La timidezza è un atteggiamento del comportamento del bambino quando si relaziona con altre persone. Durante il periodo che va dall'anno e mezzo - due anni in poi, il vostro bambino comincia a cercare il rapporto con gli altri, ma è ancora molto concentrato su sé stesso e sui suoi bisogni per cui è normale che abbia più atteggiamenti possessivi e di gioco individuale che non desiderio di socializzazione.

Se guardate i bambini in un gruppo, per esempio quando sono alla scuola materna, ne troverete senz'altro parecchi timidi, che se ne stanno in disparte, che hanno bisogno di tempi lunghi per socializzare. Alcuni bambini poi sono a loro agio con gli adulti, ma sono timidi coi coetanei, altri sono timidi con tutti e solo in famiglia si sentono a loro agio. Fino a sei anni circa il 50% dei bambini soffre di situazioni di timidezza, che andrà progressivamente sparendo entro l'adolescenza.

In generale un bambino su cinque avrà timidezza anche da grande, per via del suo carattere, anche se nel tempo sarà in grado di controllarla. Davanti ad un bambino timido, voi genitori dovete perciò innanzitutto accettare questa sua situazione senza forzare le tappe del suo sviluppo psicologico; dovete però aiutarlo a superare certe situazioni di timidezza, facendogli vedere i lati positivi degli adulti e cercando di spingerlo a stare con i suoi coetanei infondendogli sentimenti di ottimismo.

