Occorre però precisare che non tutti i soggetti con deficit di lattasi sono sintomatici quando mangiano un alimento contenente lattosio. Questa apparente discrepanza fra fisiopatologia (attività lattasica e suo deficit) e clinica è ben comprensibile se si considera che il deficit di lattasi non è un fenomeno del tipo “tutto o nulla” bensì, un fenomeno “scalare”.

In altre parole esistono diversi gradi del deficit, per cui un soggetto affetto da deficit di lattasi può essere in grado di assumere e digerire senza sintomi 12 grammi di lattosio, ma non 20 grammi, mentre un altro soggetto può assumerne senza alcun disturbo 20 grammi, ma non 30. Lo yogurt in particolare ha un contenuto di lattosio ridotto del 30-40% rispetto a quello originale, grazie ai processi di fermentazione; inoltre, esso contiene nei suoi microrganismi una lattasi (la betagalattosidasi) che si attiva nel duodeno e nel digiuno e consente la digestione del lattosio.

Un altro alimento ben tollerato è solitamente il formaggio grana; 100 g di questo formaggio forniscono 1340 mg di calcio ed un suo consumo regolare può ottimamente supplire il carente apporto derivante dal mancato consumo di latte.

Riportiamo di seguito un elenco di alimenti contenenti lattosio, ricavato dalla pubblicazione "Items News" del marzo 1998 della ditta Danone.

 

ALIMENTO

LATTOSIO in 100 g. di ALIMENTO

LATTE VACCINO INTERO

4,5

LATTE VACCINO PARZIALMENTE SCREMATO

4,6

LATTE VACCINO MAGRO

4,7

FIOCCHI DI LATTE MAGRO

2,6

LATTE DI PECORA

4,5

LATTE DI BUFALA

4,9

LATTE DI CAPRA

4,2

LATTE EVAPORATO

9,2

LATTE IN POLVERE (INTERO)

35,1

LATTE IN POLVERE (MAGRO)

50,5

BURRO

4,0

YOGURT DA LATTE INTERO

3,2

YOGURT DA LATTE MAGRO

3,3

YOGURT MAGRO ALLA FRUTTA

3,1

PANE AL LATTE

1,8

FORMAGGINO (TIPO MIO)

6,0

CREMA BELPAESE

3,2

EDAM FRESCO O STAGIONATO

1,0

RICOTTA FRESCA VACCINA

4,0

RICOTTA ROMANA DI PECORA

3,2

 

Invece, non contengono lattosio (o ne contengono in modesta quantità) i seguenti formaggi: Asiago, Caciocavallo, Caciotta toscana, Certosino, Emmental, Fontina, Gorgonzola, Grana Padano e Parmigiano-Reggiano, Mascarpone, Pecorino fresco, Pecorino romano, Provola affumicata, Provola dolce, Provolone piccante, Robiola, Scamorza, Stracchino, Taleggio.

Per intolleranza alle proteine del latte vaccino (IPLV) si intende invece una condizione caratterizzata da sintomi di diversa natura, provocati dall'ingestione di tali proteine, ed in cui non sia possibile dimostrare un meccanismo patogenetico di tipo immunologico. Quando è possibile documentare il coinvolgimento di un meccanismo immunologico, mediato da IgE come anche da anticorpi di altro tipo (IgG), si parla di allergia alle proteine del latte vaccino (APLV). E' una patologia tipica della prima infanzia, e in modo particolare dei primi due-tre anni di vita.

Le manifestazioni che fanno seguito all'avvenuta sensibilizzazione verso le proteine del latte sono molteplici: fra queste tuttavia prevalgono quelle gastrointestinali (vomito, diarrea, colite, sindrome da malassorbimento), quelle cutanee (eczema) e, meno frequentemente, quelle respiratorie (asma). Quando il quadro clinico è dominato dal danno alla mucosa intestinale con conseguente malassorbimento (incapacità del paziente ad assorbire gli alimenti), si può avere un rallentamento più o meno cospicuo della crescita ponderale (che può anche arrestarsi del tutto), e successivamente anche dello sviluppo staturale.

I casi con manifestazioni gastroenterologiche sono quelli a prognosi migliore e in genere raggiungono la tolleranza entro l'anno di vita. Al contrario, i casi con manifestazioni extraintestinali e/o IgE-mediati tendono a rimanere intolleranti più a lungo ed in alcuni casi fino all'età adulta.

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