1° domanda: domanda disperata: mio figlio ha sei mesi, e l'ho sempre addormentato cullandolo in braccio; ora che pesa 7,700 kg. la cosa e' diventata faticosa, e io e mia moglie cominciamo a non sentire più le clavicole... Come fare a insegnargli ad addormentarsi nel lettino?

2° domanda: Il mio bambino di 14 mesi si sveglia, senza apparente motivo, varie volte durante la notte, al risveglio vuole essere preso in braccio e in questo modo si tranquillizza, ma una volta riposto nel lettino si sveglia nuovamente e vuole essere ripreso, tutto ciò avviene un'infinità di volte, fino a che finalmente s'addormenta. Ho dato al bambino il vizio di addormentarsi in braccio pensando ingenuamente che in questo modo si sarebbe maggiormente rilassato e che quindi anche tempo di addormentamento sarebbe stato più breve, ma ora temo che il bambino faccia dei capricci e che quando si sveglia durante la notte non concepisca nessun altro modo per potersi riaddormentare. Tutto ciò naturalmente rende me e mio marito esausti, perché da molto tempo non riusciamo a fare una notte di riposo e il nervosismo che, come conseguenza, si genera in famiglia probabilmente si ripercuote sul bambino agitando il suo sonno in un ciclo che non riusciamo a spezzare. Premetto che, su consiglio del pediatra, ho somministrato al bambino per due cicli di 15 giorni ciascuno il ... [nome farmaco, a base di niaprazina], ma mentre il primo ciclo aveva imposto al bambino un ritmo buono di sonno che è continuato anche senza più somministrazione per circa un mese, il secondo ciclo non ha sortito i medesimi effetti ed ora il pediatra mi ha consigliato di tentare un ciclo più lungo di venti giorni. E' giusto ricorrere così frequentemente a questo farmaco e come mi devo comportare quando mio figlio si sveglia, lo devo prendere ogni volta in braccio o dovrei come molti mi consigliano farlo piangere anche a lungo?

I disturbi del sonno incominciano di solito verso il 7°-8° mese di vita, quando il bambino vive una situazione definita "ansia di separazione": il piccolo ha cioè paura di addormentarsi e si sveglia tante volte di notte perché ha timore che il sonno lo allontani definitivamente dalla mamma e dalle cose care.

È comprensibile perciò che se il bambino si abitua ad addormentarsi in braccio, quando si sveglia di notte cercherà l'ultima cosa che ricorda di aver visto: il viso della mamma che lo cullava; e piangerà finché non lo vedrà riapparire. Il consiglio che possiamo darle è quello di tentare una vera e propria rieducazione al sonno con uno dei metodi proposti dagli "esperti " del problema.

Negli Stati Uniti, ad esempio, il pediatra Richard Ferber nel suo libro "Solve your child's sleep problems" (Come risolvere i problemi di sonno di tuo figlio) ha messo a punto, per aiutare il bambino ad abituarsi a dormire da solo, un metodo che è diventato in breve molto popolare.

All'ora della nanna si stabilisce un rituale che col suo ripetersi rassicurante aiuti il bambino a rilassarsi: il bagnetto serale, la copertina o l'animaletto preferito per la nanna, la favoletta, la ninnananna. Dopo aver posto il piccolo nel suo lettino, i genitori escono dalla stanza.

Quando il bambino inizia a piangere, lasciano passare cinque minuti, poi entrano nella sua cameretta e gli parlano con dolcezza, ma senza prenderlo in braccio. Dopo due o tre minuti escono nuovamente, per ritornare dopo dieci minuti, e così via, anche per ore, aumentando ogni volta di cinque minuti il tempo in cui il bambino rimane da solo, finché il piccolo non si addormenta esausto.

L'essenziale è non cedere mai alla tentazione di prendere in braccio il bimbo o fermarsi ogni volta accanto a lui fino a quando non si è addormentato. Se il bambino, dopo essersi finalmente addormentato, si risveglia durante la notte, occorre ripetere esattamente la stessa routine della sera.

Con questo metodo il piccolo, nel vedere che il genitore entra ed esce regolarmente dalla sua stanzetta, non ha la sensazione di essere stato abbandonato (anche se strilla con decisione la sua protesta).

I genitori, non prendendolo dal lettino, gli comunicano due cose: che deve addormentarsi da solo e che piangere non serve a ottenere quello che vuole. E' indispensabile però precisare che il metodo Ferber può funzionare soltanto se i genitori sono entrambi fermamente convinti di volerlo applicare (contare i minuti mentre lui piange è la parte più dura, ma anche la più importante) e se il bambino non ha più di un anno, un anno e mezzo: se, in altre parole, non è già diventato un irriducibile.

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