Qualche consiglio per aiutare vostro figlio a superare la timidezza 

  • Accettatelo per quello che è
    Non dovete paragonare il bambino agli adulti e pretendere che reagisca allo stare con gli altri come una persona grande: Non mettetelo in imbarazzo forzandolo, ma piuttosto pensate che questa situazione in genere è transitoria e verrà superata nel tempo. Fategli capire che gli volete comunque bene e non nutrite sentimenti di rimprovero per lui.
  • Non dite che è timido parlando in sua presenza
    Se il piccolo sente voi genitori affermare in famiglia o peggio davanti ad altre persone che è timido, questo gli confermerà che il suo carattere è quello e soprattutto che voi avete questo giudizio su di lui. Il ripetergli che è timido rischia di rendere la sua timidezza continua, anche se non è innata. Per il bambino poi può diventare un comodo alibi sapere che è giudicato timido; può pensare: "sono timido, quindi non è necessario che cambi o mi sforzi di stare con gli altri".
    Evitate di fare confronti sui coetanei, mettendo in evidenza quelli spavaldi da quelli che si comportano da gregari e facendo paragoni con i suoi comportamenti quando è con gli altri. L'autostima che vostro figlio si costruisce giorno dopo giorno potrebbe diminuire se insistete a definirlo un timido.
  • Comprendete il suo disagio
    "So che fai fatica a stare con gli altri, ma vedrai che non è poi così male, riuscirai a divertirti". Non prendetelo in giro per le sue preoccupazioni o ansie: dategli tutte le rassicurazioni e l'aiuto che gli serve, non forzatelo a fare cose controvoglia, non correte a mettervi in mezzo, aspettate ad intervenire. Dategli la possibilità di tentare prima del fallimento.
  • Incoraggiatelo
    Organizzate momenti di incontro tra il vostro bambino a altri suoi coetanei, aiutatelo a rompere il ghiaccio, quando è necessario, senza forzature. Cercate amichetti più piccoli, in modo da evitare confronti immediati con bambini vissuti come molto più grandi da vostro figlio. Al di là dell'età, cercate compagni di gioco calmi e non aggressivi. Partite col fargli fare amicizia con un solo bambino, poi con calma, con due o più coetanei, quando si capisce che è in grado di stare in compagnia.
    Cercate dunque con tatto di costruire una rete di amichetti idonei al carattere del bambino. Suggeritegli qualche piccolo accorgimento per i momenti di tensione e di ansia: "respira lentamente", oppure, "pensa a qualcosa di piacevole" .
  • Proponetegli dei giochi sui ruoli
    Provate a fargli imitare una situazione reale tramite i suoi peluche o le sue bambole, per esempio una partita dove un orsacchiotto appena arrivato se ne sta ai bordi del campo, vorrebbe giocare, ma nessuno lo invita. Chiedete al vostro bambino che cosa direbbe se fosse un giocatore per introdurre nella partita l'estraneo e quali ragioni metterebbe in bocca all'orsacchiotto per farlo partecipare al gioco collettivo. In un'occasione reale, la simulazione messa in atto in un momento precedente potrebbe aiutare il bambino a ripetere le stesse cose pensate nel gioco.
  • Preparatelo alle situazioni Certi bambini sono molto sensibili ai cambiamenti, specie alle novità: la situazione più classica è l'inserimento alla scuola materna o al nido: uno dei due genitori dovrebbe passare i primi minuti col bambino per spiegargli cosa succede nel nuovo posto e per fargli conoscere le maestre, i compagni, gli ambienti. È utile ripetergli i nomi delle insegnanti, degli amici di gioco; il bambino potrebbe essere accompagnato alla scuola qualche minuto prima dell'inizio ufficiale delle attività per prendere confidenza con l'ambiente ancora semideserto o per iniziare a giocare con pochi amici senza ufficialità.
    Bisogna però stare attenti a non esagerare nelle preparazioni per non cadere nel rischio opposto di sopravalutare la situazione e di provocare inquietudine invece che tranquillità. Se c'è una festa cui partecipare, per esempio un compleanno, è bene arrivare tra i primi e non tra gli ultimi quando tutti stanno già divertendosi ed è quindi più difficile inserirsi nei giochi. Se per caso arrivaste comunque tardi, sarebbe utile spiegare al bambino cosa farete: "adesso entreremo, ti toglierò il cappotto, metteremo il regalo insieme con gli altri e ti porterò dove tutti stanno giocando".
  • Dategli sicurezza con un suo oggetto preferito
    Come succede per gli adulti, che possono sentirsi più tranquilli arrivando ad una festa con qualcosa in mano, una borsa, una bibita, un bicchiere, così anche vostro figlio può sentirsi più protetto se si porta dietro un suo giocattolo preferito o una bambola o un peluche: siccome l'oggetto gli appartiene, gli darà un senso di sicurezza. In ogni caso è meglio aiutare il bambino a scegliere una cosa che possa essere poi eventualmente prestata agli altri amichetti.
  • Aiutatelo se ne vedete la necessità
    Se vedete vostro figlio in difficoltà perché guarda gli altri bambini che giocano e vorrebbe unirsi al gruppo ma non sa come fare per inserirsi, dategli qualche suggerimento, senza spingerlo forzatamente: "perché non vai là e fai vedere a quelle bambine la tua bambola nuova?".
    Oppure chiedetegli se vuole un aiuto per essere accompagnato in mezzo al gruppo di bambini. Se non c'è rifiuto, accompagnatelo per mano, facendo voi le presentazioni: "questo è Mario, potete farlo giocare con voi, è appena arrivato, vi vorrebbe conoscere, come vi chiamate?" State col bambino il meno possibile, quanto basta per capire che si è ambientato e può rimanere solo con gli altri.

Quando preoccuparsi?

  • Se vostro figlio ha già superato i 3-4 anni e continua a rifiutarsi di giocare con gli altri, vuole sempre una persona adulta familiare nel giocare o nel partecipare a feste o compleanni e non se ne stacca, piange invariabilmente tutte le mattine quando deve recarsi alla scuola, discutetene col vostro pediatra. Potrebbe essere necessario fare qualche colloquio con uno psicologo per trovare il sistema più opportuno per far fronte all'estrema timidezza del bambino o per valutare altri problemi di relazione presenti o nascosti.

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