Abbiamo notato in nostra figlia di venti giorni, rispetto ai primi giorni, un crescendo di nervosismo della piccola con una contemporanea diminuzione dei periodi di sonno nell'arco dell'intera giornata. Da cosa può dipendere? Quanto dovrebbe dormire un bimbo di questa età? Ci potrebbero essere relazioni tra il nervosismo della bambina e un'influenza della mamma?
Il ritmo circadiano sonno-veglia non è presente alla nascita, ma compare verso la terza settimana di vita. All'11 settimana i periodi di veglia hanno orari fissi e prevalgono durante il giorno, mentre i periodi di sonno prevalgono durante la notte. Nei primi mesi di vita la quantità totale di sonno è in media di 17 ore su 24. Nei mesi seguenti il sonno notturno si allunga e il sonno diurno si riduce. Alla fine del primo anno di vita il bambino dorme 15 - 16 ore e fa due "pisolini" al giorno; dopo il primo anno il "pisolino" diurno diventa uno solo e poi il sonno diventa prevalentemente solo notturno. Fra 1 e 6 anni la quantità di sonno è di circa 10 - 13 ore. Le variazioni individuali sono ampie, per cui una differenza di circa 3 ore più o meno è normale.
Poiché i dati empirici consentono solo di paragonare il sonno di un determinato bambino al sonno medio per la sua età, è opportuno sottolineare che la risposta vera al quesito se il bambino dorme a sufficienza è che il bambino che è attivo durante il giorno e non ha sonnolenza è sicuramente un bambino che dorme sufficientemente. Nel primo anno di vita la percentuale dei bambini che dormono almeno 5 ore di seguito nel cuore della notte è del 70% a tre mesi, dell'80% a sei mesi, del 90% ad un anno. Si accetta come "buono" un sonno senza interruzione da mezzanotte alle cinque del mattino. Viceversa la percentuale dei "cattivi dormitori", quelli che si svegliano frequentemente, è del 30% nei primi tre mesi di vita.
Tale percentuale tende a rimanere stabile fin verso i quattro anni per poi scendere all'1-2% a 16 anni. Nella notte si alternano le due fasi di sonno: sonno REM (o sonno con sogni) e sonno non-REM (o sonno profondo). Il lattante trascorre la maggior parte nella fase non-REM del sonno profondo, tranne in particolari periodi come quello delle coliche gassose, dell'eruzione dei dentini o in caso di ipersensibilità a particolari alimenti. Ciò può essere causa dei frequenti risvegli, così come sicuramente possono influire le abitudini familiari, l'ansia dei genitori o magari una malattia dei genitori che interrompe i "riti" quotidiani.
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